Operai trasferiti da un reparto all'altro, tensione alle acciaierie

La rsu contesta lo spostamento improvviso di due dipendenti in mansioni mai svolte, si rischia lo sciopero: "A repentaglio la sicurezza dei lavoratori". Vendita, la Uilm: no ai fondi di investimento

Tensione alle acciaierie tra azienda e sindacati per il trasferimento improvviso di due lavoratori da un reparto a un altro. "Il continuo spostamento dei lavoratori sociali è inaccettabile", tuonano dalle rsu dello stabilimento di viale Brin.

L'ultimo in ordine di tempo è stato comunicato lunedì mattina e riguarda due persone che saranno spostate, fino al 31 settembre, al reparto delle spedizioni togliendole dal Centro finitura e dal Tubificio per "coprire carenze organizzative e organici inefficienti". La preoccupazione è che lo spostamento continuo e repentino dei dipendenti in mansioni che non hanno mai svolto e che pressuppone anche l'utilizzo di carroponti possa creare problemi di sicurezza.Ma per i rappresentanti dei lavoratori si tratta di un'operazione "inaccettabile" anche alla luce "dell'accantonamento dei contratti interinali che andavano a sopperire tali inefficienze e permettevano la corretta fruizione degli istituti contrattuali di tutti i lavoratori".

"Non abbiamo mai condiviso - spiegano - il modo di approcciarsi da parte aziendale in materia di organizzazione che lo fa senza logica condivisa e in materia approssimativa evitando continuamente il confronto con le rsu. Tale atteggiamento sta subendo accelerazioni per noi negative che mettono a repentaglio la sicurezza dei lavoratori e non rispettano la dignità degli stessi che si sono sacrificati in questi anni per raggiungere i risultati a oggi noti". Dopo questo ultimo episodio le rsu hanno chiesto un incontro urgente alla direzione del personale riservandosi "tutte le iniziative necessarie alla salvaguardia dei diritti di tutti i lavoratori" e quindi non escludendo la possibilità anche di uno sciopero.

Vendita, la Uilm: "No ai fondi di investimento"

Intanto tengono sempre banco le preoccupazioni sul futuro delle acciaierie di Terni rispetto alle notizie che arrivano dalla Germania sulle vicende interne a ThyssenKrupp. "Lo scenario che si sta determinando genera palesemente forte preoccupazione e la mancanza di chiarezza e di momenti d’ufficialità relativi ai tempi e alle modalità dell’avvio della messa in vendita di Ast e dell’intero settore di appartenenza TK Materials, ne confermano oltremodo la piena legittimità", affermano dalla Uilm che non vede affatto di buon occhio che la divisione di cui fa parte anche Ast possa essere ceduta a un fondo di investimento e non a un soggetto industriale.

"La principale reale minaccia all’interno di queste logiche - spiegano - è l’eventuale azione che potrebbero esercitare e perseguire quei fondi di Investimento finanziaria, nel caso di un loro eventuale  subentro nel controllo di Ast , che potrebbero generare lo sviluppo economico e quindi la crescita del territorio se finalizzati ad una crescita industriale oppure alla delocalizzazione delle attività produttive generando impoverimento sociale e industriale se determinati alla mera speculazione. Noi pensiamo che nelle dinamiche mondiali di sopravvivenza industriale, i fondi di Investimento debbano entrare per il sostegno e lo sviluppo economico senza assolutamente e necessariamente dover distruggere e sgretolare aziende per la sola ed esclusiva logica del profitto".

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Il sindacato torna quindi a chiedere alle istituzioni ed al Governo che Ast "venga considerata e riconosciuta azienda Industriale di rilevanza strategica nazionale e che venga convocato un incontro, con carattere di urgenza, al fine di trovare chiarezza sulle volontà in campo e per individuare tutti i percorsi d’intervento necessari a garantire la prospettiva futura dell’azienda, i suoi livelli produttivi e occupazionali e tanto per essere chiari, il suo profilo Industriale sia nazionale che Internazionale".

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