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Economia

Sangemini e Amerino, giornata decisiva sullo sfondo: “Rilancio del gruppo Acque Minerali d’Italia”

Importanti novità sono attese domani, giovedì 16 dicembre, poiché il tribunale di Milano dovrebbe dare il via libera all’omologa del concordato

Una giornata decisiva per il futuro di Acque Minerali d’Italia, di cui fanno parte Sangemini e Amerino. Il tribunale di Milano dovrebbe dare il via libera all’omologa del concordato dopo che, qualche mese fa, la maggioranza dei creditori aveva votato favorevolmente la proposta di concordato in continuità. Inoltre i commissari giudiziali si erano espressi in favore del piano di rilancio presentato dalla società AMI, ritenendolo economicamente fattibile. Dall’Agcm, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, era arrivato il via libera al controllo congiunto di AMI, con i fondi Clessidra e Magnetar, perché l’operazione non determina la costituzione o il rafforzamento di una posizione dominante sul mercato interessato, tale da eliminare o ridurre in modo sostanziale la concorrenza.

Un ultimo tassello è atteso pertanto domani, giovedì 16 dicembre, per il rilancio del gruppo acque minerali. Il fondo italiano Clessidra Restructurin Fund e il fondo americano Magnetar, hanno siglato un accordo con il gruppo per un intervento finanziario di oltre 50 milioni, ne supporteranno il percorso di rilancio e sviluppo come nuovi azionisti insieme all’attuale proprietà. Il piano prevede la riduzione del personale in eccesso di 76 unità, per i siti Gaudianello, in Basilicata, Sangemini ed Amerino. Non si conoscono i dettagli dei tagli, ma tra sindacati umbri ed azienda, nel novembre 2018, era stato siglato un accordo che aveva scongiurato una trentina di licenziamenti fino al 2024 quando scadrà la concessione.

Le parti sociali rivendicano anche gli investimenti promessi nel triennio 2019-2021 di 19 milioni, per il revamping impianti, e una linea vetro per prodotti che consentono una maggiore penetrazione nel mercato HoReCa. Sangemini, nel passato, ha ridotto drasticamente gli organici, chiudendo perfino Sangemini Fruit. Non sarà percorsa la strada dei licenziamenti collettivi, le uscite saranno volontarie, la società ha accantonato 3,3 milioni come fondo rischi di incentivo all’esodo in caso di esito negativo, delle negoziazioni collettive relative al licenziamento.

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