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“Case popolari, risparmi sull’affitto per tremila famiglie. L’Isee è obbligatorio”

L’assessore regionale alle politiche abitative, Enrico Melasecche, replica ai sindacati degli inquilini: aumenti contenuti e regolamento ancora in fase di sperimentazione, basta alzare inutili polveroni

“L’Isee è l’unico indicatore ammesso dalla attuale legislazione italiana e l’aggancio del canone di locazione al parametro Isee, valido anche per reddito di cittadinanza e molte altre misure di sostegno alle fasce di popolazione più deboli, risulta essere un adempimento obbligatorio per la Regione onde evitare rilievi da parte della magistratura, contabile e non”.

Così l’assessore regionale alle politiche abitative, Enrico Melasecche, replica alle organizzazioni sindacali degli inquilini, che nei giorni scorsi avevano sollevato il problema degli aumenti degli affitti nelle case popolari innescati dalle modifiche al regolamento sull’edilizia residenziale pubblica.

“Grazie proprio all’Isee - spiegato Melasecche - molti nuclei che hanno visto la riduzione del reddito in relazione alla crisi economica connessa con la pandemia, hanno potuto richiedere ed ottenere in modo pressoché istantaneo, richiedendo l’Isee aggiornato, la riduzione dell’importo locativo. Con il vecchio metodo di calcolo, basato sui redditi Irpef, sarebbero invece dovuti trascorre molti mesi”.

“Per Sunia, Sicet e Uniat – sottolinea ancora l’assessore - circa il 60 per cento degli assegnatari delle case popolari nell’arco degli anni 2020/2021 ha visto il proprio canone di locazione aumentare del 26,5 per cento, con particolare riferimento ai nuclei familiari composti da una o due persone. In realtà, la platea degli assegnatari di Ers, gli ottomila nuclei familiari, hanno visto mediamente calare l’importo del canone di locazione con l’applicazione dell’Isee. Su 8mila famiglie, circa 3mila, i nuclei familiari più numerosi, hanno visto l’affitto significativamente ridotto. Il regolamento è ancora nella fase sperimentale con aumenti/riduzioni contenuti nel margine del 10-15 per cento. Da rimarcare come, nel caso di aumento, riguardando canoni che in moltissimi casi sono pari a poche decine di euro, ammontano quindi a pochi euro mensili e comunque proporzionati al reddito familiare calcolato dalla legge nazionale dell’Isee”.

“Ricordo alle organizzazioni sindacali degli inquilini – sottolinea l’assessore - che già in sede di prima revisione del regolamento la Regione Umbria e l’assessorato all’edilizia residenziale pubblica ha posto particolare attenzione, anche dietro segnalazione del Sunia, ai nuclei con un solo componente (monocomponente) e con reddito da pensione. Si tratta di una fascia di persone sicuramente da tutelare, per le quali sono state già poste in essere le prime misure e con l’Ater stiamo valutando ulteriori misure di sostegno e protezione”.

“Per i nuclei familiari più grandi, anche essi degni di altrettanta tutela – prosegue l’assessore Melasecche -, il canone di locazione è significativamente diminuito e con le successive applicazioni del regolamento si potranno vedere ed apprezzare gli ulteriori benefici”.

“I sindacati hanno dichiarato che solo quattro regioni, prima della nostra, avevano adottato l’Isee per il calcolo dei canoni di locazione Ers e tutte sono ora in fase di modifica del proprio regolamento. Non si capisce come l’Umbria, nonostante ciò e nonostante i molteplici avvertimenti da parte nostra, abbia colpevolmente tirato dritto. La realtà è ben diversa e molto complessa – afferma Melasecche - Ormai la quasi totalità dalle regioni dell’Italia centrale e settentrionale hanno adottato il parametro, ripeto obbligatorio, dell’Isee. Come Regione Umbria abbiamo addirittura previsto un triennio, che con il Covid si sta trasformando in un quinquennio, di periodo sperimentale di applicazione molto attenuata del regolamento. Non rappresenta il vero quindi che la Regione Umbria stia tirando diritto. Anzi è vero esattamente il contrario e cioè che, proprio per cercare di non lasciare indietro nessuno e di tutelare i più deboli fra una platea di tutti assegnatari degni di attenzione, gli uffici regionali e l’Ater stanno monitorando tutti i dati dell’Isee e degli affitti”.

“Ai sindacati rivolgo la domanda se sanno quanti nuclei familiari, grazie proprio all’introduzione dell’Isee, sono risultati avere proprietà o liquidità che con i redditi Irpef non sarebbe stato possibile portare alla luce. Dispiace infine leggere di un atteggiamento di chiusura da parte della Regione, dei suoi uffici o dell’Ater. I sindacati sono stati convocati anche in terza commissione consiliare per discutere del problema. Certo è che in un’epoca di pandemia e di difficoltà estreme, ci siamo concentrati sui primi provvedimenti urgenti post crisi epidemiologica. Sarà mia cura convocare le organizzazioni degli inquilini a cui chiedo fin d’ora di abbandonare polveroni inutili, come quello ingiusto ed illegittimo del ritorno ai redditi Irpef e di portare al tavolo proposte concrete su come migliore i meccanismi del regolamento”. 

“In una fase delicatissima della vita di tutte le famiglie – conclude Melasecche - ci si chiede a chi giova alzare polveroni inutili e diffondere notizie che non corrispondono alla realtà dei fatti. Disponibilità quindi massima, ma nella serietà e nella correttezza dei rapporti istituzionali”.

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