Vendita Ast, Thyssen apre a Tata Steel, Salzgitter e Ssab. E spunta anche la possibilità di una partecipazione statale

Merz: la partecipazione dello Stato in Tk è una opzione. Ecco le novità dalla Germania che potrebbero toccare il futuro di viale Brin

Thyssenkrupp starebbe valutando alleanze con l’indiana Tata Steel (nonostante lo stop di Bruxelles nel 2019 all’integrazione delle attività nell’acciaio europeo delle due società), la connazionale Salzgitter e la svedese Ssab.

A rivelare l’indiscrezione sui possibili movimenti – almeno per quanto riguarda la divisione siderurgica della multinazionale tedesca – è l’agenzia di stampa Reuters, che già la scorsa aveva anticipato il fatto che Tk si fosse affidata a Jp Morgan per avviare la procedura di vendita di Acciai Speciali Terni.

Ma non è questa l’unica novità che arriva dalla Germania e che potrebbe, in qualche modo, coinvolgere anche il futuro di viale Brin per cui sono otto – al momento – le possibili trattative da sondare per la cessione di Ast.

Lunedì scorso la chief executive di Tk, Martina Merz – sempre secondo quanto riportato da Reuters – avrebbe infatti aperto ad una partecipazione dello Stato tedesco nel capitale di Thyssen. “La partecipazione dello Stato è un’opzione – ha detto Merz - ma può anche fare parte di altre alternative. Si potrebbe immaginare una combinazione”, lasciando dunque aperta la possibilità che Berlino acquisisca una quota prima che un’altra società rilevi le attività. “Quello che voglio è una soluzione a lungo termine per Thyssenkrupp”, ha aggiunto.

Possibilità rispetto alla quale però la settimana scorsa il ministro dell’economia tedesco, Peter Altmaier, aveva espresso alcune perplessità: più che acquisire direttamente una quota in Thyssen, Altmaier aveva lasciato intendere che sarebbe da privilegiare una soluzione di finanziamenti a sostegno della transizione del settore alla produzione di acciaio a base di idrogeno.

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È sempre più evidente insomma che la partita sul futuro di viale Brin si gioca su una piattaforma globale ed è dunque fondamentale – come richiesto a gran voce dalla stessa Regione Umbria – che il governo italiano prenda parte alla vicenda, non solo annotando le mosse sul taccuino, ma elaborando una strategia che rientri in più generale piano nazionale dell’acciaio e che, soprattutto, tuteli l’eccellenza Terni, la sua storia, le oltre 2.400 famiglie che vivono del lavoro di questo comparto e – più in generale – l’economia di un territorio che è strettamente collegata ad Ast.

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