Spettro "cassa" alla Sangemini, lavoratori in stato di agitazione

L'azienda pronta a chiedere il provvedimento per 30 dipendenti, sindacati sul piede di guerra: "Serve un piano industriale serio". Assemblea in fabbrica il 12 settembre.

Lo stabilimento della Sangemini

Tornano ad addensarsi nuvoloni neri sulla Sangemini. Dopo le avvisaglie dei giorni scorsi l'azienda avrebbe infatti manifestato l'intenzione di ricorrere alla cassa integrazione straordinaria per 30 lavoratori dei 90 lavoratori dello stabilimento. Una questione affrontata oggi dall'assemblea congiunta delle rsu e i rappresentanti di Flai Cisl, Fai Cisl e Uila Uil che ha dichiarato lo stato di agitazione

"Non condiviamo e non accettiamo - scrivono - l’atteggiamento aziendale che procede unilateralmente alla riorganizzazione del lavoro. Serve un piano industriale serio, non annunci di cassa integrazione straordinaria. Prima di parlare di cassa integrazione e organizzazione del lavoro, occorre presentare il piano industriale e stupisce la mancanza di trasparenza dell'azienda. Non condividiamo le prese di posizione unilaterali e non cadiamo nelle provocazioni da Marchese del Grillo".

Per sindacati e rsu "è indispensabile un confronto costruttivo per il bene dei lavoratori, dei marchi e del futuro del sito di Sangemini, con investimenti mirati a diversificare le produzioni e strategie di marketing per il rilancio dei volumi, salvaguardando l’occupazione". Per ora è stato proclamato lo stato di agitazione del personale ma non sono escluse altre iniziative di protesta da valutare nell'assemblea dei lavoratori che è già stata convocata per il prossimo 12 settembre

Rota (Fai Cisl): trattamento inaccettabile 

A San Gemini ieri, per presenziare all'assemblea, anche il segretario nazionale della Fai Cisl, Onofrio Rota. "Prima di parlare di cassa integrazione - ha detto - occorre presentare un piano industriale serio e confrontarsi con le parti sociali. Stupisce la mancanza di trasparenza da parte dell'azienda, nessuna spiegazione ai dipendenti e ai loro rappresentanti, finora soltanto la caduta dall'alto di un pesante annuncio di cassa integrazione, che coinvolgerebbe 30 lavoratori su 90. Un trattamento semplicemente inaccettabile così come sono inaccettabili - ha aggiunto - i ricatti che pongono ai lavoratori una ipotetica e vaga scelta futura tra richiesta della cassa integrazione e apertura della mobilità. Siamo con i lavoratori, che non meritano di operare con l'angoscia di perdere il posto di lavoro".

"Nel caso Sangemini - prosegue - per esperienza posso dire che trovo assolutamente anomalo che non vengano convocati tavoli di trattativa e di confronto. Un tavolo serio richiede chiarezza su strategie di marketing, integrazione con altri siti produttivi, misure di rilancio produttivo e commerciale. Non c'è spazio per numeri lanciati a caso. La Sangemini è un marchio nazionale fondamentale, che produce tra l'altro un bene pubblico, non merita una gestione così superficiale. Valuteremo tutte le misure da intraprendere per rispondere con forza alle iniziative unilaterali dell'azienda".

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"Non vorrei che le azioni dell'azienda fossero una strategia creata ad hoc per creare allarmismo - ha detto il segretario regionale della Fai Cisl, Dario Bruschi - e portare i lavoratori a discutere di cassa integrazione quando non ce ne sono neanche le condizioni. Noi non vogliamo parlarne, vogliamo discutere di piano industriale, vogliamo sentire parlare di un progetto di sviluppo che punti su qualità del lavoro e occupazione. Continuiamo con il nostro metodo, che è quello di coltivare sempre il confronto con tutti per poi intraprendere azioni concrete senza demagogia e senza esasperare gli animi. I lavoratori meritano rispetto e ascolto, non minacce e ricatti".

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