Lunedì, 20 Settembre 2021
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Ddl Zan, la garante per l’infanzia: poligamia e incesto non saranno più tabù. È bufera: si dimetta

L’intervento di Maria Rita Castellani scatena il putiferio. Mischianti (Cgil): si è svegliata dal torpore, ma non conosce il testo ed ha convinzioni dogmatiche. Pavanelli (M5S): la teoria delle lobbie dei pedofili fa accapponare la pelle

Dichiarazioni “dogmatiche” fatte da chi “non ha capito il disegno di legge” e che dunque si dovrebbe “dimettere”. Maria Rita Castellani, garante per l’infanzia della Regione Umbria, finisce nell’occhio del ciclone per una serie di riflessioni sul decreto Zan, la proposta di legge contro le discriminazioni sull’orientamento sessuale, in discussione in Senato.

Un intervento piuttosto lungo quello della garante nel quale viene ad esempio sottolineato che nel ddl in questione “si legge che per identità di genere si intende l’identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dall’aver concluso un percorso di transizione. Pertanto – scrive Castellani - il concetto d’identità cambia, non è più quello antropologico che conosciamo da sempre e che distingue persona da persona a ragione di evidenze biologiche, ma diventerà qualcosa che io, cittadino, posso decidere arbitrariamente secondo la percezione del momento. Di conseguenza ogni desiderio sarà considerato un bisogno e il bisogno un diritto”.

La garante teme che, se la proposta dovesse diventare legge, il sesso biologico non avrà più importanza dal punto di vista sociale perché conterà soprattutto il sesso culturale cioè quello percepito come, d’altra parte, si potrà scegliere l’orientamento sessuale verso cose, animali, e/o persone di ogni genere e, perché no, anche di ogni età, fino al punto che la poligamia come l’incesto non saranno più un tabù, ma libertà legittime. Questo scenario non è così improbabile e non deve stupire nessuno, poiché già da anni, in alcuni Paesi europei si sono avanzate proposte di legge in questo senso per poter avere rapporti sessuali con bambini”.

“L’intento del gender è quello di eliminare il concetto binario del maschile e del femminile per un individuo ibrido, che può scegliere tra 58 identità distinte, esistenti separatamente o insieme, ma anche nessuna, quando si desidera essere fluidi. A questo punto la confusione è totale e il disordine ontologico prende il posto di ogni ordine naturale. Siamo nel caos antropologico che si oppone totalmente al bisogno primario del bambino che è anzitutto quello della stabilità affettiva e della chiarezza identitaria nella distinzione dei due sessi genitoriali. La carezza di una madre infatti – scrive Castellani - non è uguale a quella di un padre e questo perché la coppia uomo/donna è antropologicamente considerata come una struttura dell’essere. L’identità del bambino si comincia a formare all’interno di questa dimensione relazionale nel senso che l’io nasce e cresce nel noi e comincia a pensarsi e quindi ad auto-definirsi proprio in questa dimensione di reciprocità. In secondo luogo i bambini sono concreti e vogliono certezze. Fin dalla più tenera età cominciano a domandare il perché delle cose e desiderano ricevere risposte logiche ed evidenti per potersi formare una loro idea del mondo. Il processo di conoscenza è basato sul linguaggio descrittivo che esprime appunto la realtà per come è, e per come si sperimenta oggettivamente, mentre i teorici del gender usano un linguaggio chiamato performativo inventando nuove parole per trasformare il mondo secondo la loro visione soggettiva e delirante”.

La legge insomma emerge da una “visione ideologica” che “insidia la vita dei più giovani nella maniera più subdola perché quando non si insegna a distinguere il desiderio dalla realtà, si chiude l’individuo nell’inganno del suo immaginario narcisistico”.

“La garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza, Maria Rita Castellani, a fronte di un crescente disagio dei bambini e dei ragazzi umbri, dovuto in larga parte dal lungo periodo di privazione di relazioni sociali a causa della pandemia, pare svegliarsi da un lungo torpore, ma solo per entrare in maniera inappropriata, strumentale e delirante nel dibattito relativo al Ddl Zan. Dando chiaramente l’idea di non conoscere il testo, o comunque di volerlo piegare alle sue convinzioni che in alcuni passaggi appaiono dogmatiche”. Così in una nota Barbara Mischianti, segretaria regionale della Cgil Umbria.

“Ricordiamo – prosegue Mischianti - senza voler entrare nel merito del disegno di legge, che il termine ‘garante’ ha un significato e che quel ruolo andrebbe esercitato in maniera equilibrata e laica, per poter garantire, appunto, anche di chi la pensa diversamente. Quali tutele possono trovare un ragazzo o una ragazza in una garante che rilascia dichiarazioni di questo tipo? Quali tutele può immaginare la garante per i ragazzi e le ragazze oggetto di discriminazione, bullismo e violenza?”, chiede la sindacalista.

“Richiamiamo dunque la garante all’esercizio del suo ruolo in maniera più seria ed equilibrata, cercando magari di prestare più attenzione alle giovani generazioni, a prescindere dalle sue posizioni sull'orientamento sessuale delle persone”, conclude Mischianti.

“Le dichiarazioni del garante dei minori dell’Umbria Maria Rita Castellani sono gravissime, soprattutto per il ruolo che ricopre. La cosa più grave di questa dichiarazione – afferma in una nota la senatrice umbra del Movimento 5 Stelle, Emma Pavanelli - è che a farla è una figura istituzionale scelta come garante dell’infanzia che, a quanto pare, non ha capito un disegno di legge. A questo punto mi sorge il dubbio che non l’abbia neanche letto, e sarebbe ancora più grave. Passare da una forma di garanzia delle libertà individuali alla aberrante teoria delle lobbie dei pedofili è qualcosa che fa accapponare la pelle. Per questi motivi sono a chiedere le dimissioni dalla carica di garante dell’infanzia del soggetto in questione. Il garante, in quanto tale, dovrebbe essere l’occhio vigile della corretta applicazione delle misure e non interpretare a modo suo. Questo episodio mette in allarme la comunità umbra: come possiamo affidare la garanzia dei diritti dell'infanzia ad un personaggio che agisce in questo modo?”.

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