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Mercoledì, 5 Ottobre 2022
Economia

Superbonus, quasi 1.800 pratiche che valgono 340 milioni. Ma “vantaggi solo per le persone più facoltose”

L’analisi della Cgia di Mestre: “Il provvedimento riguarda lo 0,9 per cento degli edifici presenti in Umbria. Misura molto costosa, fortemente sbilanciata a favore dei ricchi e distorsiva del mercato”

Non è tutto super il bonus che luccica. Se infatti il superbonus 110 ha dato una mano consistente ad un settore, quello dell’edilizia, che da oltre un decennio era finito dentro il buio tunnel della crisi, gli effetti del provvedimento consente di detrarre fiscalmente molto più di quanto un proprietario è chiamato a spendere per ristrutturare un edificio, “ha innescato una bolla inflattiva preoccupante, alimentata anche dal forte aumento dei prezzi registrato nell’ultimo anno da tutte le materie prime”.

La voce critica è quella della Cgia, associazione di artigiani e piccole imprese di Mestre, il cui ufficio studi ha stretto la lente sulle pratiche fino ad ora depositate, andando a verificare procedimenti ed effetti economici del provvedimento.

Intanto, i numeri

A livello nazionale, a seguito di 107.588 asseverazioni depositate al 31 gennaio scorso, lo Stato, con il superbonus del 110 per cento dovrà farsi carico di una spesa di poco superiore a 20 miliardi di euro. “Se teniamo conto che in Italia sono presenti quasi 12,2 milioni di edifici residenziali – dice la Cgia - stimiamo che, fino ad ora, questo provvedimento abbia interessato solo lo 0,9 per cento del totale degli immobili destinati ad uso abitativo”.

A livello regionale è il Veneto ad aver registrato il ricorso più numeroso al Superbonus 110 per cento in relazione agli edifici residenziali esistenti. Con 13.933 asseverazioni, l’incidenza percentuale di queste ultime sul numero degli edifici residenziali esistenti è pari all’1,3 per cento, scende nel Lazio e in Toscana all’1,2 per cento e all’1,1 per cento in Emilia Romagna e in Lombardia. Le regioni meno coinvolte, invece, sono la Calabria e il Molise (entrambe con un’incidenza dello 0,6 per cento), la Sicilia e la Liguria (entrambe con lo 0,5 per cento). A livello nazionale, infine, l’importo medio delle detrazioni a fine lavori previsto è pari a 187.437 euro per edificio residenziale. Il picco massimo lo scorgiamo in Basilicata (299.026 euro), Abruzzo (244.127 euro) e Campania (238.952 euro). Chiudono la graduatoria, invece, Toscana (153.373 euro), Veneto (146.171) e Friuli Venezia Giulia (144.177 euro).

Per quanto riguarda l'Umbria, le asseverazioni depositate al 31 gennaio 2022 sono state 1.772 a fronte di un numero di edifici residenziali pari a 199.939. Le asseverazioni riguardano dunque lo 0,9 per cento degli edifici residenziali presenti in Umbria, un dato in linea con la media nazionale (0,9%).

Secondo l’elaborazione di Cgia, le sedi di impresa attive nelle costruzioni presenti in Umbria nel 2021 sono 10.909, 136 in più (+1,3%) rispetto al 2020 (10.773). Infine, qualche conto: le 1.772 depositate corrispondono a 343,2 milioni di euro di detrazioni per un importo medio di 193.707 euro ad intervento.  

L’analisi

“In altre parole, consentendo ai proprietari che riqualificano i propri immobili una detrazione fiscale del 110 per cento, spendiamo 20 miliardi per migliorare l’efficienza energetica di una infinitesima quota di edifici presenti nel Paese. Con il Superbonus 110 per cento – rileva ancora l’associazione di categoria - abbiamo erogato lo stesso importo speso fino ad ora con il reddito di cittadinanza. A differenza di quest’ultima misura, però, i vantaggi hanno interessato pochissime persone, in particolar modo facoltose, con un livello di istruzione medio-alto e con proprietà immobiliari ubicate nei centri storici delle grandi città, in particolar modo del centronord. Insomma, è una misura molto costosa, fortemente sbilanciata a favore dei ricchi e, come vedremo in seguito, anche distorsiva del mercato”.

“Il 110 per cento, pertanto, non va bocciato per aver provocato comportamenti fraudolenti. Anzi. Secondo i dati dell’Agenzia delle entrate, dei 4,4 miliardi di irregolarità riscontrate, solo 132 milioni di euro sono ascrivibili a questa misura. Il Superbonus va criticato, invece, perché presenta un costo in capo alla fiscalità generale spaventoso e non proporzionale al numero di edifici che vengono efficientati”. Pertanto, secondo gli artigiani mestrini, “la soglia di detraibilità delle spese sostenute andrebbe abbassata quanto prima, portata, ad esempio, al 60-70 per cento, anticipando il decalage stabilito dall’ultima finanziaria. Così facendo, si obbligherebbe il proprietario dell’immobile a una significativa compartecipazione alla spesa dell’intervento manutentivo. Sia chiaro, nessuno disconosce il ruolo che in questi ultimi anni hanno avuto i bonus nel rilanciare l’edilizia, nel far emergere il nero e nel migliorare la qualità delle nostre abitazioni; ci mancherebbe. Tuttavia, la convinzione di aver speso troppo e di aver drogato il mercato edilizio è molto elevata”.

Questo perché, fra l’altro, “a fronte di un boom della domanda che, tra l’altro, per legge deve essere soddisfatta entro un determinato periodo di tempo, il Superbonus 110 per cento ha contribuito a far schizzare all’insù i prezzi di moltissimi materiali come ferro, acciaio, legno, sabbia, laterizi, bitume, cemento e altri sono pressoché introvabili (lana di roccia, polistirene, ponteggi, etc.)”.

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