Domenica, 17 Ottobre 2021
Economia

Ast, comincia l’era Arvedi: “Dalle miniere di rame al microchip, in campo siderurgico non si può improvvisare”

Il gruppo cremonese che ha rilevato l’Acciaieria da Thyssenkrupp nasce nel 1973 ad opera del cavalier Giovanni Arvedi. Il sindaco: ci siamo parlati, intende perseguire il bene dell’azienda, dei lavoratori e della città

Se le carte e la storia non mentono, è molto probabile poter affermare che quella del gruppo Arvedi con Acciai speciali Terni non sarà (soltanto) un’avventura, come purtroppo è stato per altre operazioni di industria e finanza che hanno lasciato la città dell’acciaio con un palmo di naso.

Siamo al momento all’ufficialità di documenti scarni: bisognerà vedere piani industriali e testare i primi anni di matrimonio, ma l’impero costruito dal cavalier Giovanni Arvedi sembra poter rappresentare un degno biglietto da visita. La biografia ufficiale racconta che la sua carriera imprenditoriale comincia nel 1963 quando Arvedi ha 36 con la fondazione delle sue prime due aziende, una commerciale - Arvedi Commercio - ed una produttiva - Ilta - che utilizza le tecnologie più moderne per la fabbricazione di tubi saldati in acciaio al carbonio, tecnologie che nel 1970 estende alla produzione, allora specialistica, dei tubi in acciaio inossidabile.

Il salto di qualità arriva nel 1973 con la realizzazione a Cremona dell’Acciaieria tubificio Arvedi, stabilimento dotato delle tecnologie più avanzate per la produzione di acciaio e di tubi laminati a caldo, e agli inizi degli anni ‘80, con l'acquisizione dal Gruppo Falck della società Celestri, una delle maggiori aziende commerciali e di servizi siderurgici in Italia.

giovanni arvedi-2I miei avi, in verità – ha dichiarato in una intervista concessa alla Provincia di Cremona - lavoravano il rame già nel 1650: avevano una piccola miniera in Val di Sole, vicino al fiume Foce, località Fucine, non a caso. Dal Trentino scesero a Casalbuttano: lo zio Fortunato costruiva impianti lattiero-caseari. L’idea di costruire l’Acciaieria a Cremona era tutto, meno che una follia, perché in campo siderurgico non si può improvvisare. Come per le rotative dei giornali e i cementifici, se uno sbaglia a progettare gli impianti è meglio che li chiuda e li venda. Le intuizioni nascono dalla cultura e dall’entusiasmo. Il mio obiettivo non era produrre acciaio, ma produrlo in modo nuovo. Avendo visitato tantissimi impianti nel mondo, dal Giappone agli Usa, dall’Unione Sovietica alla Germania, mi ero reso conto che già allora erano superati. Anche perché ogni impianto era, di fatto, una grande città: aveva bisogno di 30-40 mila persone per funzionare, servivano case, scuole, mense… Un po’ ciò che è successo a Taranto e a Trieste, qui da noi (…). Negli anni ’70 sono stato il primo a installare il microprocessore su una macchina, la colata continua, perché intuii che solo quello mi avrebbe assicurato la ripetitività che l’uomo non può garantire. E l’indispensabile rapidità di esecuzione”.

La rincorsa industriale ha trasformato il Gruppo Arvedi in uno dei principali player nazionali e globali dell’Acciaio. Il core business del gruppo è costituito da attività siderurgiche primarie e di trasformazione, con volumi di oltre 4,3 milioni di tonnellate e un fatturato consolidato nel 2018 di circa 3,1 miliardi di euro, che danno impiego a oltre 3.600 persone, di cui oltre 2.400 in territorio cremonese.

A capo del gruppo c’è la holding Finarvedi, di cui il cavaliere è presidente, e la struttura si articola poi in una serie di aziende che si occupano di produzione, trasformazione e distribuzione della materia lavorata (tubi in acciaio, laminati, lamiere). Del gruppo fa parte anche il centro siderurgico industriale la cui sede amministrativa si trova a Perugia e che occupa 128 dipendenti fra il capoluogo dell'Umbria e Cremona.

Oggi, la “galassia” Arvedi si arricchisce di Ast con l’acquisizione di viale Brin annunciata oggi e che dovrà ottenere il via libera dell’antitrust europeo entro il primo semestre 2022. Si parla di investimenti, ambiente, territorio e di acciaio che “torna italiano”.

“In mattinata – spiega il sindaco di Terni, Leonardo Latini - ho avuto un primo contatto telefonico con il cavalier Giovanni Arvedi. È stata una conversazione molto cordiale nel corso della quale il cavalier Arvedi mi ha confermato la straordinaria importanza per il suo gruppo nell’operazione d’acquisizione del sito industriale ternano e ha ribadito che intende perseguire il bene dell’azienda, dei lavoratori e della città. Le acciaierie di Terni, ha detto Arvedi, devono essere un’azienda forte per la quale il suo gruppo è disponibile ad investimenti importanti. Il cavalier Arvedi mi ha comunicato che sarà a Terni appena possibile e, in quell’occasione, avremo un incontro durante il quale approfondiremo gli aspetti legati alle sue idee sul futuro di Acciai Speciali Terni e sul rapporto tra acciaieria e territorio”.

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