Vendita Ast, sei in corsa per le Acciaierie. Burelli: nessun accordo con Marcegaglia

L’amministratore delegato di viale Brin: manifestazioni di interesse da altri due gruppi stranieri, tutti avranno pari opportunità e nessuno parte in vantaggio

Sono sei al momento i gruppi interessati alle Acciaierie di Terni. “Tutti avranno pari opportunità, nessuno parte in vantaggio”.

A parlare è l’amministratore delegato di Ast, Massimiliano Burelli, che in una intervista a Repubblica fornisce elementi nuovi sulla vendita di viale Brin, spiegando che oltre al gruppo Marcegaglia, ad Arvedi, a due aziende straniere “che hanno chiesto riservatezza sull’identità”, altre due aziende – sempre straniere – starebbero preparando una lettera con la quale manifestare l’intenzione ad essere della partita.

Più di un passaggio dell’intervista, però, Burelli lo dedica al gruppo Marcegaglia che nelle scorse settimane è arrivato a Terni per incontrare sindaco, sindacati e poi per una tappa in Regione, per illustrare – seppure per sommi capi – i contorni del progetto che starebbe alla base dell’interesse per Ast.

“Il gruppo Marcegaglia – dice Burelli al quotidiano fondato da Eugenio Scalfari - ha scritto una lettera a Thyssenkrupp nella quale manifesta l’interesse per Ast. Ne siamo contenti, direi quasi orgogliosi visto che si tratta del nostro cliente più grosso. Ma vorrei ricordare ai fratelli Marcegaglia che oltre alla loro, sono arrivate anche altre manifestazioni di interesse e che essersi già presentati in città ad istituzioni e sindacati, non significa nulla. Anzi, da un certo punto di vista complica le cose”.

“Thyssenkrupp non ha ancora aperto la procedura formale e pubblica di vendita, che tra l’altro prevede la nomina di un advisor – ha aggiunto Burelli - dunque mi sembra prematuro ogni atto. Abbiamo ricevuto manifestazioni di interesse anche dal gruppo Arvedi e da due gruppi esteri che hanno chiesto riservatezza sull’identità. E a quanto ci risulta anche altre due aziende straniere starebbero preparando la lettera. Tutti avranno pari opportunità, nessuno parte in vantaggio. È un passo lecito, ma irrituale - conclude - che potrebbe essere frainteso. Qualcuno potrebbe pensare che già c’è un accordo, quando ovviamente non è e non può essere così”.

L’interesse di Marcegaglia nei confronti di Ast risale al lontano 1992, quando le allora Acciaierie di Terni vennero messe in vendita dall’Iri di Romano Prodi. Le chiavi di viale Brin finirono nelle mani della cordata Krupp-Falck-Riva-Agarini, ma il gruppo mantovano non smise di monitorare la situazione della grande fabbrica di Terni. Oggi quello spiraglio sembra riaprirsi ma le parole di Burelli rimescolano le carte di una partita che sembrava avere preso una piega diversa.

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Al netto di quella che sarà la conclusione della procedura di vendita (Ast viene valutata intorno al miliardo di euro, i tempi per il passaggio di consegne dovrebbero durare almeno un anno) le organizzazioni sindacali e le istituzioni tengono i fari puntati sulla tenuta occupazionale e sugli sviluppi dei prossimi mesi. Monitorando ogni passaggio per evitare che la vendita si trasformi in una svendita.

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