Giovedì, 23 Settembre 2021
Eventi

Viaggio in Sabina, la regione che non c’è: gran finale per l’edizione 2020 del Terni Film Festival

“Terza ondata” della rassegna fra ricchezze storiche, archeologiche, musica ed eccellenze gastronomiche

foto di Luca Mannaioli

È calato (quasi) definitivamente il sipario sulla sedicesima edizione del Terni Film Festival, la più lunga della storia di questa rassegna. Dopo ben nove mesi e due ondate (la prima online a novembre e la seconda dal vivo a maggio) domenica 8 agosto si è tenuta infatti la cosiddetta “terza ondata” in territorio sabino, che ha visto la partecipazione – tra gli altri - dei soprintendenti alle Belle arti Alessandro Betori e Francesca Licordari, dell’archeologa Monica Volpi, del dottor Giorgio Filippi e del professor Pietro Nelli.

La giornata è iniziata con le visite al santuario di Santa Maria in Vescovio (nel comune di Torri in Sabina) presso il quale si trova l’interessantissima area archeologica di Forum Novum e della villa romana di Cottanello, i cui scavi sono partiti nel 1968.

La giornata è proseguita poi al Pago, il suggestivo bosco di Vacone, riqualificato nel 1998 da monsignor Ausilio Zanzotti per donarlo alla comunità e attualmente gestito dalla Fondazione San Cristoforo.

Dopo l’esibizione del gruppo storico romano Legio I Minervia, è stato il momento della degustazione dei prodotti tipici locali e quindi del convegno introdotto da Gianpaolo Pinna, presidente dell'associazione Adesso e curatore del focus sulla Sabina, definita da lui “la regione che non c’è”.

In realtà questo territorio ha molto da offrire, come hanno sottolineato Betori e Licordati che, insieme a Paola Refice e Daniele Carfagna, hanno curato la mostra (aperta fino al 10 ottobre) a palazzo Dosi-Delfini di Rieti su tesori attribuiti all’antico popolo dei Sabini. Si tratta di oltre 140 reperti risalenti al periodo compreso tra il VII e il IV secolo avanti Cristo e riportati, da diverse parti del mondo e anche dopo alcune battaglie legali, nella loro terra d’origine. Tra questi spiccano sicuramente il carro di Eretum (che prima era esposto a Copenaghen) e i corredi funerari provenienti dalla Tomba XI della necropoli di Colle del Forno (nell’area della ricerca del Cnr di Montelibretti) appartenuti al principe di Eretum e alla sua stirpe.

Dopo un rapido ringraziamento del sindaco di Vacone, Marino Capanna, è intervenuta la dottoressa Volpi che ha illustrato alcune foto (scattate da Roberto Lucignani) della villa romana di Cottanello visitata la mattina. L’archeologa, che è pure assessore nel piccolo borgo reatino, ha voluto evidenziare come i preziosi mosaici di tale villa fossero, prima della pandemia, sottoposti a una periodica pulitura da parte degli studenti. L’illustrazione ha riguardato anche l’eremo di San Cataldo (ancora chiuso per il Covid19) e la cava del pregiato marmo rosso di Cottanello, utilizzato persino da Gian Lorenzo Bernini e Francesco Borromini per decorare le più celebri chiese romane.

Tantissime le idee messe sul piatto da Filippi, archeologo, topografo ed epigrafista. Appassionato di archeologia da mezzo secolo, Filippi aveva già provato tempo fa a creare un consorzio di comuni per valorizzare il territorio sabino, ma la cosa non ha funzionato. Tuttavia egli, che può vantare oltre trent’anni di esperienza ai Musei Vaticani, non si è perso d’animo e ora ha in progetto la trasformazione in parco archeologico dell’importante necropoli di Poggio Sommavilla (attuale frazione del comune di Collevecchio e antico capoluogo della Sabina) ma anche la realizzazione di un dépliant che illustri tutte le ricchezze presenti nel territorio comunale di Vacone. E già lo ha fatto con una mappa, adesso a disposizione dell’amministrazione comunale, che riporta i beni culturali e ambientali, che per lui comprendono sia i punti panoramici (ha fatto notare che “dall’eremo di Sant’Orsola si possono osservare addirittura cento paesi”) sia le risorse idriche (nel comune di Vacone ci sono numerosi mulini ad acqua e a trazione animale che per lui andrebbero riscoperti) sia i luoghi collegati all'attività industriale, ricordando come gli edifici del paese in questione siano stati eretti con calce e mattoni prodotti in loco. “L’uomo deve vivere in equilibrio con l'ambiente che lo circonda e rispettare ciò che è stato costruito prima di lui” ha chiosato.

Necessità di valorizzare il territorio ribadita pure da Nelli, che ha altresì lanciato l’allarme sullo spopolamento della Sabina. “C’è bisogno di gente capace e con grande spirito di iniziativa”, è l’auspicio dello scrittore e ricercatore, che spera in un'inversione di tendenza anche grazie all'apporto di cittadini stranieri.

E sembra già aver recepito questo appello, prima ancora di ascoltarlo, James Johnson, cittadino canadese che 12 anni fa, durante un periodo di vacanza a Roma, attraverso una semplice ricerca su Google scoprì la Sabina, rimanendone presto incantato. Da Vancouver a Casperia per collaborare alla realizzazione di questo focus. Oggi il suo blog su questa terra è seguito in più di 60 Paesi.

L’intensa domenica sabina – animata dal duo Jungle Acustic composto da Valter Vincenti e Benedetta Gelati - si è conclusa con l’esibizione del soprano Alessia Minicucci, originaria proprio di Vacone e da poco nominata responsabile del Cenacolo delle Arti dell’Istess.

Il prossimo appuntamento sarà “Vacunalia Festival”: una due giorni - in programma il 20 e 21 agosto - dedicata ad opere artistiche, workshop, incontri, degustazioni di prodotti enogastronomici, book sharing e musica, trekking, laboratori teatrali per bambini e performance di vario genere.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Viaggio in Sabina, la regione che non c’è: gran finale per l’edizione 2020 del Terni Film Festival

TerniToday è in caricamento