Giovedì, 24 Giugno 2021
Economia

IL PUNTO | "Una maggiore liquidità degli orvietani non significa più ricchezza". L'analisi dell'associazione "PrometeOrvieto"

L'associazione stila una analisi socio economica sulle motivazioni che hanno rilevato una maggiore disponibilità di liquidi bancari da parte degli orvietani. Sullo sfondo i redditi, la demografia e la parabola della Banca Popolare di Bari

A seguito dell'analisi sulla liquidità bancaria in Umbria stilata dalla società Mediacom043 e pubblicata da Terni Today, nella quale si evidenziava una riserva di contanti fermi in banca nell'orvietano superiore di quasi il 200 per cento rispetto alla media regionale, abbiamo chiesto di rileggere in chiave socio-economica all'associazione orvietana "PrometeOrvieto", il dato emerso dallo studio.

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"Orvieto al primo posto in Umbria per quantità di depositi bancari". Va premesso che un’analisi seria di questa notizia avrebbe bisogno della conoscenza di dati di non facile reperibilità e di sondaggi campionari tali da rilevare e classificare i comportamenti della popolazione. Crediamo, però, si possa tranquillamente affermare che la dimensione dei depositi pro capite ad Orvieto non rappresenti un indice assoluto di ricchezza della città, come potrebbe desumersi dagli articoli di stampa usciti questi giorni; anzi, paradossalmente potrebbe dimostrare esattamente l'opposto.

Per avere una fotografia economica più completa si dovrebbero prendere in considerazione i dati sul risparmio gestito e sul reddito annuo prodotto, sugli investimenti effettuati sul territorio e sugli andamenti demografici. Dobbiamo inoltre rimarcare che il valore pubblicato si ricava da dati non omogenei: la ricchezza finanziaria rilevata dagli sportelli fisicamente presenti nel comune non tiene conto infatti della residenza fisica dei clienti depositanti. Ne consegue che la concentrazione di ricchezza proveniente da comuni vicini, o comunque dall’esterno, presso gli sporteli bancari e finanziari di Orvieto viene impropriamente considerata nella disponibilità degli Orvietani.

In ogni caso, alcuni dati appaiono fenomenici:

- il reddito medio orvietano è di poco inferiore a quello nazionale, inferiore a quello dell'Italia centrale ed in linea con quello regionale;

- preoccupante è la situazione demografica che risente anno dopo anno di un calo evidente della popolazione e di un progressivo ed inarrestabile invecchiamento della stessa. Orvieto presenta infatti un calo di circa 1% annuo della popolazione contro un dato regionale dello -0,5% e nazionale dello -0,2%; l'indice di vecchiaia è 240 circa, a fronte di un valore regionale di circa 200 e nazionale di 170; - alcuni eventi occorsi sul nostro territorio hanno portato nel 2017 ad un incremento fortissimo (circa 220 milioni di euro) dei depositi a scapito del risparmio gestito.

- la crescita dei depositi è fenomeno che nel territorio Orvietano ha avuto una dimensione tale che ha portato nel decennio 1998-2017 a triplicare la raccolta bancaria a fronte di dati regionali e provinciali che hanno visto un incremento del 150%;

- il fenomeno generale è sicuramente collegato anche alla percezione, dopo l’introduzione del bail-in, della rischiosità dei titoli bancari ed altrettanto sicuramente influenzato dalla parabola della Banca Popolare di Bari, presente in modo massiccio sul territorio orvietano, che per la sua dimensione dovrebbe essere meglio indagato; - negli ultimi anni, infine, a fronte della crescita dei depositi sopra descritta, si è avuta ad Orvieto una contrazione dei prestiti superiore alla media provinciale e regionale. Nel precisare che molti dati sono stati ricavati dalle pubblicazioni della "Fondazione centro studi città di Orvieto" e perfettamente consapevoli che sarebbe necessaria una analisi molto più approfondita per descrivere più compiutamente la realtà socio-economica che emerge dalla notizia esaminata, ci sembra che tutto si possa fare meno che considerare Orvieto come la città più ricca dell'Umbria. 

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