Mercoledì, 16 Giugno 2021
Economia

Vendita Ast, spunta l’ipotesi del “modello Taranto”: patto fra Stato e grandi aziende per rilanciare viale Brin

Partecipazione pubblica nel capitale delle “nuove” acciaierie con la maggioranza delle azioni nelle mani di un grande fondo internazionale: le indiscrezioni e i possibili scenari

Un patto d’acciaio per rilanciare viale Brin con dentro Stato, fondi di investimento e grandi player nazionali e internazionali della siderurgia. Potrebbe concretizzarsi così il futuro prossimo di viale Brin se davvero il Governo dovesse decidere di inserire il “dossier” Ast dentro un percorso più articolato per il settore che tocchi Taranto e Piombino, partendo dalla conferma della strategicità del settore per il futuro del Paese.

Il fascicolo Ast sarebbe fra le priorità del ministro dello sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, che in un progetto più ampio starebbe verificando la fattibilità di far entrare lo Stato nel capitale azionario delle Acciaierie, giocando così un ruolo di primo piano nel percorso di vendita che TyssenKrupp ha avviato e che dovrebbe concludersi entro l’anno.

Lo Stato di fatto vede aperta una prima parte della procedura che consente alle aziende interessate la possibilità di “vedere le carte” per valutare la fattibilità dell’operazione – che vale, all’incirca, un miliardo di euro – e poi presentare a JP Morgan, advisor dell’operazione, offerte non vincolanti.

Dietro le quinte sembra potrebbe profilarsi però anche una opzione bis che passa – evidentemente – per il ruolo che lo Stato vorrà e potrà giocare in questa partita.

Le intenzioni ci sarebbero tutte. Vanno valutati margini, costi, spazio operativo e definiti eventuali accordi.

Il piano d’azione potrebbe però essere questo. Tramite Invitalia, Roma acquisirebbe il 30 per cento – come per l’ex Ilva di Taranto - del totale azionario così da avere un peso che non sarà direttamente operativo, ma garantirà di supervisionare le dinamiche aziendali e incentivare eventuali azioni di transizione e ristrutturazione in chiave green.  

La maggioranza sarebbe però in mano ad un fondo internazionale che va composto ma che potrebbe comporsi sia attraverso player della finanza che aziende direttamente coinvolte nel mercato dell’acciaio. Tornerebbe, in questo caso, il modello Taranto visto che potrebbero entrare in gioco gli indiani di Mittal che potrebbero trovarsi a fianco con una (piccola) quota ancora in mano ai tedeschi di Tk.

Ci sarà poi una terza parte e gli indizi sembrano portare in Italia. La corsa è a due fra Marcegaglia e Arvedi. I primi hanno da sempre manifestato il loro interesse per la fabbrica di viale Brin. Anche Arvedi avrebbe però più di un interesse. Da capire chi dei due sarebbe disponibile a una composizione azionaria collegiale o – al contrario – preferirebbe fare da solo.

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