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Coronavirus, tamponi a tappeto nelle carceri umbre: un soggetto positivo ed un operatore guarito

L’assessore Luca Coletto ha dichiarato: “La priorità è riuscire ad individuare le persone in condizione di fragilità che in questo periodo di emergenza rischia di diventare ancora più grave”

Il piano predisposto dalla Regione, per la gestione delle fragilità indotte da Coronavirus, prevede anche il monitoraggio su strutture sensibili come le case circondariali. L’assessore alla salute Luca Coletto, a tal proposito, evidenzia alcuni dati importanti: “Sono arrivati gli ultimi risultati di un primo monitoraggio che prevedeva di rilevare - per ora - la positività al virus solo sui detenuti in mobilità al loro primo ingresso in carcere.

Inoltre si sono privilegiati i controlli sulla polizia penitenziaria e sugli operatori che potrebbero involontariamente portare il virus dentro le strutture. Complessivamente su 2482 soggetti, di cui 1451 detenuti e 1031 tra polizia penitenziaria, operatori e sanitari, sono stati effettuati 1304 tamponi pari al 52,54 per cento dei soggetti totali”. La distribuzione: “276 tamponi sono stati fatti ai detenuti (19,02 per cento), altri 1028 (99,71 per cento) sono stati effettuati sul personale in servizio, gli unici a non essere stati monitorati sono stati i soggetti in ferie o assenti per un lungo periodo”.

Dal monitoraggio nella prima fase era risultato positivo un detenuto, trasferito in Umbria e in isolamento già dal momento dell’ingresso nella struttura penitenziaria e che attualmente, dopo la relazione al magistrato, è agli arresti domiciliari nella sua residenza fuori regione. Inoltre, un operatore risultato positivo per contatti esterni e da subito in isolamento, è stato dichiarato guarito dopo l’esito di due tamponi negativi.

L’assessore ha poi indicato le priorità ossia: “Riuscire ad individuare le persone in condizione di fragilità che, in questo periodo di emergenza, rischia di diventare ancora più grave, ma l’ulteriore sfida è quella di proteggere le comunità dal rischio di infezione evitando che possano trasformarsi in veri e propri focolai come, purtroppo, è già accaduto in altre regioni. A tal fine – ha concluso - sono stati definiti dei percorsi per garantire la salute degli ospiti di queste strutture e di tutti coloro che vi lavorano. In questo contesto, è stata dedicata grande attenzione alle quattro carceri del territorio regionale”.

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