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Mercoledì, 10 Agosto 2022
Economia

Quanto vale una laurea all’Università di Perugia? Ecco gli atenei che fanno guadagnare di più

Lo Studium umbro si colloca in coda alla classifica per le retribuzioni, Bocconi e Politecnico di Milano al top. Servono quasi 17 anni per “recuperare” l’investimento in formazione: i dati dello University Report

Titolo di studio elevato corrisponde a migliore stipendio. Sembra ovvio, ma è bene ribadirlo. IL problema è che non tutte le lauree “valgono” la stessa retribuzione. Ed in base a questo, cambia anche il tempo necessario per “recuperare” l’investimento fatto in formazione.

Sono questi gli aspetti su cui “indaga” lo University Report, uno studio di carattere divulgativo sul cosiddetto payback dell’istruzione terziaria nel mercato del lavoro italiano, a cura dell’Osservatorio JobPricing. Il report, quest’anno alla settima edizione, ha l’obiettivo di fornire “dei dati oggettivi sul ritorno degli studi in termini di occupazione, ma soprattutto di salari, nonostante nel mercato del lavoro italiano vi siano importanti criticità e si possa avere la percezione che studiare non convenga. Grazie alle rilevazioni sui lavoratori italiani del settore privato dell’osservatorio JobPricing è possibile non solo avere delle evidenze che dimostrino come l’investimento in istruzione offra ottimi dividendi – spiega il rapporto - ma anche una stima del tempo di ritorno dell’investimento stesso”.

La relazione che esiste tra istruzione e salario è chiara: maggiore è il titolo di studio, maggiore è la retribuzione. Dalle retribuzioni è evidente che la crescita salariale non sia regolare, ma vi siano delle soglie. Il primo grande balzo osservato è tra scuola dell’obbligo e diploma di scuola superiore (+16 per cento). Di seguito vi è quello tra diploma e laurea magistrale (+42 per cento) o master di primo livello (+44 per cento). Non si osservano invece significative differenze tra diploma e laurea triennale. Il terzo balzo, seppur di minore entità, si registra tra laurea magistrale e Master di II livello o Dottorato (tra +15 e 16 per cento)”.

“Questi scalini di crescita retributiva – osserva il rapporto - rispecchiano il fatto che il premio salariale legato all’istruzione non derivi del possesso del titolo in sé, ma dal percorso di carriera che l’istruzione permette di percorrere: più è alto il titolo, più è probabile che si possano ricoprire ruoli importanti e remunerativi”.

Un titolo di studio elevato, infatti, offre con una maggiore probabilità un percorso di carriera più remunerativo, che però si apprezza nel tempo. Secondo i dati raccolti da AlmaLaurea nel rapporto sulle condizioni di occupazione dei laureati 2021, il salario medio netto mensile per i laureati di primo livello nel 2019 è stato di 1.270 euro, mentre per i laureati di secondo livello di 1.364 euro. A cinque anni dalla laurea il salario medio netto mensile è invece di 1.469 euro per i primi (+15 per cento) e 1.556 euro per i secondi (+14 per cento). I dati dell’Osservatorio Job Pricing consentono di osservare le medie salariali per diversi anni e di confrontare la crescita retributiva con quella dei non laureati.

In media la retribuzione passa dai 25.413 euro per chi è in possesso del titolo rilasciato al termine della scuola dell’obbligo, passando per i 29.496 euro del diploma di scuola media superiore fino ai 48.749 del dottorato di ricerca.

La retribuzione media più alta si registra tra coloro che posseggono un titolo di studio nel campo dell’ingegneria chimica e dei materiali (33.519 euro). Al contrario, gli studi psico-pedagogici sono quelli a cui si associa il salario medio più basso (27.709). La differenza rispetto alla media retributiva della classe di età 25-34 è dell’11 per cento più alta per gli ingegneri chimici e dei materiali e dell’8,2 per cento più bassa per gli studiosi di scienze pedagogiche e psicologiche.

Ma quali sono gli atenei che aumentano la probabilità di avere un percorso di carriera più remunerativo?

I primi quattro atenei in classifica sono o privati o situati al nord del Paese, o entrambi: l’Università commerciale Luigi Bocconi (34.413 euro), il Politecnico di Milano (32.891 euro) la Libera università internazionale degli studi sociali Guido Carli (32.769 euro) e l’Università Cattolica del Sacro Cuore (31.735 euro). Gli ultimi nella lista sono gli atenei di Verona (28.915 euro) e Cagliari (28.706 euro).

In questi termini, l’Università degli studi di Perugia si colloca verso il fondo classica, a sette posizioni dalla coda con una retribuzione media per la classe d’età 24-34 anni di 29.682 euro, l’1,6% in meno rispetto alla media. Retribuzione che passa a 37.372 euro nella classe d’età 35-44 anni e a 46.875 euro per la classe d’età 45-54 anni, per un tasso di crescita tra prima e ultima classe del 57,9%. Per i laureati dell’Università Cattolica del Sacro cuore il tasso di crescita è dell’82,8%, per quelli del Politecnico di bari del 46,6%.

Fatto cento il totale dei laureati, la performance di UniPg migliora nel numero della composizione dei profili per inquadramento rispetto al resto delle università italiane: 9,1% di dirigenti, 18,1% di quadri e 72,8% di impiegati.

L’ultimo criterio è quello del payback index, ossia il tempo in cui si recupera, in media, l’investimento in istruzione. Ebbene, secondo le proiezioni dell’Osservatorio, il payback di un laureato UniPg è di 16,7 anni per uno studente in sede e di 19,1 anni per uno studente fuori sede. 

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