Vertenza Sangemini, Ami rilancia: nessuna chiusura, puntiamo sulla prossima stagione estiva

La nota di Acqua minerali d’Italia dopo l’allarme dei sindacati: fase delicata per il settore, pronti alla riorganizzazione del gruppo in tutto il Paese

“Nessuna chiusura degli stabilimenti, né a San Gemini, né in Umbria, né in Italia”. Il Gruppo Acque minerali d’Italia – proprietario del marchio Sangemini, oltre che di Fabia, Grazia, Aura e, tra g.li altri, Norda e Gaudianello – mette un punto fermo sulla vertenza che in queste settimane sta investendo lo storico stabilimento di acque minerali di San Gemini e che, in linea generale, riguarda tutti gli otto stabilimenti presenti sul territorio nazionale.

LEGGI | Crisi Sangemini, le ombre sul marchio

La nota diffusa dall’azienda nella giornata in cui i sindacati territoriali sono stati ricevuti dal prefetto di Terni proprio per chiedere al management di Ami di uscire allo scoperto, sembra voler segnare una svolta nella vertenza. Almeno sulla carta.

“Il Gruppo Acque Minerali d’Italia - dice il documento - è da sempre presente e attivo nell’interlocuzione con le istituzioni e con le strutture territoriali per far fronte alla situazione relativa agli stabilimenti umbri”.

Rispetto ai contenuti della vertenza Sangemini, Ami dice dunque che non solo “non è prevista nessuna chiusura degli stabilimenti, né a San Gemini, né in Umbria, né in Italia”, ma anche che “è allo studio una riorganizzazione e una razionalizzazione del gruppo, che permettano di rendere sostenibili le attività sui territori, anche alla luce della fase problematica del settore delle acque minerali in Italia che riguarda tutti i player presenti sul territorio, e dopo aver investito circa 60 milioni di euro negli stabilimenti produttivi, vista l’esigenza di ammodernamento e ristrutturazione degli impianti di imbottigliamento”.

I punti interrogativi però restano, perché – evidentemente – la nota aziendale non svela i retroscena di politica industriale e di pianificazione finanziaria che si starebbero delineando.

L’ipotesi che però circola più insistentemente è che Ami stia valutando la possibilità di vendere rami d’azienda così da incassare la liquidità necessaria per mettere nuova benzina nei motori del gruppo. E tra i possibili “pezzi” da far finire sul mercato, non ci sarebbe comunque Sangemini.

“La società – si conclude la nota - è quindi impegnata a individuare al più presto una soluzione di concerto con tutti gli attori in campo, nazionali e territoriali, in modo da affrontare al meglio la prossima stagione estiva, servendo i propri clienti con il supporto di tutta la filiera produttiva”.

C’è insomma da pianificare l’estate che, per una azienda di acque minerali, rappresenta il cuore della stagione produttiva. E c’è da capire se e come sarà possibile individuare partnership efficaci per fare in modo che il marchio di acque minerali del Ternano continui a fare la storia del settore.

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