Sangemini e Amerino, verso la ristrutturazione aziendale: “Tensione già altissima. Rifiutiamo la spaccatura del tavolo”

Un nuovo confronto tra le parti e la richiesta, da parte delle organizzazioni sindacali, di intervento da parte della Regione e del Ministero

foto di repertorio

Un nuovo incontro, con modalità da remoto, per fare il punto della situazione sulla vertenza Sangemini e Amerino. Nel corso della giornata odierna – lunedì 2 novembre – si è tenuta una riunione alla quale hanno partecipato i rappresentanti sindacali di Fai Flai Uila, di tutti i siti coinvolti a livello regionale nel Gruppo Ami, e Rsu di Sangemini”.

Le organizzazioni sindacali, al termine del vertice hanno evidenziato alcuni aspetti emersi. “L’avvocato Riva, un nuovo consulente aziendale, ha dichiarato che i siti produttivi del nord non avranno bisogno di riorganizzazioni produttive. Diversamente Sangemini e Gaudianello necessiteranno non solo di investimenti di tipo produttivo e commerciale ma anche di una ristrutturazione aziendale”. A tal proposito le sigle sindacali sottolineano che: “Queste affermazioni sono state fatte senza, dato quanto emerso dal corso della call, che sia stato trovato un investitore”.

Nel corso dell’incontro i rappresentanti: “Hanno innanzitutto fatto notare la pretestuosità di questa strategia dell’azienda che vuole dividere i lavoratori del gruppo tra chi “è salvo e chi no”. Le organizzazioni sindacali e i lavoratori, come anche affermato dai rappresentanti dei siti del nord, non saranno divisi e vogliono unità. Per quanto riguarda la situazione dei siti umbri - più nello specifico - è stato ricordato anche dall’avvocato Riva che è stato firmato un accordo nel 2018. All’interno dello stesso – ricordano - il gruppo si era impegnato a fare investimenti, i quali nella quasi totalità non sono stati fatti. La situazione umbra, dunque, necessiterà di tavoli ad hoc per valutare anche il merito dell’accordo di cui sopra”.

Gli scenari

“Le organizzazioni sindacali rifiutano la spaccatura del tavolo e con forza hanno ricordato le promesse di investimenti che avrebbero dovuto tutelare l’occupazione. Sono stati i lavoratori a sacrificarsi e a mettere i propri soldi, parte dei loro salari, sul piatto. Dove sono i 20 milioni di investimenti che avrebbero dovuto mantenere l’occupazione fino al 2024?”. Fai, Flai, Uila e Rsu Sangemini aggiungono: “Si chiede l’intervento della Regione Umbria, alla presenza della quale l’accordo era stato sottoscritto e del Ministero. Non accettiamo provocazioni e non siamo disponibili a fare ulteriori sacrifici a fronte dell’incertezza totale. Rimandiamo al mittente il messaggio, il territorio umbro non può permettersi altre vittime di gestioni aziendali scellerate”.

In conclusione le sigle: “Denunciano la scorrettezza della gestione aziendale, senza alcuna novità, che peggiora una situazione di tensione sociale già altissima. Le tanto attese risposte dovrebbero essere comunicate in un incontro calendarizzato per il 14 dicembre. Domani i lavoratori si riuniranno in assemblea, anche in attesa del comunicato dei rappresentanti a livello nazionale”.

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