Acciaierie, ecco il progetto per il recupero delle scorie

L'azienda lo ha illustrato ai sindacati: operazione da 40 milioni di euro, sarà spostata la rampa di raffreddamento lontano da Prisciano. Chieste garanzie sui 60 lavoratori oggi impiegati da Ilserv-Harsco

Le acciaierie di Terni

Un'operazione da 40 milioni di euro per risolvere i problemi ambientali di un pezzo della città e mettere a reddito quello che oggi è un rifiuto da portare in discarica. E' il progetto di recupero delle scorie delle acciaierie di Terni, recentemente assegnato ai finlandesi di Tapojarvi Oy, che è stato questa mattina al centro del confronto tra le organizzazioni sindacali e l'amministratore delegato di Ast, Massimiliano Burelli, accompagnato dal direttore del personale, Luca Villa.

Burelli ha tracciato a grandi linee il progetto di Tapojarvi che sarà presentato in un incontro pubblico in programma a fine settembre. Tra le novità più rilevanti c'è quella dell'abbattimento della rampa scorie che si trova nella parte dello stabilimento a ridosso dell'abitato di Prisciano e che tanti problemi ha causato ai residenti del quartiere in questi anni. Il raffreddamento delle scorie avverrà infatti in un capannone adiacente alla zona a caldo delle acciaierie, dove una volta si trovava il parco rottami, attrezzato con filtri e sistemi di abbattimento delle polveri. 

L'intervento dovrebbe andare a regime nei prossimi 18 mesi e nella fase iniziale almeno 75mila tonnellate di scorie delle 300mila prodotte annualmente dalle acciaierie ternane saranno utilizzate per produrre materiale bituminoso inertizzato che potrà essere utilizzato per la realizzazione dell'asfalto, delle coperture delle strade e di calcestruzzo precompresso ma anche impiegato nelle cartiere. Nei piani dei finlandesi, è stato riferito, c'è una capacità di arrivare fino a 400mila tonnellate, obiettivo che consentirebbe di azzerare o quasi il conferimento delle scorie in discarica, impianto che peraltro malgrado il recente ampliamento, dovrebbe esaurirsi entro i prossimi 5 anni.

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Da parte dei sindacati è arrivata la richiesta di "garanzie totali sugli attuali livelli occupazionali e sui livelli salariali dei lavoratori interessati" e di "chiarezza nella continuità degli appalti in essere fino allo start up del nuovo impianto". In sostanza una proroga dei contratti fino al giugno 2020 dei 60 lavoratori dell'Ilserv-Harsco (la società francesce che ha "perso" la gara con i finlandesi di Tapojarvi) che conta complessivamente circa 230 persone occupate negli appalti dei servizi all'interno dello stabilimento di viale Brin alcuni in scadenza già a dicembre 2018. Nei prossimi giorni dovrebbe esserci un confronto tra gli stessi sindacati e Ilserv-Harsco. 

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