Sangemini, sindacati preoccupati: "Non solo pubblicità, serve un piano di sviluppo"

Chiesto un incontro con il patron Pessina, "disattesi gli accordi del 2014". Cambia il management, al personale arriva l'ex Ast Ferrucci

La conferenza stampa dei sindacati

"Non solo marketing e pubblicità, serve un piano di sviluppo per il gruppo Sangemini". I sindacati di categoria raschiano sotto la bella copertina di uno dei marchi più importanti di acque minerali in Italia, preoccupati che dietro al grande rilancio di immagine che c'è stato in questi ultimi quattro anni in realtà si nascondano insidie per il futuro dello stabilimento e dei suoi 93 dipendenti. I segnali, a loro avviso, arrivano dal "mancato rispetto degli accordi del 2014" quando la Sangemini sull'orlo del fallimento venne acquisita dal gruppo Norda-Gaudianello di Massimo Pessina. E proprio lui i sindacati Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil hanno tirato in ballo nella conferenza stampa di questa mattina chiedendo un incontro urgente per discutere dell'immediato futuro dell'azienda, "quel confronto che non c'è mai stato in questi quattro anni". 

Tra gli impegni dell'accordo ricordato dai sindacati c'era quello di portare i volumi produttivi a 250 milioni di pezzi l'anno "ma a oggi siamo fermi a 170 milioni" e un investimento per una nuova linea vetro "che da sola potrebbe garantire 50 milioni di pezzi l'anno da destinare al settore ristorazione." "Settore nel quale nel centro Italia il marchio è praticamente assente - hanno sottolineato i rappresentanti dei lavoratori - e che invece rappresenterebbe un bacino commerciale importante per promuovere un'acqua a km 0". Insomma se le linee produttive venissero saturate e si aggredisse maggiormente il mercato della ristorazione per i sindacati "l'azienda dovrebbe assumere e le potenzialità per farlo ci sono tutte".

E invece l'apparente stasi, il ritardo nel pagamento dei fornitori e i frequenti cambi di management in questi ultimi anni vengono interpretati come segnali di allarme. "Da oltre un anno chiediamo che venga nominato un nuovo direttore di stabilimento dopo l'addio di Fabrizio Dessi - ha detto Paolo Sciaboletta della Cgil -  e per tutta risposta nell'ultima riunione con l'azienda ci è stato presentato il nuovo direttore del personale Arturo Ferrucci". Un manager noto in città per il suo passato all'Ast e per essere stato uno degli esecutori del piano "lacrime e sangue" dell'allora ad di viale Brin Lucia Morselli

"Ci è stato detto che l'azienda è alla ricerca di un direttore tecnico e che a settembre ci verrà presentato un piano industriale ma vogliamo avere risposte prima", hanno detto ancora i sindacati, attenti a pesare le parole. "Noi vogliamo un piano di sviluppo - evidenzia Daniele Marcaccioli della Uila - e non un piano industriale che per le aziende è solitamente un piano economico e passa attraverso il taglio dei dipendenti. Il nostro - proseguono - è un avviso ai naviganti, alle istituzioni, ai parlamentari. Senza un confronto con il proprietario, al quale anche la Regione nei prossimi giorni chiederà un incontro, continuiamo a navigare a vista. E non possiamo permettercerlo".

Di certo, spiega Simone Dezi della Fai Cisl, ex dipendente proprio della Sangemini "non si possono più chiedere sacrifici ai lavoratori dopo quelli fatti nel 2014"."Quello di allora - ricorda - fu un accordo difficile e sofferto ma indispensabile perché il gruppo Norda aveva dato garanzie sul rilancio dello stabilimento e sulla salvaguardia dei livelli occupazionali. E' innegabile che in questi anni ci siano stati evidenti investimenti sul settore commerciale e pubblicitario ma ora non è più rinviabile un piano di sviluppo che aumenti il bacino dell'azienda e salvaguardi i marchi Sangemini e Amerino". 

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Per fare questo i sindacati chiedono all'azienda di attingere alle opportunità che arriveranno dall'area di crisi complessa proponendo l'acquisto di nuove macchine per tappi e pre forme da utilizzare per tutto il gruppo e che consentirebbero di abbattere i costi attualmente sostenuti del 25%.  

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