Lotta al virus, via allo studio in Umbria per sviluppare la plasmaterapia

Cos’è e come funziona, ecco il progetto “multicentrico” per lavorare sul plasma iperimmune che potrà essere utilizzato per curare i malati Covid19

Il “fattore G” potrebbe essere determinante nella guerra al nuovo Coronavirus. Ne aveva già parlato qualche settimana fa il presidente di Avis Umbria, Andrea Marchini: “L’importante è prelevare plasma dai guariti del Coronavirus o trovare gli asintomatici, che hanno sviluppato i relativi anticorpi e poi attraverso un prelievo di sangue vedere se hanno sviluppato gli anticorpi capaci di combattere il virus e per poter permettere all’organismo di rispondere con efficacia nei confronti dello stesso”.

Ora, la conferma che anche l’Umbria si sta incamminando su questa strada arriva dall’assessore regionale alla sanità, Luca Coletto, che nella relazione sulla gestione dell’emergenza Coronavirus fatta – in videoconferenza – al consiglio regionale, ha parlato della partecipazione della Regione “ad uno studio multicentrico per lavorare sul plasma iperimmune che potrà essere utilizzato per curare i malati di Covid”.

Apripista in questa sperimentazione è il servizio di immunoematologia e medicina trasfusionale dell’ospedale San Matteo di Pavia, diretto dal professor Cesare Perotti.

Il plasma “iperimmune” è già stato utilizzato anche in passato, per la cura della Sars e dell’Ebola. A donarlo sono i pazienti guariti dal Coronavirus, ossia quei soggetti che hanno avuto due tamponi negativi effettuati in due giorni consecutivi. Nel plasma di queste persone si sono sviluppati anticorpi in grado di combattere efficacemente il Covid19. Ai pazienti guariti viene dunque prelevato solo il plasma, attraverso un separatore cellulare, con una procedura che non dura più di 30-40 minuti. Il plasma viene poi analizzato per verificare la capacità del plasma del paziente guarito, attraverso i suoi anticorpi, di uccidere il Coronavirus. Ai medici spetta poi il compito di indicare il malato a cui somministrare l’infusione di plasma.

Secondo il professor Perotti, la plasmaterapia ha anche “il grande vantaggio di non produrre effetti collaterali, e può essere affiancata senza problemi ad altre cure già in corso”.

Due giorni fa a Mantova una ragazza di 28 in stato di gravidanza e già madre di una bimba di due anni, contagiata dal Covid19 lo scorso 9 aprile, è guarita proprio grazie alla plasmaterpaia: si tratta del primo caso in Italia. E  potrebbe essere di buon auspicio.

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