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Lunedì, 16 Maggio 2022
Economia

Aumento della Tari, Terni ha il secondo valore più alto d'Italia: "Arriva al 27%, peggio solo Vibo Valentia"

Lo studio pubblicato dal Servizio lavoro coesione e territorio Uil. Il segretario Uil Fpl, Gino Venturi: "Non solo bollette e carburanti, ecco altri rincari"

L’aumento maggiore della Tari, la tassa sui rifiuti, nel 2021 rispetto all’anno precedente si è avuto a Terni, ossia il 27,4%. Peggio solo Vibo Valentia, dove si registra un aumento pari al 39,6%. Seguono invece Como con un aumento del 21,3%, Bolzano del 18,4% e Bari del 16,5%. È quanto scaturito dallo studio del Servizio Lavoro Coesione e Territorio UIL che ha elaborato i costi in 107 città capoluogo di provincia con riferimento ad una famiglia composta da quattro componenti con una casa di 80 mq e reddito Isee di 25 mila euro.

Complessivamente la Tari è aumentata in 57 città capoluogo di Provincia, è rimasta stabile in 26 città e diminuita in 24 città tra cui: Cagliari, Firenze, Perugia e Trento. Dunque aumenta di molto a Terni e diminuisce a Perugia. La diminuzione maggiore (del 23%) si è registrata a Rovigo, seguita da Cagliari del 15,7%; Trento del 13,5%; La Spezia del 12,9% e Monza del 10,4%. L’aumento medio a livello nazionale nell’ultimo anno è pari all’ 1,2% rispetto al 2020. Nel 2021 il costo medio della Tari è stato di 309 euro annui con punte di 488 euro. Se si considera un arco di tempo più ampio e cioè gli ultimi 5 anni gli aumenti medi sono stati del 6,7% con punte del 49%. Negli ultimi cinque anni, la Tari aumenta, mediamente, a Vibo Valentia del 49,1%; a Crotone del 36,8%; a Bolzano del 33,9%; a Imperia del 27,8% e a Viterbo del 25,4%. In valori assoluti le famiglie italiane hanno versato, nel 2021, per la tariffa rifiuti, 309 euro medi a fronte dei 305 euro del 2020 e dei 290 euro versati nel 2017.

In valori assoluti, nel 2021 il costo maggiore si registra ad Agrigento con 488 euro medi l’anno a famiglia; a Crotone si versano 476 euro; a Pisa 474 euro; a Siracusa e Benevento 472 euro; a Brindisi 466 euro; a Trapani 465 euro; a Reggio Calabria 461 euro; a Salerno 455 euro e a Messina 450 euro. Si paga decisamente meno a Potenza, 141 euro l’anno a famiglia; a Novara e Trento 167 euro; a Belluno 176 euro; a Macerata 182 euro; a Brescia 184 euro; ad Ascoli Piceno 188 euro; a Fermo 191 euro; a Vercelli 193 euro e a Pordenone 194 euro.

In particolare a Terni si è pagato 274,67 euro nel  2017,  256,40 euro nel 2018, 256,40 euro nel 2019, 256,40 euro nel 2020 e 326,77 nel 2021. Con una differenza percentuale tra il 2020 e il 2021 del 27,4 e del 19,0 considerando gli ultimi 5 anni. A Perugia invece 305,36 euro nel 2017, 336,27 euro nel 2018, 337,12 euro nel 2019, 347,38 euro nel 2020 e 345,71 nel 2021. Dunque c’è stata una lieve diminuzione tra il 2021 e il 2020 mentre nei 5 anni c’è stato un aumento del 13,2.

“E’ evidente – sottolinea Gino Venturi della Uil Fpl di Terni -  che non c’è soltanto il tema del caro bollette elettriche e del riscaldamento che pesa sui consumi delle abitazioni, ma anche il tema delle tariffe della raccolta dei rifiuti solidi urbani e in generale della tassazione locale. Dispiace il primato negativo di Terni che potrebbe essere anche, almeno in parte, conseguenza del dissesto del Comune. Una dichiarazione di dissesto che poteva essere evitata cercando soluzioni alternative. Preoccupa anche che a Terni si paga tanto a fronte per giunta di una situazione ambientale ritenuta molto problematica”.
Sull’argomento interviene anche Luciano Marini, segretario della Uil Credito, assicurazioni ed esattorie dell’Umbria, secondo il quale “i dati emersi dallo studio sono comunque preoccupanti per questa regione nel suo complesso, a causa dell'incremento molto forte delle tariffe del servizio di raccolta dei rifiuti registrato nell'ultimo quinquennio, notevolmente superiore alla media nazionale e con una qualità del servizio non sempre impeccabile. Il problema dei rincari, soprattutto di beni e servizi essenziali per i cittadini, è evidente e sotto gli occhi di tutti, e sta provocando l’erosione progressiva del potere di acquisto delle famiglie, l’allargamento delle fasce di povertà, in un contesto in cui redditi erano già stati messi alla prova dagli effetti della pandemia. Urgono pertanto interventi sia per il sostegno di chi si trova in difficoltà economica, sia per contrastare l’evasione fiscale e contributiva, al fine di reperire risorse aggiuntive e rendere più sostenibile per tutti il costo dei servizi pubblici”. 

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