Commercio, profondo rosso: nel 2017 hanno chiuso cinque negozi a settimana

Sono quasi tremila le imprese attive nel Ternano, 300 gli ambulanti. E danno lavoro a circa tre ternani su quattro. Sono 11.000 quelli che cercano un’occupazione

Il tessuto commerciale della città dell’acciaio sta cambiando pelle. Una trasformazione che va di pari passo con la rivoluzione che ha cominciato a toccare le “fabbriche”. E che rischia però di avere effetti piuttosto pesanti sulla tenuta finanziaria - e sociale - della città. Che si regge in piedi non più soltanto grazie a viale Brin, alla acciaieria e al suo indotto. Ma soprattutto grazie alle vetrine dei negozi.

I numeri

A fine 2017 le imprese attive nel comune di Terni sono 8.199. Il saldo tra iscrizioni e cessazioni è “pesantemente negativo (- 524)”, è scritto nel Dup, il documento unico di programmazione elaborato dalla giunta municipale e il cui esame è iniziato in senso alla terza commissione consiliare di palazzo Spada. L’anno scorso sono state iscritte 695 nuove imprese mentre ne sono cessate 1.219. “La crisi delle imprese rileva il Dup - colpisce tutti i settori ed in valore assoluto quelli numericamente più consistenti del commercio e delle costruzioni”.

Vetrine spente

Il commercio conta 2.827 imprese ed è il settore che “nell’ultimo periodo ha perso di più. Nel corso del 2017 sono cessate 429 attività commerciali, a fronte di 169 iscrizioni, con un saldo negativo di 260 imprese”. Significa che nel 2017 hanno chiuso circa cinque negozi ogni settimana. Nel settore delle costruzioni il saldo negativo è stato invece pari a -131.

Occupazione giù

Il 76,5% dei lavoratori ternani ha un contratto di lavoro dipendente, ma tra questi, come a livello nazionale, appare tendenzialmente in crescita la quota di quelli con un contratto di lavoro a termine. Per quanto riguarda i grandi settori di attività economica, complessivamente il 73% dei lavoratori ternani è impiegato nei servizi e nel commercio (+2,3% rispetto al dato nazionale) il 22% nell’industria e nelle costruzioni e il 5% nell’agricoltura settore tendenzialmente in crescita negli ultimi anni nella provincia. Il settore dei servizi nel 2017 ha registrato complessivamente un incremento degli occupati, sebbene i servizi riferiti a commercio, alberghi e ristoranti abbia invece riscontrato una flessione del numero degli addetti, in particolare di quelli indipendenti. Al contrario i lavoratori dipendenti hanno mostrato un incremento nel settore dei servizi.

In cerca di un lavoro

Nel 2017 la disoccupazione a Terni è tornata “pesantemente a crescere”. Il tasso di disoccupazione medio annuo si attesta, infatti all’11,7%, per un valore che – rileva il Dup - supera di ben 2 punti percentuali il 9,7% registrato nel 2016.  A livello regionale il tasso di disoccupazione si ferma al 10,5%, mentre a livello nazionale scende, tra il 2016 e il 2017, dall’11,7% all’11,2%. Nel complesso sono circa 11.000 i ternani in cerca di lavoro e rispetto allo scorso anno la componente femminile ha avuto un incremento maggiore. “In passato – riflette il dossier di Palazzo Spada - la condizione occupazionale a Terni si era sempre mostrata migliore rispetto al resto del Paese, ma negli ultimi anni si è azzerato il vantaggio” di Terni “rispetto alla media nazionale”.

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Negozi ambulanti

Le imprese commerciali ambulanti a Terni sono circa 300. Il 73% delle quali (72,9%) con titolari italiani. In valore assoluto, sono 199 le bancarelle (ditte individuali) registrate al 30 giugno 2018 con titolare italiano presso il registro imprese dell’ente camerale. Gli operatori dei “mercatini” che parlano straniero non raggiungono pertanto, a Terni e nel suo territorio provinciale, il 30%. A livello regionale, il trend non cambia. Le imprese del commercio ambulante raggiungono quota 2.172 (dato che comprende tutte le forme giuridiche non solo le individuali). Quelle individuali a guida italiana, la quasi totalità, sono 578, in termini percentuali il 70,2%. Terni non è così tra le “province più ambulanti” d’Italia piazzandosi al 50esimo posto nella graduatoria nazionale su un totale di 105 province. Il capoluogo di regione si posiziona al 54esimpo posto. L’articolazione per settore vede un peso significativo di quello non alimentare ed in particolare il comparto abbigliamento. Al secondo posto viene la categoria “altri prodotti”, tra cui fiori, cosmetici, detersivi.

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