Emergenza povertà, allarme di Ires-Cgil: dato raddoppiato in cinque anni, coinvolte 150mila persone

L’analisi di Bravi: situazione drammatica, servono nuove politiche economiche. E a Terni la disoccupazione giovanile sfiora il 17%

Centocinquantamila umbri sono in condizione di povertà. E a Terni la disoccupazione giovanile – nella fascia d’età 25-34 anni – sfiora il 17%. “Il dato che storicamente caratterizzava la nostra regione, come una realtà dove le differenze e le diseguaglianze (il cosiddetto indice di Gini) erano inferiori alla media nazionale, è stato definitivamente spazzato via dalla grave crisi strutturale che attanaglia l’Umbria dal 2008. La nostra regione sta cioè perdendo i suoi connotati migliori. Servono come il pane nuove politiche economiche incentrate sugli investimenti pubblici e privati che ridiano diritti e dignità al mondo del lavoro”.

L’analisi porta la firma di Mario Bravi, presidente di Ires Cgil Umbria che parla di “dato drammatico” rilevando che “la povertà nella nostra regione in 5 anni è raddoppiata. Per la prima volta l’Umbria ha dati peggiori della media nazionale anche sul versante della coesione sociale”.

“Nel susseguirsi di analisi che si sovrappongono anche in questo periodo – dice ancora Bravi - c’è un elemento estremamente significativo e al tempo stesso drammatico, che rischia di non essere colto: l’aumento esplosivo della povertà in Umbria. Ci riferiamo ad un dato, tra l’altro presente nell’ultimo rapporto Aur sulle 'Povertà in Umbria 2019', che descrive la crescita della quota di famiglie povere in Umbria, salita nel 2018 al 14,3% del totale (mentre il dato nazionale è dell'11,8%)”.

“Dal 2010 al 2018, la nostra regione è passata dal quinto al tredicesimo posto nella classifica delle regioni meno povere. Inoltre, nel 2017 (ultimo dato ufficiale disponibile) l’incidenza di individui poveri ha superato il 17% del totale della popolazione umbra, pari a 150mila persone in condizioni di povertà. E in questa prima parte del 2019 – conclude Bravi - la situazione complessiva della nostra regione tende ulteriormente ad incrudirsi: basta pensare al Pil inchiodato allo zero per cento dopo aver perso circa il 15% dal 2008, alla disoccupazione che torna ad aumentare e ai consumi in calo”.

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