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Domenica, 27 Novembre 2022
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Terni e il mistero Caravaggio: arriva la mostra “Dramma e Passione”

Grazie alla Fondazione Carit esposte due opere del celebre pittore: la Maddalena addolorata e La Crocifissione di sant’Andrea

È in programma a Terni, nella sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni, dal 27 ottobre 2022 all’8 gennaio 2023, la mostra dal titolo Dramma e Passione - da Caravaggio ad Artemisia Gentileschi. Una mostra incentrata su un’opera mai esposta di Artemisia Gentileschi, Giuditta con la testa di Oloferne e in particolare su due opere di Caravaggio difficilmente visibili al pubblico, la Maddalena addolorata e La crocifissione di sant’Andrea. Un evento curato dallo Storico dell’arte Pierluigi Carofano, in collaborazione con Tamara Cini, che si svilupperà in otto sale al piano terra di Palazzo Montani Leone, allestito per l’occasione. La mostra sarà a ingresso libero nei giorni martedì e mercoledì dalle 15.30 alle 19.30, giovedì, venerdì, sabato e domenica dalle 9 alle 13 e dalle 15.30 alle 19.30.

L’intervento del curatore Pierluigi Carofano

“La mostra è uno straordinario viaggio nella pittura del Seicento. Nelle sale di Palazzo Montani Leoni il visitatore potrà ammirare dipinti di maestri sommi come Caravaggio, Bartolomeo Manfredi, Orazio e Artemisia Gentileschi, Mattia Preti. Il percorso si snoda tra otto sale tematiche che vedono l’affermazione della pittura naturalista di matrice caravaggesca sino al confronto con il classicismo emiliano di Guido Reni e Guercino, lo scontro con nemici di Caravaggio come Baglione Salini, e il trionfo della pittura barocca con Bernardo Strozzi e Mattia Preti.

Il percorso comincia con lo straordinario Ritratto di dama della Pinacoteca Capitolina di Roma e termina con la Maddalena penitente di Mattia Preti della Fondazione Carit. Oltre a presentare un assoluto inedito di Artemisia Gentileschi, Giuditta con la testa di Oloferne, la vera e propria star della mostra è Caravaggio, con ben due opere difficilmente visibili al grande pubblico. La prima è la Maddalena addolorata che, grazie ad un documento recentemente rinvenuto all’Archivio di Stato di Roma, è da ritenersi il modello della figura della Maddalena nella Morte della Vergine del Louvre. L'altra è la Crocifissione di sant’Andrea, (cosiddetta versione “Back-Vega”) esposta a pieno per la prima volta in Italia, tranne una fugace apparizione a Siracusa nel periodo Covid.

Questo dipinto raffigura la Crocifissione di sant’Andrea apostolo, accusato della conversione al cristianesimo della moglie di Aegeas, proconsole di Patrasso. Il Santo è colto nell’attimo in cui spira. Due lunghi giorni di supplizio in cui esangue ripete con grande forza il suo Credo, al punto che il popolo di Patrasso chiede al proconsole di liberarlo. Ma Andrea vuole morire come Cristo ed è così che una forza divina paralizza le mani e le braccia di chi tenta di sciogliere i nodi che lo trattengono alla croce. La figura del Santo, fulcro del dipinto, è descritta minutamente. Particolarmente ben rappresentata è l’anatomia delle vene che rende viva la sofferenza. Gli occhi semichiusi, una lacrima sulla guancia destra incorniciati da una luce abbagliante testimoniano l’incontro con il divino prima dell’ultimo respiro. Si potrebbe leggere in questa raffigurazione la conversione spirituale di Caravaggio che, a partire dalla Resurrezione di Lazzaro di Messina, compie un percorso di redenzione interiore che traspare nelle sue tele, quasi velate da un'aura mistica.

Ancora una volta il Merisi attinge a modelli della realtà in cui vive cogliendone i particolari più crudi. Si noti la popolana ai piedi della croce, rappresentata con il gozzo tipico della patologia tiroidea diffusa tra i poveri. Quello di Caravaggio è un approccio di taglio cinematografico, che coglie l’attimo nel suo divenire. Secondo le testimonianze sarebbero due le versioni della Crocifissione di Sant’Andrea dipinte da Caravaggio: quella qui esposta il cui primo proprietario fu il pittore Louis Finson e quella portata in Spagna dal conte di Benavente, al termine del suo viceregno napoletano (1610), come ricordato dal Bellori (1672), oggi conservata al museo di Cleveland”.

