Rivoluzione digitale, la Fim Cisl lancia il "sindacalista 4.0"

Il segretario nazionale Marco Bentivogli ad Amelia per il corso di formazione organizzato dai metalmeccanici della Cisl: "Il sindacato potrà fare la differenza solo se accetta la sfida del cambiamento"

Marco Bentivogli

Dopo industria 4.0 il sindacalista 4.0. Quello che in mente la Fim Cisl che ha Amelia ha lanciato la sfida nel corso della tavola rotonda “Le relazioni industriali in Industry 4.0: nodi problematici e potenzialità del cambiamento” nell'ambito del Corso Smart Union, il sindacato 4.0, in collaborazione con Adapt, nell’ambito del progetto Smart Unions for New Industry, cofinanziato dalla Commissione Europea con l’obiettivo di formare i sindacalisti alla rappresentanza nel lavoro 4.0., progetto a cui, oltre all’Italia, partecipano università e sindacati di Germania, Spagna, Svezia.

“Siamo in una fase di straordinaria importanza e di grandi opportunità - ha detto il segretario nazionale Marco Bentivogli aprendo i lavori - e che saper gestire la transizione sarà fondamentale per il Paese. Il sindacato in questo senso potrà fare la differenza, a patto che il sindacalista 4.0 accetti la sfida del cambiamento che vuol dire acquisire sapere, conoscenza, comprensione delle tecnologie. Per questo motivo, la Fim Cisl, oggi, è l’unico sindacato che prende parte a un competence center, insieme al Politecnico di Milano.  Per noi – sottolinea Bentivogli - è fondamentale cambiare l’organizzazione e le competenze sindacali, spostando le politiche contrattuali dalla job protection alla skill protection: oggi dobbiamo avere il coraggio di dire alle persone che la  garanzia della protezione della propria professionalità è fondamentale al pari della sicurezza e del salario perché la formazione è il vero diritto al futuro delle persone. Chi contratta oggi – precisa  – deve capire di quale formazione le persone hanno bisogno e aiutare le imprese che restano indietro ad agganciare l’innovazione, così come è necessaria una nuova cultura sindacale e d’impresa, che sia aperta a una gestione inedita degli orari che punti a conciliare i tempi di vita e di lavoro, oggi possibile grazie alla tecnologia. L’approdo finale deve essere la partecipazione dei lavoratori dentro le scelte strategie d’impresa".

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Al dibattito ha preso parte Libera Insalata, responsabile delle risorse umane della Manfrotto, che ha sottolineato come "la vera sfida sia di carattere culturale". "La tecnologia fa la differenza – ha commentato - ma solo quando arriva alle persone, per questo la formazione è fondamentale. Con il recente contratto aziendale realizzato alla Manfrotto abbiamo trovato come interlocutore un sindacato disposto a sfidarci sul cambiamento". La Forgia di Bosch, ha messo in guardia da atteggiamenti superficiali, tipici di quell’Italia pigra, che va avanti “a prescindere”. Ciò ad esempio che si rileva riguardo a Industry 4.0, in molte piccole e medie imprese, che  spesso, non sanno cosa significhi questa nuova frontiera. Citando l’ultimo rapporto del Mise, La Forgia ha evidenziato che solo l’8.42% delle imprese italiane dichiara di aver adottato tecnologie riconducibili a Industria 4.0.  Per il manager di Bosh nei prossimi anni, avremo di fronte due problemi:  il ricambio generazionale, visto che il 70% del management delle pmi italiane ha una media di 70 anni,  e la digitalizzazione: sfide che possono essere grandi opportunità,  se tuttavia cambia la cultura e cresce  la consapevolezza rispetto all’innovazione. In questo processo il sindacato può essere una grande risorsa, a patto che studi e che non sia ostile al cambiamento; è quanto sta dimostrando con le sue scelte la Fim Cisl, capace in questo senso di fare la differenza . 

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