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Le acciaierie di Terni

Le acciaierie di Terni

Vendita Ast, nuovo vertice in Regione il 2 agosto

La presidente Marini convoca sindacati e parlamentari dopo la polemica con il ministro Di Maio. Liberati (M5S): "Per anni è stata remissiva con il Governo"

Tutti in Regione il 2 agosto per discutere del futuro delle acciaierie di Terni. Un nuovo vertice convocato dalla presidente Catiuscia Marini, dopo il post polemico nei confronti del ministro allo Sviluppo economico Di Maio, al quale sono stati invitati a partecipare i rappresentanti dei sindacati dei metalmeccanici, i parlamentari eletti in Umbria, il sindaco di Terni Leonardo Latini e il presidente della Provincia Giampiero Lattanzi.

Sul tavolo verranno nuovamente messe tutte le preoccupazioni rispetto a quello che sta succedendo in Germania alla ThyssenKrupp con i sindacati e le istituzioni locali che non mancano di sottolineare come in terra tedesca l'attenzione del Governo sia altissima sulle sorti della multinazionale di Essen mentre in Italia si fatichi ad avere ancora un confronto con il ministro impegnato sui dossier di Ilva e Piombino.

"Il ministro Di Maio e il Governo Conte sono vigili e pienamente informati in merito allo status quo e alle prospettive dell’inox per Terni e l’Italia, nell’attuale contesto tedesco-europeo e mondiale", dice il consigliere regionale del M5S, Andrea Liberati prendendo le difese del vicepremier grillino dopo le accuse della Marini.

"Per chi avesse perso la memoria - spiega - è bene sapere che il Governo Gentiloni accordò il precedente appuntamento il 14 dicembre, con risultati non pervenuti, tre mesi dopo la richiesta di Regione e sindacati, datata 21 settembre. E, per quei tre mesi, come per altre analoghe attese, non venne udito un solo lemma. Nulla. Oggi si sta agitando strumentalmente l’istanza, pur dopo avere il Pd consentito di tutto, e per anni, sia ai tedeschi di Thyssen che ai loro fiancheggiatori in loco, dopo aver assecondato la creazione di quello Stato nello Stato che, da tempo, ha sede presso le acciaierie di Terni, avendo pure fatto calare il silenzio sull’estesa, drammatica, certificata corruzione interna. Mai una parola da questi politici, financo nazionali, nemmeno sull'ammorbamento di inquinanti a Terni e in mezza Umbria meridionale; mai una voce dal sen fuggita, neanche dopo aver ampiamente trascurato i lavoratori esposti all’amianto. Stessa inerte condotta su molto altro, perché l’importante, invece, era e resta evitare di disturbare il teutonico manovratore".

"Poiché la procedura presso il Mise è formalmente aperta - conclude Liberati - si prega dunque gli astanti, oggi impazienti, ieri assai accomodanti, di mostrare maggiore onestà intellettuale o, almeno, la stessa creanza manifestata nei confronti dei vecchi e inconcludenti Governi". 

Sciopero ok ma niente firma sul protocollo

Intanto è stata alta l'adesione dei lavoratori allo sciopero indetto dalle rsu dopo le proteste sui trasferimenti di personale in acciaieria. Una polemica che era costata la mancata firma sul protocollo di sicurezza sul lavoro all'Ast e l'arrabbiatura del prefetto De Biagi. Ancora ad oggi non è stata individuata una nuova data per rimettere insieme al tavolo l'azienda e i sindacati per la sottoscrizione di un accordo al quale si è lavorato per oltre un anno. 

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