Risiko d'acciaio, Gozzi: "Ast resti italiana, Arvedi ha le carte in regola"

L'auspicio del presidente uscente di Federacciai: "Troppe incertezze da ThyssenKrupp, forse vogliono trattare il prezzo. Questo è un settore strategico, Di Maio non si occupi solo delle crisi"

Il presidente uscente di Federacciai, Antonio Gozzi

"L'auspicio è che Ast resti italiana anche se l'importante è che chiunque arrivi sia un soggetto imprenditoriale che faccia funzionare la fabbrica e garantisca un'occupazione stabile". Antonio Gozzi si appresta a lasciare l'incarico da presidente di Federacciai con il passaggio del testimone ad Alessandro Banzato che ci sarà nell'assemblea del prossimo 11 ottobre. Ma in questi anni ha seguito e continua a seguire con interesse le vicende delle acciaierie di viale Brin che spesso chiama "la Terni" come fanno ancora molti ternani. 

Presidente, la ThyssenKrupp nell'ultimo incontro al Mise ha detto che le acciaierie di Terni non sono strategiche ma che non sono nemmeno in vendita.

"In realtà le cose che si sapevano è che la Terni fosse in vendita. Mi sembra che la loro sia una posizione negoziale, forse le offerte che hanno ricevuto sono basse. E' solo un'illazione, non ho elementi. Il punto interrogativo vero è un altro...".

Quale?

"Se si sta alle dichiarazioni dei tedeschi, e quindi che Terni non è in vendita, quale è la strategia di ThyssenKrupp sull'acciaio? Ogni sei mesi ci dicono che abbandonano il settore ma poi la strategia non procede. C'è tanta incertezza da parte di Tk e Terni è in questo contesto".

Ast non sarà formalmente in vendita ma intanto, da tempo, fioccano indiscrezioni su interessamenti e possibili acquirenti.

"Il mio auspicio è che, se e quanto sarà messa in vendita, resti in mano italiane. Abbiamo già perso l'Ilva, non vorrei perdere un altro pezzo importante della siderurgia italiana".

Sul tavolo a Roma è di nuovo rimbalzato il nome del gruppo Arvedi ma si parla anche di Marcegaglia, storico cliente di Ast. Potrebbe riproporsi, magari con l'aiuto della Cassa depositi e prestiti, la cordata che già nel 2013 cercò di acquistare lo stabilimento di viale Brin prima della cessione a Outokumpu?

"Con Marcegaglia credo sia difficile. Arvedi avrebbe tutte le caratteristiche manageriali per fare l'operazione anche alla luce degli eccellenti risultati degli ultimi due anni. Per Ast serve un soggetto credibile dal punto di vista manageriale e auspicabilmente italiano. I centri direzionali non è che non contano altrimenti non si capisce perché i tedeschi vogliono che le loro imprese restino in Germania o i francesi in Francia. Un conto è avere una proprietà multinazionale con cui relazionarsi, come dimostra il caso di Terni, un conto è avere un interlocutore nazionale. Poi, in ogni caso, l'importante è che chiunque arrivi sia un soggetto imprenditoriale che faccia funzionare la fabbrica e garantisca un'occupazione stabile".

In questi ultimi mesi si è parlato anche dell'interessamento di grandi distributori esteri, americani e tedeschi.

"Terni è un'azienda industriale, ci vuole una cultura industriale. Senza nulla togliere ai distributori che però hanno una cultura della trasformazione dell'acciaio. E' un'altra cosa".

Cosa pensa, in generale, sulle prime mosse del Governo sulle politiche nel settore della siderurgia?

"La vicenda di Taranto è andata nel verso giusto, ovvero rispetto a una chiusura si è riusciti a salvaguardare un patrimonio industriale per l'Italia. Per il resto aspettiamo perché al momento non c'è stata un'interlocuzione con il ministero. Di Maio ha affrontato i punti di crisi ma vorrei ricordargli che la siderurgia non è solo crisi, è eccellenza, è risparmio energetico. Tutti oggi si riempiono la bocca di economia circolare ma cosa è un forno elettrico se non un enorme macchinario da riciclo di ferro e acciaio?".  

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