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Giovedì, 18 Aprile 2024
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La musica come “arma” nella battaglia contro la malattia: la “seconda vita” di Corrado Puliatti

Siciliano d’origine e ternano d’azione, il prete ortodosso e anche un cantante di successo nell’Est Europa: “Videoclip e registrazioni fra Polonia e Romania, è la mia sfida”

Dieci videoclip girati in nemmeno un mese, dodici registrazioni tra Polonia e Romania, la battaglia tra la vita e la morte. Una sfida vera e propria, quella di Corrado Puliatti.

Siciliano d’origine, ternano d’adozione, Puliatti è un prete ortodosso della chiesa ucraina, impegnato per anni nella lotta alle organizzazioni criminali, alla prostituzione e allo spaccio di sostanze stupefacenti soprattutto nel mondo giovanile. Oggi si sta dedicando alla sua passione, quella della musica: è un cantautore molto apprezzato nell’est Europa, detentore di due dischi d’oro e uno di platino con il brano Incancellabile, ancora nelle top ten dell’Est Europa.

“La paura più grande che ho, non è tanto quella di morire, bensì quella di non poter lasciare ai posteri i miei pensieri cantati. Abbiamo fatto, e parlo ovviamente al plurale, perché tutti i miei collaboratori si sono fatti in quattro sia di giorno che di notte, quasi dei salti mortali e chilometri e chilometri di strada tra Polonia e Romania. Per quanto riguarda la Polonia, dopo aver raggiunto una clinica particolare in Svizzera, ho voluto girare un videoclip tra i confini della Slovacchia e appunto la Romania”.

“La cosa più bella – racconta - è che la regista del videoclip, Christina Mattei, è una bambina di 12 anni, intelligentissima con una grande capacità di inventiva che supera qualsiasi aspettativa. Ha diretto, in modo magistrale, qualsiasi mio movimento nel videoclip, ha studiato il brano per circa una settimana, affinché riuscisse ad ottenere il risultato. Bisogna dare fiducia a chi ha voglia di fare e non importa l'età ma ciò che conta è la passione, soprattutto nell’arte”.

Come vive la sua malattia?

“Vivo in un appartamento di Bucarest quasi in solitudine. Purtroppo le malattie si debbono accettare, non siamo noi a decidere come vivere. I problemi vanno risolti, questo è poco ma sicuro, ma attraverso la sofferenza bisogna scorgere quella luce che arriva un po’ a tutti. La solitudine e il dolore giocano dei brutti scherzi, ma sicuramente non mi faccio abbattere”.

Rientrerà in Italia, a Terni?

“Ho deciso di rimanere qua, non perché io non ami l’Italia, ci mancherebbe, è la mia terra, ma il mio corpo voglio donarlo a questa terra che tanto mi ha dato. Sicuramente non dimentico chi dall’Italia ogni giorno mi scrive e cerca di starmi vicino nel miglior modo possibile, lasciando anche i propri impegni per me”.

In Italia ha svolto delle battaglie contro criminalità e droga, stessa cosa ha fatto in Romania. Cosa fare contro questa piaga sociale?

“Ho cercato solo di dare un contributo. Ma bisognerebbe abbattere i muri dell’omertà, che non hanno né confini né nazionalità”.

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