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Martedì, 9 Agosto 2022
Economia

Grano alle stelle, a Terni un chilo di pane può superare anche tre euro al chilo: allarme “caro spesa”

Raggiunti i valori massimi del decennio, analisi di Coldiretti Umbria: i rincari si trasferiscono a valanga sul carrello della spesa, servono rapporti di filiera virtuosi

Le quotazioni record raggiunte dal grano si trasferiscono a valanga sul carrello della spesa con i prezzi che aumentano di 10 volte dal campo al pane sugli scaffali. È quanto emerge dall’analisi della Coldiretti dalla quale si evidenzia che il prezzo del grano tenero per la panificazione ha raggiunto i valori massimi del decennio sulla base dei contratti future nei listini del Chicago Bord of Trade (CBOT), il punto di riferimento internazionale per il mercato future delle materie prime agricole.

Un chilo di grano tenero in Italia è venduto a circa 32 centesimi mentre un chilo di pane è acquistato dai cittadini ad un valore medio di 3,2 euro al chilo con un rincaro quindi di dodici volte, tenuto conto che per fare un chilo di pane occorre circa un chilo di grano, dal quale si ottengono 800 grammi di farina da impastare con l’acqua per ottenere un chilo di prodotto finito.

Ad incidere sul prezzo finale sono altri costi come dimostra anche l’estrema variabilità dei prezzi del pane lungo la Penisola mentre quelli del grano sono influenzati direttamente dalle quotazioni internazionali. Se a Perugia una pagnotta da un chilo costa in media 2,13 euro, a Milano 4,25 euro, a Roma si viaggia sui 2,65 euro mentre a Palermo costa 3,07 euro al chilo, secondo elaborazioni Coldiretti su dati dell’Osservatorio prezzi del ministero dello sviluppo economico a settembre.

A Terni un chilo di pane oscilla fra 2,4 e 3,3 euro per una media di 2,93 euro mentre un chilogrammo di farina di frumento varia da 0,35 a 1,55 euro (media 0,66 euro)

“Peraltro i prezzi al consumo - continua Coldiretti - non sono mai calati negli ultimi anni nonostante la forte variabilità delle quotazioni del grano, che per lungo tempo sono state al di sotto dei costi di produzione. Con il grano sottopagato agli agricoltori si è passati da 27.300 ettari di grano tenero coltivati in Umbria nel 2018 ai 24.200 ettari del 2020 per una produzione di circa 1.160.000 quintali, con l’aumento della dipendenza dall’estero che ha raggiunto addirittura il 64% del fabbisogno a livello nazionale, sul quale ora pesa il calo delle produzioni in Russia e Ucraina per effetto del clima”.

“E a preoccupare sono le prossime semine con i costi che sono raddoppiati per gli agricoltori che - spiega Mario Rossi direttore Coldiretti Umbria - sono costretti ad affrontare rincari fino al 50% per il gasolio necessario per le attività che comprendono l’estirpatura, la rullatura, la semina e la concimazione ma ad aumentare sono pure i costi per l’acquisto dei fertilizzanti delle macchine agricole e dei pezzi di ricambio per i quali si stanno verificando addirittura preoccupanti ritardi nelle consegne”.

“Per ridurre la volatilità e stabilizzare i prezzi occorre - aggiunge Rossi - realizzare rapporti di filiera virtuosi con accordi che valorizzino i primati del made in Italy e garantiscano la sostenibilità della produzione in Italia con impegni pluriennali e il riconoscimento di un prezzo di acquisto equo, basato sugli effettivi costi sostenuti. Una necessità per ridurre la dipendenza dall’estero da dove oggi arrivano oltre 6 chicchi di grano su 10 consumati in Italia”.

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