Pascoli a peso d’oro, la rivolta dei pastori ternani: così ci uccidono

L’affitto dei terreni è schizzato da poche centinaia a diverse migliaia di euro l’anno: ecco cosa sta succedendo. Si muove la politica, il M5S: un furto, va subito trovata una soluzione

Là dove c’era l’erba… Quello del pastore è un mestiere antico come la terra. E che oggi, a Terni, rischia di scomparire. “Te lo spiego io il perché”.

Mauro Piergentili è uno degli ultimi pastori rimasti sul territorio. Assieme a lui ci sono Manuela, Renato. “Siamo pochi, in tre”. Forse qualcuno in più. “Fino al 2016 io prendevo in affitto i pascoli di proprietà del Comune di Terni. Cinquanta ettari e pagavo 1,54 euro per ogni capra. Avevo sessanta capi. Diciamo che all’anno spendevo cento euro”.

Poi è successo qualcosa. Perché Palazzo Spada ha affidato quei terreni in gestione all’Afor, Agenzia forestale regionale. “Nel 2017, per la stessa terra, mi hanno chiesto 2.073 euro. L’anno dopo, il costo dell’affitto è schizzato a 4.800 euro, più altri 4.800 euro di caparra con fidejussione bancaria. E considera che si tratta di un pezzo di terra quasi tutto pieno di sassi. Per gli appezzamenti con più erba si arriva fino a 8/10mila euro all’anno”.

Tutto regolare, per carità. L’Afor si muove secondo legge e affida i terreni con regolare bando di gara. Resta il fatto che i prezzi sono aumentati in maniera spropositata. “E senza alcun lavoro di miglioramento”, aggiunge Mauro. “Gli abbeveratoi sono rotti, la baita non è sistemata. Anzi, dentro ancora ci sono le stufe che abbiamo comprato noi per scaldarci la notte”. E così, i pastori ternani sono scesi da Miranda, Monteargento, Cesi, sant’Erasmo.

“Compro il fieno e alimento le capre in stalla”, racconta Mauro. Ma il conto, a fine mese, resta risicato. “Adesso siamo in mungitura: spendo 30 euro per il fieno, 20 per orzo e granturco e incasso cento euro per il latte. Ma da ottobre fino a gennaio spenderò soltanto per alimentare le capre”. E il “tesoretto” del resto dell’anno rischia di andare in fumo.

Una storia che si ripete quella di Mauro, Manuela e Renato. Schiacciata fra la necessità di mettere a frutto i pascoli demaniali e quella di garantire la sopravvivenza dei piccoli allevatori locali.

Il ministero dell’ambiente indica delle quotazioni medie per i terreni, indicando fra 3 e 6mila euro il canone per ettaro degli appezzamenti da adibire a pascolo (in Umbria). “Ma la situazione in tutta la regione è molto frastagliata”, spiega Luca Simonetti, consigliere comunale del Movimento 5 Stelle. Comune, Regione e Province fanno le loro aste. E bisogna capire cosa esattamente prevede l’accordo fra Comune di Terni ed Afor.

“Sono anni che il M5S all’interno dell’assemblea legislativa umbra e nei comuni cerca di fare chiarezza rispetto a quello che più volte abbiamo denunciato come ‘il furto dei pascoli’. Un furto subito principalmente dagli allevatori locali. Troppo spesso chi, nella nostra regione, vive davvero di pastorizia, non riesce a far pascolare i propri animali nei terreni di montagna umbri. Grandi estensioni sono infatti affittate da anni a società - in genere del nord Italia - che non solo si tengono i fondi esclusivamente per fruire dei crediti europei, ampliando virtualmente le proprie superfici, ma non ci portano nemmeno le bestie. Valuteremo bene quello che sta accadendo nel nostro Comune perché una soluzione va trovata immediatamente”.

Perché alla questione dei canoni di affitto si aggiunge un altro elemento, quello appunto dei contributi europei. Lo Stato riconosce duemila euro ad ogni allevatore per i pascoli in alpeggio e le produzioni di latte, formaggi e carni allevate in alta montagna garantiscono la possibilità di ottenere titoli Pac, la politica agricola comunitaria. Un business nel business. Che però spesso schiaccia i piccoli a totale vantaggio dei grandi.  

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