Costi della politica, la proposta: dimezzare le indennità di presidente, assessori e consiglieri della Regione

Bori (Pd): importo unico per tutti non superiore allo stipendio di un sindaco di una città da un milione di abitanti. Ecco come cambierebbe il “gettone”

Il tema dei costi della politica torna alla ribalta dell’agenda regionale. A sollevare la questione è Tomasso Bori, capogruppo in consiglio regionale del Partito democratico, che annuncia la presentazione di una proposta di legge che dimezzi le indennità “spettanti al presidente della giunta e dell’assemblea, ai consiglieri e agli assessori regionali”.

Una proposta che Bori ha già annunciato in campagna elettorale e che viene ispirata “ad un principio di equità e sobrietà delle istituzioni e punta a diminuire l’eccessiva differenza esistente tra gli stipendi di coloro che rappresentano i cittadini umbri e la situazione economica media della popolazione”.

“Faccio parte di una generazione – sottolinea Bori - per cui uno stipendio mensile da mille euro è spesso un miraggio, dove si fa fatica a trovare un lavoro e, quando si riesce nell’impresa, spesso è sottopagato o demansionato. Per questo – conclude – ritengo che l’approvazione di questa proposta di legge sia quasi un atto dovuto e ciò potrà rappresentare una buona pratica, esempio di ottima politica, per tutte le altre regioni italiane”.

Attualmente, le indennità - regolate dalla legge regionale 28 del 27 dicembre 2012 – prevedono che un consigliere regionale “senza incarico” e “residente a Perugia” incassi ogni anno 119mila euro lordi, che possono salire fino 129mila euro – sempre lordi – sommando indennità di carica, indennità di funzione e spese di esercizio. Il lordo mensile oscilla insomma fra 9.925 euro del consigliere senza incarico perugino e i 12.450 euro (lordi) riconosciuti al presidente dell’assemblea legislativa.

Per quanto riguarda i componenti della giunta regionale, le indennità riconosciute oscillano fra 10.600 euro (lordi, al mese) dell’assessore esterno e 12.450 euro (sempre lordi e sempre al mese) per il presidente della giunta regionale che in un anno diventano 149.450 euro in un anno.

“Con questa modifica legislativa - continua Bori - l’importo complessivamente riconosciuto delle indennità spettanti al presidente della giunta regionale, al presidente dell’assemblea legislativa, ai consiglieri e agli assessori, non potrà essere superiore allo stipendio spettante, per legge, al sindaco di una città con numero di abitanti pari al numero dei residenti della regione Umbria, in base ai dati dell’ultimo censimento effettuato”.

Il guadagno di un sindaco è disciplinato dal Decreto n°119 del 4 aprile 2000, con il quale è stata data applicazione della Legge Bassanini (265/1999).

Lo stipendio varia in base alla grandezza della città amministrata. Per i Comuni fino a mille abitanti, lo stipendio lordo ammonta a 1.290 euro al mese. Per una città come Terni, lo stipendio lordo è di 5.010 euro al mese. Secondo la proposta di Bori, membri del consiglio e della giunta regionale avrebbero uno stipendio pari a 7.800 euro al mese, che è poi quello che viene riconosciuti ai sindaci di Comuni con una popolazione oltre i 500mila abitanti.

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“Tale importo – conclude Bori - dovrà diventare un emolumento unico interamente trasparente e tassato. Questa proposta è un gesto concreto di responsabilità, sul quale auspico la più ampia convergenza da parte degli altri colleghi, come espressione autentica, e non demagogica, di una politica impegnata con unità e spirito di servizio, a contrastare le disuguaglianze sociali”.  

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