Ecco le tre opere che portano l’Umbria fuori dall’isolamento

Il Green New Deal di Legambiente individua le priorità per la regione: il raddoppio della tratta ferroviaria Terni-Spoleto, il potenziamento della ex Fcu e il raddoppio ferroviario Foligno-Fabriano

Uscire dall’emergenza Coronavirus significa anche rimettere in moto gli investimenti pubblici. Investimenti pubblici significano opere pubbliche: strade, ferrovie, infrastrutture. Legambiente ne ha individuate 170 su tutto il territorio nazionale che vanno a comporre un Piano Green New Deal con l’obiettivo di “aumentare la qualità della vita, recuperare ritardi nelle infrastrutture, produrre un salto di qualità nella modernità”.

“Sono opere tra di loro molto diverse per impegno finanziario e per consistenza – è scritto nel dossier dell’associazione - ma tutte sono bloccate o vanno troppo a rilento. La mancata realizzazione pesa negativamente sulla salute dei cittadini, sul diritto a una mobilità sostenibile, sulla qualità e la salute di intere comunità, sull’economia locale e nazionale. La categoria più consistente riguarda il sistema dei trasporti”. SI tratta dunque di opere che “raccontano un’Italia fatta di inadempienze rimpalli e contenziosi, di cattiva progettazione, piani finanziari incerti, progetti troppo ambiziosi di project financing che alimentano contestazioni, di rivisitazione dei progetti diventati vecchi con il passare degli anni, di lievitazioni dei costi e ulteriori iter, di perdita di finanziamenti da parte della pubblica amministrazione locale impreparata a fare buoni progetti e appalti, commissari straordinari nominati e revocati”.

Delle 170 opere individuate a livello nazionale, tre interessano il territorio regionale. Si tratta, in tutti i casi, di ferrovie e dunque di infrastrutture che non farebbero altro che incrementare la “connessione” del cuore verde d’Italia con il resto del Paese e senza le quali – al contrario – l’Umbria rischia di restare confinata dentro se stessa.

Raddoppio tratta ferroviaria Spoleto-Terni

Si tratta di una nuova linea ferroviaria, che costituisce un collegamento “diretto”, quasi interamente in galleria, tra le stazioni di Terni e Spoleto, di circa 22 chilometri di lunghezza. “In questo modo – spiega Legambiente - verrà realizzato il raddoppio di una delle tratte più frequentate e prioritarie dell’intera direttrice Orte-Falconara e che presenta costanti criticità per i pendolari della zona. Al momento però mancano quasi interamente i finanziamenti necessari nonostante il Cipe abbia approvato il progetto preliminare nel 2005”.

Potenziamento della rete ex Ferrovia Centrale Umbria

Nella parte nord dell’infrastruttura (da Città di Castello a Ponte San Giovanni) i lavori di ristrutturazione si sono conclusi, la tratta di circa 75 chilometri tra Terni e Ponte San Giovanni è ancora ferma. “La Regione ha chiesto a Rfi di avviare i lavori entro il 2019 per concluderli nel dicembre 2020, in ritardo di almeno 3 anni. Oltre questo – spiega l’associazione ambientalista - va sottolineata ulteriormente la situazione drammatica per i pendolari della ex Fcu perché il servizio, dopo essere stato bruscamente interrotto e con ritardo estremo solo parzialmente ripristinato, vede ancora i treni viaggiare a una velocità inferiore ai 50 km/h e soprattutto ancora non si ha una tempistica certa sull’effettivo recupero del servizio”.
“Con la realizzazione del potenziamento – rileva però Legambiente - si creerà la possibilità di sviluppare i servizi metropolitani di Perugia e Terni, dove si concentra gran parte della domanda sistematica di trasporto.

Raddoppio ferroviario Foligno-Fabriano

L’intervento consiste in una tratta del raddoppio, già in parte attuato, della intera linea Orte-Falconara, strategica per il collegamento della costa adriatica con la Capitale. Il progetto complessivo si articola in 5 interventi. La tratta Foligno-Fabriano è prevista prevalentemente in variante di tracciato e in galleria, per una estensione complessiva di 54 km, di cui solo circa 6 km nel territorio della Regione Marche, dal confine con l’Umbria, situato nella galleria di Fossato di Vico, fino alla stazione di Fabriano. Sono previsti 10 viadotti, per circa 6 km, 9 gallerie naturali per uno sviluppo complessivo di circa 30 km e 2 gallerie artificiali per 4 Km. La prima delibera Cipe risale al 2001, nel 2002 l’opera è compresa tra le “infrastrutture di preminente interesse nazionale”. Il costo aggiornato al 2007 è di 1,9 miliardi di euro. “Non ci sono le risorse nemmeno per procedere alla progettazione definitiva”, scrive Legambiente, che rileva ancora: “Il mancato raddoppio del collegamento ferroviario Orte-Falconara crea non pochi problemi non solo per le Marche e l’Umbria, ma per tutto il traffico merci e passeggeri del centro Italia e del Nord-Est. La realizzazione di tale opera costituirebbe un’alternativa al traffico stradale tra Roma e le Marche, la Romagna e il Veneto, oltre a essere importante per le aree interne”. Il costo stimato per questo intervento è di 593,1 milioni di euro, di cui 20 milioni per il nuovo materiale rotabile. Ad oggi sarebbero disponibili solo 2 milioni.

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