Economia

La “strage” delle partite Iva: maglia nera a Narni, Amelia resiste. La situazione di Terni

La classifica dei comuni dell’Umbria in base al numero e al reddito degli autonomi. Il nuovo rapporto di Mediacom: un forte calo, possiamo parlare di una vera e propria selezione darwiniana

“Il trend di fondo è quello di un forte calo delle partite Iva, tanto che si può parlare di ‘selezione darwiniana’ con una riduzione del reddito complessivo, ma generalmente inferiore alla contrazione del numero dei lavoratori autonomi, con il conseguente incremento del reddito medio annuo delle partite Iva sopravvissute (in 70 dei 90 comuni umbri considerati). Con 20 eccezioni, tra cui quella di Gualdo Tadino che mostra un triplice primato negativo”.

Un nuovo rapporto curato da Mediacom043 - agenzia di big data diretta da Giuseppe Castellini che diffonde rapporti e approfondimenti di taglio economico e sociale, sia a livello nazionale che regionale - mostra l’andamento delle partite Iva in tutti i comuni umbri (eccetto Poggiodomo e Polino, per i quali non sono reperibili dati) tra le dichiarazione dei redditi Irpef presentate nel 2013 e quelle presentate nel 2019.

I “Comuni peggiori” sono Narni (-26,6%), Umbertide (-24,8%) e San Giustino (-23,9%). I “Comuni migliori” Amelia e Castiglione del Lago (entrambi -11,9%) e Gualdo Tadino (-16,8%).

Per quanto riguarda l’andamento del reddito complessivo lordo, le situazioni peggiori si evidenziano a Gualdo Tadino (-20,1%), Todi (-16,5%), Città di Castello (-11,7%), mentre le performance “migliori” interessano i territori di Assisi (+1,5%), Castiglione del Lago (+0,6%), Amelia (-1,3%).

In merito all’andamento del reddito medio annuo lordo, i Comuni “peggiori” sono Gualdo Tadino (-4%), Todi (+2,6%), Spoleto (+9,1%). I “migliori” Assisi (+29,3%), Marsciano (+24%), Umbertide (+23,2%).

Mediacom stila una classifica anche dei comuni umbri in cui le partite Iva guadagnano di più e di meno in termini di reddito medio lordo annuo. I “peggiori” sono Gualdo Tadino (19mila 906 euro medi annui lordi), Spoleto (20mila 526 euro), Amelia (21mila 887 euro). I “migliori” Perugia (32mila 368 euro), Corciano (28mila 960 euro), San Giustino (26mila 796 euro).

Il rapporto Mediacom043 si basa sulle dichiarazioni dei redditi Irpef presentati nel 2013 (anno di imposta 2012) - primo anno per cui il ministero fornisce i dati comunali divisi per tipologia di reddito - e in quelle presentate nel 2019 (anno di imposta 2018), rilevando gli andamenti comune per comune.

In generale, segno meno per il numero delle partite Iva, nei 19 comuni umbri con più di 10mila abitanti nel confronto 2013-2019, con la scomparsa di quasi una partita Iva su quattro. I cinque cali maggiori li evidenziano Narni, con una flessione del 26,6% (da 882 a 647, -235, in pratica è sparita più di una partita Iva su quattro), Umbertide (da 735 a 553, -24,8%), San Giustino (da 490 a 373, -23,9%), Marsciano (da 873 a 669, -23,4%) e Perugia con -23,1% (da 8mila 614 a 6mila 625, -1.989).

Flessioni oltre il 20% anche a Corciano (-21,5%), Assisi (-21,5%), Città di Castello (-21,4%) e Foligno (-20,1%).

I cali più bassi, sempre nei comuni umbri oltre i 10mila abitanti, ad Amelia e Castiglione del Lago (entrambi -11,9%). Il comune di Terni (-22,1%) fa un po’ meglio di quello di Perugia.

Il dato regionale (comprensivo di tutti i comuni) vede una flessione del 21% (-9mila 197 partite Iva, con la scomparsa in sei anni di oltre una su cinque), mentre la provincia di Terni, complessivamente, mostra un arretramento più forte (-21,8%) della provincia di Perugia (-20,8%).

Gualdo Tadino segna un triplice primato negativo. Non solo è il comune umbro sopra i 10mila abitanti in cui il reddito complessivo reale annuo delle partite Iva cala di più (-20,1%, che significa la scomparsa di 2,776 milioni di euro annui) nei sei anni considerati, ma anche quello in cui il loro reddito complessivo scende più del numero delle partite Iva e quello che presenta il reddito medio annuo più basso tra i municipi più grandi. Il che significa che è l’unico municipio oltre i 10mila abitanti in cui, tra le dichiarazioni Irpef del 2013 e quelle del 2019, scende anche il reddito medio reale delle partite Iva, che invece aumenta del 15,9% nella regione, con 70 comuni umbri su 90 (non è stato possibile reperire i dati di Poggiodomo e Polino) che mostrano un reddito medio in aumento.

Sempre nei 19 municipi maggiori, dopo Gualdo Tadino i peggiori andamenti del reddito complessivo reale annuo delle partite Iva sono quelli di Todi (-16,5%, -3,179 milioni di euro di reddito), Città di Castello (-11,7%, -5,653 milioni), Narni (-11%, -1,994 milioni) e Spoleto (-10,2%, -3,234 milioni).

Assisi invece registra un incremento del reddito complessivo delle partite Iva (+1,5%, +427mila euro): si tratta del comune umbro oltre i 10mila abitanti con l’aumento più forte del reddito medio, in quanto il calo del numero delle partite Iva (-21,5%) è più che compensato dall’aumento del reddito medio reale di quelle che sono sopravvissute. Segno più anche per Castiglione del Lago (+0,6%, +88mila 767 euro), mentre flessioni sotto il 5% le evidenziano Amelia (-1,3%), Magione (-2,4%), Corciano (-3,7%) e Bastia Umbra (-4,7%). Marsciano segna -5%.

Quanto ai due capoluoghi di Provincia, il comune di Terni (-9,3%, lasciando sul campo reddito per 10,367 milioni di euro) fa peggio di Perugia (-5,7%, -13,072 milioni di euro).

A livello regionale il reddito complessivo reale delle partite Iva scende dell’8,5%, il che significa la perdita di 72,962 milioni di euro l’anno. La provincia di Terni marca -10% (-22,12 milioni di euro) e quella di Perugia -8% (-57,842 milioni di euro annui).

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