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Le acciaierie di Terni

Le acciaierie di Terni

Ast, confronto sul piano industriale il 15 novembre

Convocato l'incontro a Roma, dall'Indonesia arrivano 42 bramme da lavorare: si accende la spia rossa sul futuro dello stabilimento di viale Brin

Segnali sul futuro delle acciaierie di Terni. Quelli che si attendono nel confronto sul piano industriale, quelli che arrivano dall'Estero.

Convocato per il 15 novembre l'incontro a Roma per discutere del piano industriale di Ast, un appuntamento dal quale i sindacati e le istituzioni locali si aspettano indicazioni tangibili sul cambio di strategia della ThyssenKrupp che nelle scorse settimane ha "riscoperto" come strategico il sito di viale Brin. Al momento tuttavia sul tavolo restano le anticipazioni che aveva fatto l'amministratore delegato Massimiliano Burelli rispetto a una proroga di due anni della pianificazione attualmente in corso che mal si concilia, secondo i rappresentanti dei lavoratori, con il rinnovato atteggiamento della multinazionale tedesca. La settimana successiva, il 22 novembre, appuntamento invece in prefettura per la firma del protocollo sulla sicurezza che, si ricorderà, era saltata nel luglio scorso dopo lo sciopero per i trasferimenti nei reparti delle acciaierie. 

Ma i segnali sulle prospettive delle acciaierie ternane arrivano anche dall'Estero. Questa mattina l'ad Burelli ha comunicato a sindacati e rsu che arriveranno in viale Brin 42 bramme di acciaio 304 semilavorato, del peso di circa 250 quintali ciascuna per un totale di oltre un milione di tonnellate, che provengono da uno stabilimento indonesiano a capitale cinese e che qui saranno trasformate in coils. Una commessa che richiederà un turno di lavoro ma che rappresenta una novità per Ast che apre a diverse riflessioni. Pur avendo ottenuto da Burelli la rassicurazione sull'occasionalità della commessa - anche se il manager aveva chiesto ai sindacati di non divulgare la notizia per non creare allarmismi, promessa puntualmente disattesa - sul pannello dei sindacati si accende una spia rossa. Oltre ai costi del lavoro inferiori, in Indonesia e più in generale nei paesi dell'Est asiatico si stanno mettendo a punto nuovi modelli produttivi che stanno abbattendo notevolmente tempi e spese della parte fusoria del procedimento.

Se questo mercato dovesse prendere piede il rischio è che per stabilimenti come quello di Terni verrebbe notevolmente ridimensionata la parte a monte della produzione dell'acciaio. Del resto anche nel recente passato una delle paure maggiori espresse dai sindacati era quella che Ast diventasse un semplice centro servizi ma è anche evidente come il mercato dell'acciaio sia in continua evoluzione e che realtà come quelle di Terni potrebbero essere costrette in futuro a investire di più sulla lavorazione dei prodotti, e quindi sull'area a freddo, alla ricerca della maggiore redditività che già oggi garantisce questa parte dello stabilimento. Insomma una paura che potrebbe diventare un'opportunità anche se non sarà irrilevante il contesto, societario e di proprietà, in cui si troverà ad operare Ast nel prossimo futuro

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