Azienda ospedaliera unica in Umbria, sull’ospedale di Terni si riaffacciano le nuvole nere

L’ipotesi della fusione nella nuova convenzione con l’Università di Perugia come era già anticipato nella bozza di piano sanitario regionale del 2019. I paletti della Cisl medici e le polemiche del Movimento 5 Stelle

“La presenza di un’unica Università nella Regione renderebbe agevole l’integrazione in un’unica azienda ospedaliera, in due sedi, con unico organo di indirizzo. Tale accorpamento consentirebbe una maggiore aderenza agli standard qualitativi (volumi/esiti), tecnologici e strutturali previsti dal decreto ministeriale 70/2015, rispetto all’assetto attuale. Anche i requisiti necessari all’accreditamento della didattica, per la formazione di base e specialistica ne trarrebbero vantaggio”.

Se oggi fa discutere l’ipotesi che sarebbe contenuta nella nuova convenzione tra Regione Umbria e Università degli studi di Perugia, vale la pena ricorda che lo “spettro” della fusione tra azienda ospedaliera di Perugia e Terni faceva già parte della bozza di piano sanitario regionale che – anticipata da Terni Today nel gennaio 2019 – non vide mai la luce anche (forse) per le questioni giudiziarie che seguirono l’esplosione del caso “sanitopoli”.

Sembra si torni a parlare di un progetto che esiste da tempo e che oggi potrebbe prendere la sua forma definitiva, accompagnato anche da un ulteriore processo di razionalizzazione della sanità regionale: quello dell’accorpamento delle aziende sanitarie (le Usl) in un’unica struttura a servizio di tutto il territorio regionale.

“L’azienda sanitaria unica e l’azienda ospedaliera unica Perugia-Terni non risolvono il problema dell’integrazione tra ospedali e territorio”. La Cisl medici Umbria in una nota del segretario generale regionale, Tullo Ostilio Moschini, sostiene invece la necessità di due aziende sanitarie, nord e sud, con ospedali integrati tra di loro con una propria missione sul territorio: distretti, servizi, medicina generale, continuità assistenziale. “Scelta che consentirebbe una migliore e più veloce gestione economica e del personale” le parole di Moschini.

“L’Università in convenzione rappresenta un valore scientifico per tutta l’Umbria. Ma proprio per questo motivo - sostiene la Cisl medici Umbria - crediamo che la convenzione vada elaborata, condivisa e scritta insieme con i professionisti ospedalieri e territoriali. Per valorizzare il sistema sanitario regionale, la politica sanitaria deve rimanere in capo alla Regione così come la scelta delle direzioni, dai manager ai direttori di struttura”.

“Crediamo - spiega Moschini - che ci siano due problematiche fondamentali da considerare. Da una parte vanno ascoltati i professionisti della Sanità per capire le criticità e per conoscerne le proposte di soluzione. Dall’altra è necessario ascoltare le parti sociali, sindacati ed associazioni, così come le componenti politiche territoriali, i sindaci con le loro amministrazioni, compreso chi ha sostenuto il cambiamento, per poter avere un tempo e un luogo di dialogo, una proposta all’insegna del confronto. Chiediamo insomma di essere ascoltati per dare il nostro contributo ad una nuova strategia della Sanità Pubblica, efficiente, integrata ma non sostituita. Siamo in attesa da tempo per questo appuntamento. La Cisl medici Umbria è promotrice di proposte e collabora per una reale strategica riforma strutturale e una reale operatività esecutiva, senza le parole al vento dei vecchi piani sanitari regionali”.

“Parliamo di censimento del personale, arruolamento, valorizzazione, implementazione delle attività professionali in equipe per rispondere alla mobilità interna e richiamare l’esterna da fuori regione. Avevamo richiesto al precedente Assessorato alla Sanità di programmare e bandire ogni fine ottobre concorsi regionali per graduatorie nelle diverse discipline in relazione agli specializzandi in uscita dall’Università di Perugia. Ad esempio come medici più di cento ogni anno ed altrettanti dell’ultimo anno con apposita graduatoria. Prima che queste professionalità possano essere catturate dalle altre Regioni. Graduatorie pronte a cui attingere al bisogno in tutta la Regione. Eravamo inascoltati prima, ora siamo in attesa. Anche di ripristinare i diritti dei vincitori di concorso a cui viene negata l’aspettativa, stabilita e garantita dalle norme, come i casi noti di Radiologia e oggi di Pediatria. Ascolto e cambiamento. Ecco cosa chiediamo”.

“Come nella peggiore delle tradizioni politiche – commenta invece Claudio Fiorelli, consigliere comunale a Terni del Movimento 5 Stelle - le scelte più indigeste per la popolazione continuano ad essere prese in estate, quando l’attenzione è più bassa. La presidente della Regione Tesei, infatti, si appresta a procedere verso l’unificazione delle due aziende ospedaliere, una decisioni cruciale per il nosocomio ternano che lo porterà nel tempo ad un quasi certo ridimensionamento a favore della omologa azienda di Perugia. Decisioni di questa portata non sembrano però prese a caso in questo periodo dato che l’ospedale di Terni stenta a ripartire nel post Covid, complice anche una Regione che fino ad ora non ha messo in atto iniziative per valorizzarlo”.

“Non si può dunque pensare ad un riequilibrio equo delle due aziende – sostiene Fiorelli - se a Terni ormai da anni mancano ancora i primari nella maggior parte dei reparti, si lavora con un personale al minimo ed allo stremo delle forze ed in una struttura ormai definita da molti come obsoleta. Tutto questo è accompagnato da un’amministrazione cittadina che sull’argomento risulta particolarmente assente, con una destra impegnata a guardare altrove ed un Sindaco che non sembra essere in grado difendere la cittadinanza che lo ha eletto. Lo stesso assessore regionale alla sanità si guarda bene dal presentarsi di fronte alla seconda commissione di Terni per non rispondere a domande scomode che gli verrebbero rivolte”.

“Sulla questione ospedaliera – rileva Fiorelli - molti tecnici del settore considerano l’integrazione tra le due aziende un errore che si pagherà negli anni con un ospedale sempre più relegato al ruolo di nosocomio comunitario in rapporto a quello di Perugia che vedrà accentrato su di sé i principali servizi di alta specialità. Più sensato, semmai, sarebbe stato procedere ad una maggior integrazione sinergica tra i due ospedali con le rispettive Ausl, al fine di riuscire ad ottimizzare i servizi ai cittadini. Personalmente sarei curioso di sapere se il nostro sindaco continuerà ad essere apprezzato nei sondaggi anche quando vedrà i suoi concittadini dover fare le valigie verso Perugia per poter fare interventi più complessi di un’ernia inguinale”.

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