Parla il presidente della Fondazione Carit, Luigi Carlini

“Dopo oltre due anni e mezzo dall’ultima mostra dal titolo Immaginaria. Logiche d’arte in Italia dal 1949, terminata a inizio pandemia, Palazzo Montani Leoni torna finalmente ad ospitare un evento di grande rilievo. Con Dramma e Passione - da Caravaggio ad Artemisia Gentileschi’, la Fondazione intende celebrare il nascere e lo sviluppo del caravaggismo a partire dagli anni della formazione di Caravaggio, al pieno fiorire della sua arte pittorica, fino alla cultura barocca di Mattia Preti. Trentatré opere provenienti da tutta Italia e dal Regno Unito, alcune delle quali sconosciute al grande pubblico, concesse in prestito da primari musei italiani, da consorelle fondazioni bancarie, da enti locali e da privati, che la Fondazione Carit ringrazia sentitamente per la cortese collaborazione e fiducia accordate. Tra le opere in mostra, la Fondazione è orgogliosa di presentare per la prima volta due delle ultime acquisizioni per la propria Collezione d’arte: la tela di Artemisia Gentileschi raffigurante Giuditta e la serva con la testa di Oloferne e la Maddalena penitente di Mattia Preti. Due opere inedite, studiate e documentate in questo catalogo da stimati storici e critici d’arte, che hanno fatto rientro, dopo un lungo periodo, in una raccolta istituzionale o che, nel caso di Artemisia Gentileschi, hanno fatto ritorno in Italia da Vienna. La Fondazione, infatti, nell’ambito dell’attività svolta per la tutela dei beni storico artistici, interviene con l’acquisto, recupero e valorizzazione di opere che altrimenti andrebbero disperse e allontanate dal territorio italiano. A questa azione associa sovente un apporto scientifico, attraverso la realizzazione di una rassegna espositiva e di una pubblicazione di pregio. La Fondazione, con questo grande evento dedicato a Caravaggio, ad Artemisia Gentileschi e a insigni maestri del Cinquecento e Seicento, ha voluto celebrare i trent’anni della sua nascita (1992-2022) e ha inteso confermare il ruolo di Palazzo Montani Leoni, quale polo culturale di riferimento per esposizioni d’arte nell’Italia centrale. Il lavoro di una istituzione per il proprio territorio, l’esperienza al servizio della collettività, la dedizione e l’attaccamento alla comunità, hanno permesso, ci si augura, di realizzare uno dei migliori momenti artistici che la città abbia mai avuto, contribuendo allo sviluppo locale e turistico”.

La dottoressa Anna Ciccarelli, segretario generale della Fondazione Carit, sottolinea “il ruolo dell’istituzione di origine bancaria per la conservazione dell’identità culturale e artistica di un territorio, che si attua attraverso l’acquisizione di opere che rischiavano di essere allontanate dal Paese e che sono state, invece, recuperate e restituite alla collettività”. “Spicca la Decollazione del Battista di Livio Agresti, artista originario di Forlì che operò in Umbria a partire dal 1557: è stata restaurata dalla Fondazione ed è attualmente esposta al piano nobile di Palazzo Montani Leoni. La Fondazione ha riportato in Italia la Giuditta che mostra la testa di Oloferne ai Betuliani di Girolamo Troppa, a seguito di una trattativa privata, nel giugno del 2019. Un’altra splendida Giuditta e la sua serva con la testa di Oloferne attribuita ad Artemisia Gentileschi è stata acquistata a giugno del 2021 presso la casa d’aste Dorotheum di Vienna. A tutt’altro genere appartengono altre due opere seicentesche della Collezione della Fondazione: una raffigurazione dell’Estate e una dell’Autunno attribuite all’artista del barocco fiammingo, Sebastian Vrancx. La Fondazione, non avendo un’opera rappresentativa di questo genere, ha partecipato all’asta tenutasi a Londra da Christie’s il 3 dicembre 2019, aggiudicandosi la coppia di preziosi dipinti fiamminghi. A Giandomenico Cerrini, artista attivo nella metà del XVII secolo, è attribuito Agar e l’angelo, acquistata a Prato da Farsetti nel novembre del 2005. La raccolta d’arte della Fondazione si compone non solo di opere acquistate sul mercato antiquario o ricevute in donazione, ma anche di quadri provenienti dalla Cassa di Risparmio di Terni e Narni e conferiti all’atto dello scorporo avvenuto nel 1992”.

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