Mercoledì, 16 Giugno 2021
Economia

Macchinari e buonuscita, i “nodi” Treofan: domani si torna al ministero

Il “paradosso” Jindal: pronti a lasciare le apparecchiature in fabbrica ma non per prodotti concorrenti. Marcia indietro sulle mensilità per chi lascia, che scendono da 7 a 4. Il segretario del Pc, Marco Rizzo, in fabbrica

Foto Giacomo Sirchia

Due “nodi” e meno di ventiquattro ore di tempo per scioglierli. Domani la Treofan torna al tavolo del ministero del lavoro dopo la nuova proroga chiesta dalla multinazionale indiana. Nel dossier restano – sostanzialmente – due questioni. La prima riguarda i macchinari. La seconda, l’entità della buonuscita per i lavoratori che accetteranno il licenziamento. “Ma questa – dicono i sindacati – è una questione marginale. A noi interessa la continuità produttiva”.

Tanto è vero, che il vero punto cruciale della trattativa ruota attorno alla possibilità – o meno – di continuare ad utilizzare i macchinari presenti in fabbrica. Rispetto a quella che sembrava una posizione irremovibile della multinazionale indiana, che aveva anticipato la volontà di togliere tutte le apparecchiatura dalla fabbrica di Terni, il pressing dei sindacati – ma anche del ministero del lavoro e di quello dello sviluppo economico – ha sortito un primo, parziale risultato. Ossia, la possibilità di lasciare le macchine in fabbrica. Ma, ed è questo il paradosso sul quale si è infranta la trattativa, a patto che non vengano utilizzati per prodotti “concorrenti”. Se così fosse, le attrezzature resterebbero a Terni per i prossimi dodici mesi – ossia la durata dell’eventuale cassa integrazione – ma sarebbero di fatto inutilizzabili.

In queste ore, il management europeo di Jindal dovrà dunque confrontarsi con l’azionista indiano e verificare se e come sarà possibile “limare” le posizioni dell’azienda, così da creare un possibile riavvicinamento tra azienda e parti sociali. Che devono fare i conti anche con un’altra “distanza”. L’azienda ha infatti annunciato di voler ridurre l’entità della eventuale buonuscita per chi dovesse accettare il licenziamento, riducendo le mensilità corrisposte da 7 a 4. Ma questo, come detto, rappresenta un aspetto al momento secondario in quanto l’obiettivo principale è evitare che Treofan sparisca nel nulla.

Nella giornata di ieri, c’è stata anche la visita del segretario generale del Partito comunista, Marco Rizzo, al sito di Terni.

“Mentre tutti applaudono Draghi – ha detto Rizzo - siamo stati a portare la nostra solidarietà agli operai della Treofan di Terni, che hanno occupato la fabbrica per evitare i licenziamenti e lo smantellamento dei macchinari”.

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“Col socialismo non esisterebbero situazioni come questa, ma un qualunque governo degno di questo nome non permetterebbe ad una multinazionale di comprare una attività in piena forma, sottrarle il portafoglio clienti e poi farla chiudere, ‘giocando’ la produzione altrove. Serve unità tra i lavoratori e volontà di lotta senza mollare di un millimetro. Esproprio e nazionalizzazione”.

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