Sabato, 18 Settembre 2021
Economia

Vendita Ast, opposizioni e sindacati in pressing: “Serve un consiglio regionale straordinario”

Mozione urgente dei consiglieri della minoranza per chiedere alla presidente Tesei di fare il punto in assemblea. Le sigle: “Non basta la passerella elettorale”

Dopo le parole del ministro Giorgetti, ora serve un consiglio regionale straordinario. A richiederlo sono in queste ore le opposizioni regionali e le sigle sindacali. 

La politica A presentare una mozione alla Tesei, che verrà discussa domani, sono i consiglieri dei gruppi di minoranza Paparelli, Bori, Meloni, Porzi (Pd), De Luca (M5s), Fora (Patto civico per l’Umbria), Bianconi (Misto). Nel documento chiedono alla Tesei “di convocare, entro il mese di settembre, un consiglio regionale straordinario, aperto alle forze sociali, da tenersi a Terni ed avente ad oggetto il futuro di Ast e lo sviluppo industriale ed occupazionale della conca ternana. Unitamente a ciò si richiede alla Presidente della Regione l’impegno a richiedere, in considerazione della strategicità del sito Acciai speciali Terni e delle sue produzioni, l’immediata convocazione delle parti sociali e delle istituzioni locali alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al fine di assicurare ai massimi livelli, che il piano industriale che verrà e la credibilità dell'acquirente assicurino il mantenimento dell’integrità del gruppo compresa la parte commerciale, i volumi produttivi ottimali dell’azienda, il funzionamento dei due forni di fusione e lo sviluppo del sito in base alle effettive potenzialità sotto ogni punto di vista, verificando così anche il rispetto dei termini dell’accordo ponte e le prospettive di investimenti in campo ambientali e tecnologico”.

I tempi “Il ministro Giorgetti - spiegano i consiglieri - rispondendo all’interrogazione parlamentare sottoscritta da alcuni deputati, tra cui l’onorevole Walter Verini, ha dichiarato che la procedura di vendita del sito strategico di Ast sarà completata entro il mese di settembre e che entro quella data avremmo conosciuto  quale tra i vari players interessati all’acquisizione si aggiudicherà la proprietà dello stabilimento siderurgico di Terni. Il giorno successivo le suddette dichiarazioni e quelle di alcuni deputati umbri sono state smentite dall'Ad di Ast Massimiliano Burelli, che ha parlato invece di tempi più lunghi, asserendo che nelle interlocuzioni con il ministro non avrebbe mai parlato di date, spostando ai primi mesi dell'anno il possibile closing”.

“Lo scorso 22 aprile - ricordano ancora i consiglieri di minoranza - è stata avanzata una richiesta al sindaco di Terni per chiedere la convocazione delle parti presso il Mise e analoga istanza è stata fatta anche alla presidente della giunta regionale lo scorso 15 giugno 2021 ma entrambe non hanno avuto alcun esito non essendo mai stato convocato né un tavolo regionale né un tavolo nazionale in cui condividere i paletti da mettere al soggetto acquirente in ragione della strategicità e della peculiarità della produzione di Acciai speciali nella nostra Regione e nel Paese”. 

I sindacati Parallela la richiesta dei sindacati, in particolare del direttivo della Cgil Terni. “Serve un Consiglio regionale dell’Umbria aperto, da volgersi a Terni, per interrompere l'assordante silenzio delle istituzioni intorno alla vicenda Ast. Mentre siamo riuniti la presidente Tesei sta accompagnando in un tour elettorale in provincia di Perugia, il ministro. Al di là della legittima campagna elettorale, la provincia di Terni sta vivendo una serie di crisi industriali i quali dossier dovrebbero essere ben conosciuti dalla giunta regionale dell’Umbria”. In particolare sulla grande vertenza della vendita Ast la Cgil rimarca la totale disattenzione della giunta regionale rispetto alle precise richieste delle organizzazioni dei lavoratori. “Vale la pena ricordare – si legge ancora nell'ordine del giorno - che le organizzazioni sindacali dei metalmeccanici, a Terni, avevano chiesto prima al sindaco di Terni (22 aprile 2021) e poi direttamente alla presidente della giunta regionale (16 giugno 2021) di attivarsi per riaprire il tavolo, vista l’imminente vendita del sito di viale Brin, senza contare che la stessa richiesta era stata fatta da Fim, Fiom e Uilm nazionali. Ma tutte queste richieste sono rimaste ad oggi inascoltate. Dunque, il confronto non si è mai aperto, ma nel frattempo la procedura di vendita è passata alla fase tre, con la presentazione di alcune offerte vincolanti, che per il momento dovrebbero scongiurare lo spacchettamento del sito. Il ministro nel rispondere ad una interrogazione alla Camera sul tema – ricostruisce ancora la Cgil ternana - si è limitato a dare un timing sulla procedura con un grado di precisione meno marcato di quanto già a conoscenza delle organizzazioni sindacali e ad assicurare una buona risposta alle aspettativa dei lavoratori, senza però presupposti concreti da accompagnare all’annuncio. Ed infatti, rimangono aperte le questioni sul perimetro di vendita e sulla tenuta degli assetti impiantistici e i livelli occupazionali e salariali dei lavoratori diretti e dell’indotto”.

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