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Domenica, 5 Dicembre 2021
Economia

La paura “vale” un miliardo: l’emergenza Coronavirus fa esplodere i depositi di famiglie e imprese

Rapporto Mediacom, così sono cresciuti i conti correnti nell’ultimo anno. “Famiglie e imprese più ricche? No, solo più liquide. E non è un paradiso, ma un purgatorio”

“A livello finanziario ricorderemo il 2020 come l’anno del boom dei depositi bancari e postali di famiglie e imprese, provocato dai timori e dalle incertezze determinate dalla pandemia da Covid19. Una situazione, quella che emerge dal boom dei depositi, da paradiso fatto di tanti soldi liquidi? Niente affatto. Piuttosto un purgatorio, che potrebbe trasformarsi in un inferno se la crescita non ripartirà”.

Mediacom043, agenzia di stampa diretta da Giuseppe Castellini, ha redatto un nuovo rapporto che presenta le cifre dei depositi (complessivi e pro capite) di famiglie e imprese di tutte le regioni e le circoscrizioni negli ultimi due anni e le relative graduatorie.

Tanti gli spunti ricavabili dal rapporto. Ad esempio, sul forte incremento dei depositi nel Mezzogiorno potrebbe aver influito anche l’introduzione dei reddito di cittadinanza, maggiormente utilizzato nelle regioni meridionali. Un discorso da approfondire, perché potrebbe essere accaduto che una parte del reddito di cittadinanza erogato, anziché andare a irrobustire i consumi, abbia irrobustito i risparmi. Come anche il fatto che Lombardia e Veneto, nel biennio 2018-2020, non mostrano maxi aumenti dei risparmi liquidi perché l’economia ha ‘tirato’ assorbendo, ossia facendola diventare investimenti, una parte maggiore dei depositi.

In base ai dati elaborati da Mediacom043, nell’ultimo anno (da giugno 2019 a giugno 2020, ultimo mese per cui la Banca d’Italia fornisce le cifre) i depositi bancari e postali delle famiglie e delle imprese italiane hanno avuto un boom, con un aumento di ben 87,273 miliardi di euro, pari a circa 5 punti di Pil, con una crescita del 4,8% (in totale sono arrivati a oltre 1.903,6 miliardi di euro). In altre parole, dividendo il totale dei depositi bancari e postali di famiglie e imprese per il numero della popolazione italiana, siamo a 32mila euro per abitante, neonati e ultracentenari compresi. Se poi si guarda agli ultimi due anni (giugno 2018-giugno 2020), la crescita dei depositi è addirittura di oltre132 miliardi di euro, pari a oltre il 13% del Pil: in due anni, i depositi sono aumentati da 1,77 a oltre 1,9 miliardi di euro.

“Sono più ricchi, allora, nonostante siano reduci dalla grande recessione e si trovino da quasi un anno sotto i colpi della pandemia da Covid19?”, si domanda Mediacom. “No, sono solo più liquidi, perché hanno trasformato e stanno trasformando in risparmio a breve, quindi ‘ozioso’ (cioè al momento non si trasforma in investimenti e quindi in crescita), risparmi che detenevano sotto altre forme (investimenti in azioni e in titoli di Stato, immobili, investimenti obbligazionari e così via). E, almeno le imprese (molto poco, invece, le famiglie), hanno approfittato di poter avere a prestito dalle banche il denaro a bassissimo interesse, visti i tassi rasoterra e la grande disponibilità di liquidità grazie alle politiche ultra espansive delle banche centrali, tenendolo poi fermo in depositi a breve in attesa che il futuro economico si rischiari. Come anche le famiglie, che tengono il denaro fermo in attesa di farsi una qualche idea su come investirlo”.

I dati evidenzierebbero dunque che a gonfiare la liquidità del risparmio siano state – e continuano ad essere – l’incertezza e il timore del futuro. Oltre, come detto, alle dosi enormi di liquidità immesse dalle banche centrali sui mercati negli ultimi 10 anni.

Tra il giugno 2019 e il giugno 2020 - ultimo mese per cui la Banca d’Italia fornisce i dati – i depositi bancari e postali crescono del 4,8% in Italia (+87,3 miliardi di euro), con il Mezzogiorno a trainare l’aumento (+7,5%, +24,3 miliardi di euro, cifra superiore ad esempio a quella del Nord-Ovest). Tra le regioni in testa Puglia (+8,5%), Sicilia (+7,6%), Campania (+7,5%), Valle d’Aosta (+7,4%) e Sardegna. In coda, invece, Lazio (-2,4%), Lombardia (+3,2%) e Veneto (+5,1%).

In testa per crescita dei depositi nel biennio 2018-2020 ci sono Sicilia (+12,1%), Puglia (+11,9%), Emilia Romagna (+11,7%), Sardegna (+11,5%) e Piemonte (+10,8%).

Da notare l’incremento (+8,7%) della Lombardia, che si trova al 14esimo posto tra le 20 regioni italiane. Un incremento non così marcato perché l’economia lombarda ha ‘tirato’ assorbendo, facendola diventare investimenti, una parte maggiore dei depositi.

In coda, unico segno negativo quello del Lazio. Quindi Valle d’Aosta (+4,6%), Abruzzo (+5,9%), Marche (+6,7%) e Veneto (+7,1%).

Per quanto riguarda l’Umbria, i depositi bancari sono passati da 17,9 miliardi del 2019 ai 18,9 del giugno 2020 (un miliardo di risparmi in più) per una variazione del 5,6%. In media, ogni umbro tiene in banca un tesoretto che sfiora i 22mila euro, che è comunque molto più basso della media nazionale (32mila euro) e di quella delle regioni del Centro (39,4mila euro pro capite).

“Nessun paradiso, ma un purgatorio – rileva però Mediacom - dove sostare in modo scomodo in attesa che l’orizzonte si rischiari, con la ripartenza di una crescita che tutta questa massa di denaro attualmente ‘ozioso’ potrebbe alimentare con forza. Ma, lo accenniamo solo perché il discorso sarebbe lungo, per riaccendere il motore della crescita sono necessari investimenti pubblici consistenti e mirati (cioè quelli che ampliano le potenzialità dell’ecosistema economico-imprenditoriale e che abbiano il segno della digitalizzazione e della sostenibilità), che fungano da driver per scongelare, trasformandolo in investimenti privati, il grande iceberg dei depositi. Perché, se questo non accadrà, alla fine imprese e famiglie, con una massa di depositi così grande, non solo non saranno più ricchi, ma diventeranno più poveri”.

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