Ast, slitta il confronto sul piano industriale

Rimandato l'incontro a Roma con i sindacati, attesa per le mosse dell'azienda. Tubificio in difficoltà, lavoratori trasferiti. Spiragli per il riconoscimento dei benefici previdenziali sull'amianto per gli operai delle acciaierie

Le acciaierie di Terni

Slitta a data da destinarsi l'atteso confronto sul piano industriale di Ast previsto a Roma per il prossimo 29 ottobre. La decisione sarebbe stata presa a fronte del sopraggiunto e concomitante impegno delle segreterie nazionali dei sindacati dei metalmeccanici sulla cessione della Magneti Marelli che avrebbe fatto passare in cavalleria la vicenda delle acciaierie di Terni.

Comunicazioni ufficiali su una nuova data ancora non ce ne sono certo è che - dopo l'annuncio a sorpresa della scorsa settimana da parte dell'ad Massimiliano Burelli - l'incontro assume tutt'altro significato rispetto a quello che si attendeva dopo la prima riunione del 2 ottobre. In quella occasione, si ricorderà, Burelli aveva annunciato sostanzialmente una proroga di 24 mesi del piano industriale, mossa che era apparsa in linea con i tempi di una possibile cessione anche alla luce delle manovre in corso in Germania con la nascita delle due nuove società costole di ThyssenKrupp. 

Ma il repentino cambio di strategia della multinazionale tedesca, con Ast improvvisamente diventata di nuovo strategica e "core business" della futura Tk Materials imporrebbe scelte diverse anche sul piano industriale. Almeno è quello che si aspettano e invocano i sindacati per i quali sarà proprio sui contenuti del piano - investimenti, livelli occupazionali, questioni ambientali - che si misurerà la reale volontà di togliere dal mercato lo stabilimento di viale Brin per rafforzarlo all'interno della nascente nuova società. In caso contrario più di uno è pronto a scommettere che l'annuncio arrivato dalla Germania non sia altro che il tentativo di calmare le voci sulla cessione per poter trattare a fari spenti e soprattutto alzare il prezzo per un'eventuale vendita.

Tubificio in crisi, lavoratori trasferiti

Lo slittamento dell'incontro di Roma farà slittare anche le risposte che i sindacati attendono sulle sorti del Tubificio dove la situazione appare giorno dopo giorno sempre più critica. Ad appensantire il clima la decisione comunicata dalla direzione aziendale alle rsu dello stabilimento di procedere a una "riorganizzazione temporanea" dovuta al "persistere di una congiuntura di mercato sfavorevole". Nello specifico, fanno sapere le rsu . 5 lavoratori verranno ricollocati al repato Lac entro la fine del mese di ottobre per aumentare la turnistica a 21 turni e ulteriori 5 lavoratori verranno ricollocati in una seconda fase entro la metà di novembre. Questo "in attesa di riconquistare volumi produttivi".

"L'azienda - dicono ancora le rsu - ha dichiarato che riempire i magazzini con materiale, e il conseguente aumento delle giacenze, con ripetuti fermi impianti, è stata una scelta errata che ha portato come risultato alla situazione attuale dove è necessario abbassare i livelli produttivi e ridurre gli organici tecnologici per un periodo temporaneo. Come rsu - proseguono - abbiamo più volte evidenziato che strategie non chiare, mercati non definiti e perdita di ordini avrebbero generato un indebolimento della divisione Tubifico esponendolo a possibili rischi". Per questo si attendono risposte dal piano industriale dove i rappresentanti dei lavoratori attendono ci siano "garanzie di prospettiva per l'intero sito ternano e per quello che da tutti era considerato il fiore all'occhiello di Ast".

Amianto, qualcosa si muove

In questo stato di tensione permanente qualche spiraglio di buona notizia. Martedì una delegazione della Fismic, accompagnata dal deputato umbro della Lega Virginio Caparvi, è stata ricevuta dalla commissione Lavoro della Camera per discutere del riconoscimento dei benifici previdenziali in favore dei lavoratori delle acciaierie di Terni esposti all'amianto. I rappresentanti sindacali hanno evidenziato la "discriminazione" subita dagli operai ternani da parte del ministero del Lavoro che nel 2001 aveva riconosciuti tali benefici soltanto ai dipendenti dell'allora stabilimento ThyssenKrupp di Torino. 

"Dai dati forniti dalla Asl di Terni - hanno sostenuto dalla Fismic - nello stabilimento ternano dal 1992 a oggi sono state eseguite oltre 100 bonifiche. La similarità con gli impianti di Torino, oltre all'esistenza degli impianti a caldo, non può subire diversi metodi di accertamento del rischio amimanto. In tutti gli altri siti italiani interessati, Genova, Taranto, Bergamo, Piombino, Brindisi, Ravenna, questa estensione è già stata applicata e attualmente sono circa 150 i lavoratori che potrebbero nell'immediato beneficiare ed uscire dal ciclo produttivo e altrettanti nell'arco del prossimo quinquennio".

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La Fismic ha avanzato la richiesta che il "provvedimento sia esteso a tutti gli aventi diritto che abbiano a qualsiasi titolo avviato un contenzioso con Inail o Inps e avere carattere prevalente sui giudizi di merito espressi". "Siamo soddisfatti - affermano - di questa audizione. Questo dimostra che l'impegno profuso da parte nostra e supportato dalle oltre 2mila firme raccolte e consegnate ai ministeri competenti è arrivato all'epilogo e auspichiamo ora una risoluzione positiva delle nostre legittime richieste".  

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