Elezioni regionali, i “sassolini” di Fora: non sono Belzebù, se qualcuno vuole perdere apposta, non conti su di me

Il candidato del centrosinistra ribatte alle critiche: Salvini non è più invincibile, una battaglia che sembrava persa, si è improvvisamente riaperta

“Una battaglia che sembrava persa, si è improvvisamente riaperta. Oggi nascerà un nuovo governo. Salvini non è più invincibile. Se qualcuno ha deciso che si vuole perdere apposta, non potrà contare su di me. Se invece si vuole provare a vincere, e a farlo attraverso l’unità sul programma per la Regione, e solo su quello, sono a disposizione, giorno e notte, per trovare un punto di incontro”.

Alle numerose voci di apprezzamento nei confronti di Andrea Fora, in questi ultimi giorni si sono unite critiche verso quello che è – al momento – il candidato di una coalizione di centrosinistra (ad esclusione del Partito comunista) che potrebbe allargarsi anche al Movimento 5 Stelle. Ed è proprio nei confronti dei critici che l’ex presidente di Confcooperative Umbria indirizza il suo post di Facebook.

Un ragionamento amplio, quello di Fora, che parte dalla sua disponibilità e arriva ad oggi. “Ho annunciato la mia disponibilità a candidarmi presidente della Regione Umbria un mese fa. L’ho fatto prima della pausa estiva per due ragioni: perché le elezioni sono dietro l’angolo e per dare a tutti la possibilità di prendere posizione sulla mia scelta, e anche criticarla o metterla in discussione se questo fosse stato funzionale a essere uniti e competitivi”.

Fora parla di “un progetto difficilissimo ma entusiasmante, nel quale credo moltissimo” e rispetto al quale ha lavorato “in modo proficuo con diversi mondi del civismo e dell’associazionismo” arrivando fino “alla creazione di quattro liste a mio sostegno”.

In queste settimane non ho sentito voci discordanti rispetto alle mie basi di programma: coniugare sviluppo economico e rispetto dell’ambiente; abbattere le liste d’attesa; sostenere i progetti di vita e di lavoro dei giovani umbri per evitare che siano costretti ad andar via; dare garanzie, una volta per tutte, alle popolazioni colpite dai terremoti; bloccare la volontà della destra di far arretrare la nostra regione sul tema dei diritti. Ma da qualche giorno, e in particolare dopo la decisione del Pd di sostenere la mia candidatura, sembra che per alcuni io sia diventato Belzebù. A questo punto vorrei capire a che gioco stiamo giocando”.

“Capisco le perplessità, si intenda. Non sono del Pd e, con tutto il rispetto, non conto di farne parte. Anzi, dirò di più: sul fatto che il Pd umbro debba dare un taglio nettissimo col passato la penso esattamente come chi, oggi, sta cinicamente facendo tiro al piattello con la mia candidatura. L’ho detto anche ai loro dirigenti: li ringrazio per le loro parole e il loro appoggio ma sia chiaro che per me il rinnovamento e il cambio di passo, il big bang, come l’ho chiamato, riguarda tutti, e per primo il Pd. E devo dire che ho trovato grande disponibilità e comprensione, accanto a qualche malumore che capisco. Ma o si cambia completamente, o non ha senso una proposta come la mia”.

Per queste ragioni trovo del tutto strumentali un paio di argomenti. Il primo è che pare sia diventata una colpa il risultare attrattivi per chi, alle Comunali di Perugia, non ci vota oramai da anni. Non ci vota proprio perché non abbiamo saputo rinnovare abbastanza: adesso che si sta provando a rinnovare le cose potrebbero andare diversamente. Non è che qualcuno preferisce perdere bene a vincere, preferisce un orticello sempre più piccolo alla possibilità di fare ciò che davvero serve all’Umbria? La seconda è che io non sia abbastanza civico: io, che vengo dal mondo dall’impresa e dell’associazionismo, che non ho mai fatto politica in vita mia, vengo accusato da poco civismo da politici di professione. Nulla contro i politici di professione, ma chiedo rispetto per la mia biografia, almeno quello”.

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“A questo punto vorrei provare ad andare fino in fondo col ragionamento: il problema sono io o è il PD? Se fossi io, e se ci fosse un altro nome che favorisse l’unità tra il Pd e la sinistra, è il momento di farlo. Mancano sei settimane al voto, non sei mesi. Se il problema fosse il Pd, e lo sarebbe anche se candidasse Obama, è il momento di dirlo. Vorrebbe dire che c’è un pezzo di ceto politico umbro che ha deciso che è più importante il destino di un partito che quello di una regione, e soprattutto di chi la vive tutti i giorni. Vorrebbe dire che c’è qualcuno che ha già considerato la battaglia persa e che ritiene che le passerelle trionfanti di Salvini siano il male minore. Io non faccio parte di chi la pensa così. Non avevo bisogno di fare politica per avere un ruolo”.

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