Vertenza Sangemini, tra bastone e carota: l’azienda investe ma apre la “cassa”

Impianti da rinnovare, una nuova linea vetro e la scommessa del beverage. Ma anche 26 esuberi da gestire con gli ammortizzatori sociali. Ecco il piano di Acque minerali d’Italia. Domani assemblea in fabbrica

Sulla carta, il piano industriale c’è. E sembra anche andare incontro alle ipotesi avanzate da lavoratori e sindacati. Ma ci sono pure gli esuberi, che significa cassa integrazione. Il bastone e la carota: in mezzo, il futuro della Sangemini.

È stata una giornata fatta di incontri e vertici, cominciata stamattina alle 10 nello storico stabilimento delle acque minerali e proseguita poi in Regione con gli assessori Fabio Paparelli e Fernanda Cecchini.
Il management di Acque minerali d’Italia si è seduto al tavolo coi sindacati dopo il summit disertato venerdì scorso in Confindustria a Terni. Ed ha scoperto le carte. Annunciando un piano di investimenti per i prossimi anni che si muoverà dentro alcuni paletti piuttosto delineati: riammodernare le linee produttive esistenti, ampliare la produzione con una linea vetro così da estendere la commercializzazione anche al settore della ristorazione e ampliare la produzione al beverage, trasformando l’attuale linea “C” così da consentire di produrre bibite e aperitivi di alta fascia.

Al piano degli investimenti fa da sponda quello dei tagli. L’azienda parla infatti di 26 esuberi, confermando le voci che si rincorrono ormai da settimane, da gestire con la cassa integrazione.

“Che fabbrica avremo da qui al 2024, data richiamata nell’accordo del 2014 e nel bollettino regionale del luglio 2015 sull’uso idrogeologico regionale per pensare di tornare a parlare seriamente?”, si chiedono i sindacati (Cigl, Cisl e Uil) innn comunicato unitario, parlando di “un piano industriale rivisto rispetto al 2014” del quale però bisogna capire “oltre agli investimenti, le tipologie di prodotti da fare in concreto, come e quando. Ci riaggiorneremo a breve anche con la Regione con la massima disponibilità per mettere in campo tutti gli strumenti possibili per ridurre qualsiasi disagio verso i lavoratori. Nessuno - mettono in guardia i sindacati - deve uscire dalla fabbrica se non per scelte volontarie. Prima, però, si deve riaprire una discussione credibile e non provocatoria fra azienda e sindacato sulla parte industriale”.

I contenuti degli incontri di oggi saranno affrontati domani, martedì 25 settembre, in una assemblea in fabbrica dalle 13 alle 15.

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