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Treofan, ultima chiamata. Le proposte dell’azienda: tutti a casa con una buonuscita. I sindacati frenano

Vertice al ministero del lavoro, Jindal dice ancora “no” alle proposte alternative per una ripartenza dell’attività produttiva. “Guerra” per i macchinari, ipotesi cassa integrazione

Appuntamento alle 11. Potrebbe essere l’incontro decisivo per le sorti della Treofan. Ma potrebbe anche essere un nuovo buco nell’acqua. La multinazionale indiana Jindal e i sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil tornano questa mattina attorno al tavolo del ministero del lavoro. Sul tappeto c’è la scadenza della procedura di liquidazione che prevede un licenziamento collettivo per i 142 lavoratori dell’azienda chimica ternana.

Al momento, la distanza tra azienda e parti sociali è piuttosto ampia. Da parte sua, Jindal continua a confermare la proposta che prevede la disponibilità a richiedere 12 mesi di cassa integrazione straordinaria, con un incentivo all’esodo di 7 mensilità per chi accetta il licenziamento attraverso la sottoscrizione di una transazione individuale del licenziamento “ora per allora da parte del 100% dei lavoratori”. Jindal avrebbe poi manifestato una “vaga disponibilità – così la definiscono i sindacati - ad assecondare un generico processo di reindustrializzazione senza l’ausilio dei macchinari presenti oggi che saranno immediatamente prelevati dal sito”. Va da sé che immaginare una ripresa produttiva senza macchinari, e dopo un licenziamento collettivo, appare quanto mai singolare. “Inoltre – aggiungono i sindacati - viene richiesta la chiusura a qualsiasi attività nel campo dei film plastici e attività di lavoro conto terzi”.

Sul tavolo ci sono invece due dossier con altrettante proposte per procedere con una sorta di continuità produttiva. Di fatto, viene chiesto di poter proseguire l’attività di Treofan con un sostegno commerciale da parte di Jindal per un tempo comunque limitato (uno o due anni) al termine del quale la “nuova” Treofan sarebbe in grado di camminare con le proprie gambe, tra l’altro in un settore completamente diverso. Proposte rispetto alle quali da Jindal continuano ad arrivare soltanto dei no.  

Per questo, i sindacati parlano di “atteggiamento arrogante dell’imprenditore indiano, che dopo aver richiesto una proroga della procedura per una ulteriore settimana, non ha fatto alcun sostanziale passo in avanti nella trattativa, confermando ad oggi ufficialmente ciò che nell’ultima riunione non abbiamo accettato”.

“Un falso accordo – accusano i sindacati - che servirebbe solamente all’azienda per uscire indenne dai difficili percorsi giudiziari in cui verrebbe a trovarsi dopo le denunce dei lavoratori e del sindacato. Condizione questa che, in assenza di cambiamenti dell’ultima ora, spingerà il sindacato verso un inevitabile mancato accordo presso il ministero del lavoro, che spingerà lavoratori ed organizzazioni sindacali ad azioni di lotta ancora più incisive”.

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