Ecco GoSource, la "fabbrica dei narnesi" che parla cinese

Ripartita la produzione degli elettrodi di grafite, obiettivo 30mila tonnellate l'anno. Tom Burkett ceo ad interim, Castano: "Gli imprenditori italiani non hanno creduto in questo investimento"

La GoSource di Narni

Occupazione stabile, bonifica del sito ed "essere buoni cittadini italiani". Con questo tris di intenti si è presentato Yan Haiting, chairman di GoSource, il gruppo di Honk Kong che da giugno ha fatto ripartire a Narni scalo la produzione degli elettrodi di grafite, unica realtà in Italia, sulle ceneri della ex Sgl Carbon e prima Elettrocarbonium. La "fabbrica dei narnesi", come la ha definita il sindaco Francesco De Rebotti, che ora parla cinese, un altro pezzo dell'industria che di italiano ha solo la sede. Perché gli imprenditori italiani non hanno creduto nell'investimento.

"Cinque anni fa quando i tedeschi della Sgl misero in liquidazione la società - ha ricordato il responsabile della gestione dell'Unità vertenze del Mise, Giampietro Castano - c'erano tutte le condizioni per non riaprire la fabbrica. Gli imprenditori italiani che avevamo sondato, soprattutto gli acciaieri, avevano scartato l'ipotesi di investire in questa fabbrica che non rappresentava per loro un business. Si sono fatti avanti soltanto qualche tempo fa, quando stavamo arrivando alla conclusione con la GoSource, perché nel frattempo il settore degli elettrodi di grafite si era fatto più redditizio. Un'azienda che poteva essere salvata dagli italiani è stata salvata dai cinesi che spero che ora mantengano le promesse fatte".

La presenza di investitori stranieri rappresenta tuttavia un'opportunità per il presidente di Confindustria Umbria, Antonio Alunni. "Quando un'altra grande realtà internazionale ha deciso di venire a investire sul territorio - ha detto - ci siamo adoperati perché questa struttura industriale, che ha un passato glorioso, ritornasse ad operare al più presto. Venti anni fa un'altra azienda, Tarkett,  che si trova proprio qui a fianco è stata acquisita da una multinazionale ed è oggi leader mondiale nel suo settore. Ci auguriamo che l'esperienza di GoSource possa rappresentare, tra 20 anni, un altro esempio di leadership. Sono convinto che la crescita economica avvenga attraverso l'industria. E l'Umbria può contare su tanta industria di primissimo ordine. Il nostro obiettivo è che l'Umbria possa essere un territorio business friendly e il fatto che un impianto così complesso sia tornato alla produzione in tempi così rapidi dimostra che possiamo esserlo".

Obiettivo 30mila tonnellate l'anno

A tracciare molto brevemente gli obiettivi industriali - in una presentazione pubblica dove era vietato fare foto e video - è stato Tom Burkett, vicepresidente esecutivo della GoSource e ceo ad interim di GoSource Italy dopo le recente dimissioni dell'ormai ex amministratore delegato Luca Stinchelli. "Siamo già a una produzione di 1000 tonnellate al mese - ha detto - l'obiettivo è di arrivare a 20mila tonnellate all'anno per poi nel 2019 raggiungere la capacità massima di 30mila tonnellate all'anno. Vogliamo produrre elettrodi di grafite per tutto il Mondo, creare lavoro e lavorare in maniera rispettosa dell'ambiente. Vogliamo che i narnesi ci dicano che siamo dei buoni vicini di casa".

Il nodo dei dipendenti non riassorbiti

Occupazione e ambiente saranno infatti i banchi di prova per la nuova proprietà e malgrado la calorosa accoglienza i rappresentanti delle istituzioni locali presenti lo hanno evidenziato. Perché al momento sono occupati dalla fabbrica di Narni scalo 62 persone ma non sono stati tutti riassorbiti i lavoratori della ex Sgl. "Spero che tutti i lavoratori vengano riassorbiti", ha detto la presidente della Regione, Catiuscia Marini sottolineando come sia diventata realtà "una sfida che sembrava impossibile". "Ora vogliamo capire quali saranno i progetti di sviluppo e gli investimenti strategici e in termini di innovazione tecnologica che saranno messi in campo".

"Mi auguro che si possa ritrovare l'antico equilibrio tra lavoro e rispetto dell'ambiente", ha commentato il sindaco De Rebotti. "Non tutti i lavoratori della ex Sgl sono stati riassunti, si tratta di poche unità, e confido che presto si possa trovare una soluzione - ha detto - mentre dal punto di vista ambientale la nuova proprietà ha accettato una nuova autorizzazione integrata ambientale molto più stringente e impegnativa del passato. Recentemente abbiamo scommesso su persone che non sono riuscite a mantenere quello che avevano promesso - ha aggiunto il primo cittadini riferendosi al tentativo di imprenditori locali di far ripartire l'attività dopo la messa in liquidazione della Sgl - oggi sono sicuro che siamo in buone mani".

Dal sindaco subito anche una proposta alla nuova proprietà ovvero quella di ridurre, abbassandola, la storica ciminiera della fabbrica che è si un simbolo per tanti narnesi ma che guasta lo skyline di una città che vuole puntare anche sul turismo. "Siamo pronti a confinanziare l'intervento se dovesse servire". 

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