Italeaf e Terni Energia, tutto in vendita: sullo sfondo c'è Acea

Il piano di risanamento finanziario passa per le alienazioni di aree e impianti, già diversi i soggetti interessati

Gli impianti di Terni Energia a Nera Montoro

Dismissioni delle attività nel settore fotovoltaico e alienazioni degli impianti. Si regge essenzialmente su questi due pilastri il piano di risanamento economico e finanziario di Terni Energia, dopo la crisi dello scorso anno che - si ricorderà - portò al licenziamento poi "congelato" dei 130 dipendenti della società di Nera Montoro. Oggi infatti l'attività della società è tutta concentrata verso il riposizionamento strategico sulle linee di business consulting, industry, smart mobility e digital energy ad alto contenuto tecnologico in capo a Softeco

Il cda ha approvato la scorsa settimana la relazione semestrale finanziaria al 30 giugno 2017 che evidenzia un miglioramento di alcuni dati, frutto della revisione di alcuni contratti di servizio e la razionalizzazione dei costi, seppur in un contesto sempre caratterizzato dal segno "meno". I ricavi si attestano a 10,5 milioni di euro, -26% rispetto ai 14,2 milioni di euro di un anno fa, mentre l'Ebitda ovvero il margine operativo lordo sale a 0,7 milioni di euro contro i -300mila euro del primo semestre 2017. Il risultato operativo netto è quindi pari a -1,5 milioni di euro, con una perdita in diminuzione del 56,1%  visto che il 30 giugno dello scorso anno era di -3,4 milioni.

Nel piano figurano la dismissione delle attività del settore fotovoltaico, un tempo core business dell'azienda e poi diventato il punto debole, e Clean Tech. Tra questi l'impianto di trattamento e recupero dei pneumatici fuori uso, di depurazione di rifiuti liquidi di Nera Montoro, del biodigestore di Nera Montoro gestito in collaborazione con l'Asm, di quello in costruzione a Calimera e del pirogassificatore di legno vergine di Borgosesia. Per quanto riguarda il fotovoltaico è in dirittura di arrivo la vendita di 10 di impianti per complessivi 11 megawatt a Sonnedix San Giorgio e il closing è previsto entro il prossimo 31 ottobre. Per gli altri impianti Terni Energia ha dato un incarico a un importante advisor che ha già raccolto numerose manifestazioni di interesse da parte di potenziali acquirenti. 

Tra i soggetti interessati ci sarebbero utility e fondi di investimento ma il nome che spicca maggiormente tra le indiscrezioni, anche per le connessioni con il territorio, è quello di Acea. Rappresentanti della multiutility romana nei mesi scorsi avrebbero già visitato l'area e gli impianti di Nera Montoro anche se poi i contatti avrebbero avuto una fase di stand by. Se questo sia dipeso dalle note vicende giudiziarie che hanno coinvolto i vertici di Acea nell'indagine sulla costruzione dello stadio della Roma o se, più a livello locale, ci si sia concentrati sul progetto di ampliamento della discarica di Orvieto, sono solo supposizioni. Fatto sta che al momento le interlocuzioni sarebbero ferme e comunque non dovrebbero riprendere prima di settembre.

Di certo c'è che da tempo Acea cerca di ampliare la propria attività sul territorio. Ferma - e dimenticata - la richiesta di modifica delle autorizzazioni per bruciare rifiuti nell'inceneritore di Terni oggi destinato al pulper di cartiera - Acea è adesso impegnata nel portare a termine l'ampliamento del secondo calanco della discarica di Orvieto, autorizzato dalla Regione a giugno e ora contestato da ben tre ricorsi al Tar presentanti dall'associazione Amici della Terra, da Italia Nostra e anche dal Comune di Orvieto. In questi ultimi mesi di querelle sulla vicenda, l'azienda romana aveva messo sul tavolo della trattativa anche la realizzazione di un nuovo impianto di recupero della materia per un investimento di circa 25 milioni di euro capace di generare almeno 40 posti di lavoro. Progetto che potrebbe essere realizzato a Orvieto, nell'area intorno alla discarica o nella zona industriale di Bardano, anche se in realtà non ci sono nè garanzie e né certezze su questo scenario. 

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A lasciare aperto il campo ad altre soluzioni sono le stesse linee di indirizzo per il nuovo piano regionale dei rifiuti approvate dall'Auri che ipotizzano la localizzazione di un impianto simile, per la produzione di Css, anche a Terni. Nella Conca si insiste che debba essere però realizzato dall'Asm che intanto sta lavorando con Gesenu per arrivare alla creazione di un gestore unico per il sistema dei rifiuti regionale. Insomma, in questa situazione di incertezza e di "derby" tra territori l'area di Nera Montoro potrebbe essere una valida soluzione alternativa per i progetti di Acea. E anche l'area, di proprietà di Italeaf, controllante di Terni Energia, è di fatto sul mercato come messo nero su bianco nel bilancio approvato al 31 dicembre dove si parla della "potenziale alienazione dei terreni e fabbricati situati a Nera Montoro e delle relative attività di gestione". E va da se che se ci fosse un'unica proposta per l'acquisto di aree e impianti tale da risolvere i problemi finanziari di Italeaf e Terni Energia questa sarebbe sicuramente valutata con maggiore interesse dai vertici delle società di Nera Montoro.

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