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Venerdì, 20 Maggio 2022
Economia

Case popolari, il canone schizza da 46 a 138 euro: “Serve nuovo patto con la Regione”

La denuncia del sindacato Sicet durante il sesto congresso. “A pesare sono le nuove povertà, la pandemia e i ritardi delle amministrazioni”. Bernardini confermato segretario

“Il canone mensile che sale da 46 a 138 euro per le fasce più basse: è la situazione che si sono visti costretti ad affrontare i titolari di una casa popolare in Umbria. Bisogna stringere i tempi con la Regione per il nuovo regolamento, visto che l’Umbria è tra le tre amministrazioni in Italia a non aver aggiornato il piano”. Situazione critica quella che si troverà ad affrontare Gino Bernardini, confermato come segretario del Sicet, il sindacato inquilini casa e territorio, al sesto congresso. Appuntamento che ha visto anche la nomina della segreteria, composta da Francesco Borscia e Marta Molinari. Presenti al congresso anche il segretario dei Pensionati di Terni, Flavio Confaloni, il referente Cisl Terni Riccardo Marcelli e Simona Garofano, della segreteria regionale Cisl.

“La questione abitativa, da tempo marginalizzata nel dibattito, è tornata ora d’attualità – ha detto il segretario Bernardini - anche a causa di un progressivo impoverimento della popolazione e invecchiamento del patrimonio immobiliare, non sempre però nella giusta direzione. Nella legge di bilancio c’è un netto taglio delle risorse erogate per arginare il disagio abitativo: dai 240 milioni di euro stanziati per il 2022, si prevede un finanziamento di poco superiore ai 10 milioni per il 2023 e per il 2024. D’altro canto, aumentano i fondi previsti alla voce “Casa e assetto urbanistico”, passando da quasi 670 milioni per il 2021 a poco meno di 790 milioni per il 2022. Quanto all’Umbria, è una regione vecchia che continua a invecchiare e si fatica a trovare soluzioni adeguate alle esigenze abitative degli anziani, specialmente dei più fragili. Le risorse del Pnrr dovranno ora fare la differenza. Serve massima attenzione ai cambiamenti della società: l’80 per cento degli anziani vive in un’abitazione troppo grande e non adeguata alle proprie esigenze, ma il 64 per cento non la lascerebbe. Quindi occorre ripensare anche i modelli abitativi esistenti attraverso un serio investimento nel social housing”.

Sull’edilizia residenziale pubblica Bernardini ha ribadito la necessità di dire no allo scaricabarile tra Stato e Regioni. “Sono stati stanziati oltre 7 milioni di euro per interventi nel settore dell’edilizia residenziale sociale da realizzare nei territori danneggiati dagli eventi sismici del 2016 e 2017. I fondi che saranno utilizzati provengono da un Decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, di concerto con il  Ministero dell’Economie e delle Finanze, che ha approvato la ripartizione tra le Regioni delle risorse disponibili a livello nazionale, pari a  complessivi  100 milioni di euro, assegnando alla  Regione Umbria l’importo di  10.571.187,88 euro di cui  3.571.187,88 destinati a due interventi già  individuati nel Comune di Norcia e 7 milioni per la realizzazione di interventi da individuare  successivamente all’approvazione del Decreto. La Giunta regionale ha individuato, pertanto, gli interventi ritenuti ammissibili a finanziamento, fino alla concorrenza dell’importo disponibile di 7 milioni di euro, per un totale di 62 alloggi, nei comuni di Arrone, Cascia, Ferentillo, Foligno, Monteleone di Spoleto, Scheggino e Montefranco oltre agli interventi 8 previsti nel comune di Norcia e ha trasmesso l’atto al Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibile. Di questi 62, 33 vedono l’Ater come proponente”.

“Serve un costante dialogo sociale: con l’assessore Enrico Melasecche, il dialogo non c’è. In attesa di conoscere l’esito del ricorso sulla nuova legge regionale umbra per l’assegnazione delle case popolari, la Regione stabilisce che anche per il 2022 le possibili variazioni dell’importo del canone di locazione non dovranno superare sia in aumento che in diminuzione, una percentuale massima del dieci per cento. Non a caso nei giorni scorsi abbiamo organizzato sotto la sede della Giunta a Perugia una iniziativa. Siamo di fronte all’esplosione di un problema sociale di dimensioni enormi perché da quest’anno, a causa del nuovo meccanismo di calcolo introdotto senza prendere mai in considerazione i nostri reiterati allarmi, l’aumento dei canoni andrà a colpire in maniera durissima una fetta molto importante degli assegnatari, in particolare le persone sole, con incrementi che potranno raggiungere anche il 200 per cento. L’esempio è quello di una persona sola con reddito annuale lordo di 8 mila euro il canone mensile passerà dagli attuali 46,60 euro a 138 euro; mentre per chi ha un reddito di 12mila euro lordi il salto sarà da 70 a 220 euro”.

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