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Treofan, la proposta di Jindal: sette mensilità per la buonuscita e un anno di cassa, ma niente macchinari

Un’altra fumata nera nella vertenza dell’azienda chimica ternana, aggiornato il tavolo di trattativa: giovedì prossimo si torna al ministero del lavoro

Sul tavolo della vertenza Treofan c’è l’ultima carta giocata da Jindal. E la proposta della multinazionale indiana per chiudere la trattativa è questa: un anno di cassa integrazione, sette mensilità di buonuscita per i lavoratori che accetteranno il licenziamento senza strascichi. E nessuna possibilità di utilizzare i macchinari.

Si chiude con un’altra fumata nera l’ennesima giornata di confronto tra azienda e parti sociali al tavolo del ministero del lavoro. Ore di tira e molla, in un braccio di ferro che rischia di spaccare il fronte sindacale e quello dei lavoratori. Sembra infatti che l’azionista principale chieda l’unanimità per ratificare l’accordo. Divide et impera, dicevano i romani.

Unanimità che però non ci sarebbe e dunque la riunione è aggiornata. Si torna a Roma giovedì prossimo, 25 febbraio, ore 10. Da una parte, l’azienda. Che non ne vuole sapere di lasciare i macchinari a Terni né – soprattutto – di concedere così la possibilità di non spegnere i motori della fabbrica. Dall’altra chi invece punta a raggiungere l’obiettivo principale che è quello della continuità produttiva: i macchinari restano in azienda, la produzione continua perché la storia di Treofan, e le competenze di chi ci lavora, non vanno buttate al macero. In mezzo – ed è forse questa la novità dell’ultimo giorno – chi invece si è reso conto che Jindal non molla. O almeno, sembra non voler mollare. E dunque, vale forse la pena passare all’incasso.

Da qui a giovedì la strada è ancora lunga: le limature sembrano essere ancora possibili e magari – nel frattempo – da Jindal potrebbe arrivare qualche passo in avanti.

“La tanto faticata unità dei lavoratori e delle Rsu costruita nel tempo, vera forza e macchina da guerra di questa battaglia – commenta il Partito comunista di Terni, che segue dalla primissima ora l’evoluzione della vertenza Treofan - è stata tradita dalle logiche concertative dei sindacati nazionali che, fregandosene della volontà della maggioranza dei lavoratori, hanno ceduto sulla tenuta dei macchinari segnando dunque la fine del lavoro al polo chimico ternano. A conferma di ciò, le Rsu sono state definitivamente messe in condizioni di non nuocere dai propri stessi sindacati”.

“Uno Stato libero di difendersi avrebbe impedito anche la svendita di De Benedetti alla Jindal per pochi spiccioli, acquisizione palesemente finalizzata solo ed esclusivamente alla chiusura degli impianti di Battipaglia e Terni. Ora che abbiamo i "migliori al governo", perché il presidente del consiglio e i ministri del lavoro e dello sviluppo economico non hanno indetto subito un tavolo di trattativa per evitare la chiusura della Treofan? Non sono questi i nuovi salvatori della Patria?”.

“Uno Stato gestito da politici che non fanno gli interessi del popolo, sindacati la cui unica missione è quella di agevolare con variopinti scivoli il licenziamento dei lavoratori, un tessuto sociale che sotto questi colpi sarà sempre più diviso e incosciente. Serve prenderne atto, organizzare unione popolare, sociale e tra i lavoratori, sovvertire un sistema all'apparenza imbattibile, vero fascismo dei nostri giorni”.

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