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Martedì, 7 Febbraio 2023
Economia

Treofan, da Hgm ai turchi di Polifin: “Ma dopo due anni, stiamo ancora parlando di cassa integrazione”

Commissioni congiunte a Palazzo Spada per discutere del futuro dell’azienda del polo chimico ternano. Il liquidatore Varazi: “Pandemia, costi energetici e personale: situazione difficilissima”

“La novità di oggi è che dopo due anni stiamo ancora parlando di cassa integrazione”. La vertenza Treofan entra a Palazzo Spada ad una ventina di giorni di distanza dal tavolo convocato al Mise per il prossimo 23 dicembre e a tre mesi dalla scadenza degli ammortizzatori sociali, che per i 102 lavoratori dello stabilimento del polo chimico ternano, ancora di proprietà degli indiani della Jindal, si esauriranno alla fine di febbraio.

Tempi stretti, futuro incerto e alcuni silenzi che, più di tante parole (“di chiacchiere – dice Fabrizio Ribelli, sindacalista della Cgil – ne sono state fatte pure troppe”) che hanno rimbombato in maniera piuttosto fragorosa nella sala del consiglio comunale di Terni.

A fare gli onori di casa, la presidente della seconda commissione consigliare di Palazzo Spada, Rita Pepegna: “Ho fortemente voluto questo incontro. Sapevamo che non sarebbe stato risolutivo, ma speravamo anche di avere qualche informazione in più”, ha detto in vari momenti della seduta, sottolineando anche che “oltre allle prospettive dell’azienda, io chiedo alla Regione che ci sia una proroga per la cassa integrazione, perché le famiglie mangiano tutti i giorni. Il lavoro è un diritto che deve essere mantenuto e sostenuto dalle istituzioni. La Regione ha un compito importante, chiedo che ci sia un intervento concreto”, ha ribadito la presidente anche e soprattutto a fronte dell’assenza dell’assessore regionale allo sviluppo economico Michele Fioroni, sostituito in audizione da un funzionario dell’assessorato, presente in “qualità di auditore” proprio in virtù del prossimo tavolo romano, dal quale “speriamo di ricevere buone notizie”.

Presente in qualità di auditore anche il ministero delle imprese i cui funzionari si sono limitati a ribadire la data di convocazione del tavolo.

“Non sono deluso dalle affermazioni del ministero e della Regione – commenta Fabrizio Framarini, Femca Cisl dell’Umbria - Non era un problema di audio, ma l’assenza di notizie”.

E dunque, il punto sulla vertenza ruota tutto attorno alla presenza del liquidatore di Treofan, Filippo Varazi. Che ha confermato le voci circa l’interessamento al sito industriale da parte di Hgm, azienda di proprietà della famiglia Sangiovanni, leader nella produzione di cavidotti per la fibra ottica e la fornitura di servizi ad operatori della telefonia. Con 350 dipendenti diretti e un migliaio in tutta Italia, la Hgm ha proposto per Treofan un progetto di reindustrializzazione finalizzato alla produzione di servizi per la telecomunicazione dando vita ad un’operazione complessa nell’ambito dell’economia circolare, attraverso processi ecosostenibili, con l’obiettivo di rafforzare il Gruppo con l’acquisizione dello stabilimento di Treofan a Terni che, grazie al posizionamento geografico, riveste un ruolo importante nei progetti della transizione energetica e digitale del Paese", come riporta il verbale del tavolo convocato al Mise lo scorso 5 settembre e che anticipava un possibile closing dell'operazione avvenisse entro settembre. Closing che, evidentemente, non c’è stato.

Quella di Hgm è stata definita da Varazi come, ad oggi, “l’unica offerta con cui si sta trattando da mesi per cui ci sono dei dettagli. Hgm propone un’attività industriale diversa da quella di Treofan. Non so se sia conveniente o no. Nessuna opzione è esclusa. Dimostrazione ne é che da lì i macchinari non li ha toccati nessuno. È vero che qualcuno li sta venendo a visitare”, così come è vero che nel pomeriggio di oggi, primo dicembre, una delegazione tecnica di Hgm ha effettuato un sopralluogo per verificare quali sono gli spazi che è possibile utilizzare fin da subito e quelli per cui ci sarà la necessità di una ristrutturazione.

Sul tavolo di Varazi ci sarebbe però qualche altra carta. I turchi di Polifin ltd, che hanno chiesto (“l’altro ieri”) degli approfondimenti legati a costo del personale e costo dell’energia. E poi ci sarebbe un offerta dall’Arabia, “che verrà presa in considerazione se è solida e se è vera”. Mesi di trattative sono andate avanti con la vicina Novamont. Ma sembra che ai problemi di Treofan si siano aggiunte le congiunture internazionali (pandemia, guerra in Ucraina, costo dell’energia, anche se il mercato del film e del prolipropilene restituisce stime di crescita del 4,5% per il 2023) che stanno rendendo la situazione “difficilissima”.

Quello che manca, però, è il tempo. “Queste famiglie da due anni stanno vivendo con la cassa integrazione, che è una cifra minima, e fanno i conti con gli aumenti di tutti – dice Doriana Gramaccio, Uiltec Uil dell’Umbria - Sta diventando un problema sociale e invece su questi tavoli abbiamo sempre il silenzio. Ma al contrario, l’Umbria deve alzare la voce”.

“Sono due anni che abbiamo perso serenità e cerchiamo di risolvere il problema senza sapere a chi rivolgerci”, dice uno dei lavoratori Treofan in commissione. E un altro gli fa sponda: “La novità di oggi è che dopo due anni, stiamo ancora parlando di cassa integrazione”.

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