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Mercoledì, 29 Maggio 2024
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Umbria, il grido di allarme: "Fiume Tevere ormai ridotto allo stremo, si rischia il disastro ecologico"

Le precipitazioni nei mesi di maggio e giugno sono risultate molto inferiori alla media (-70%). A Montemolino a Todi si registrano morie di pesci probabilmente dovute alla carenza di ossigeno nelle acque

"Il fiume Tevere è ormai ridotto allo stremo, si rischia il disastro ecologico. La Regione Umbria blocchi immediatamente gli attingimenti". Legambiente lancia il grido d'allarme e segnala: "Il Tevere a Ponte Pattoli a Perugia è praticamente in secca. Da Torgiano, grazie all’apporto delle acque del Chiascio, le portate migliorano leggermente, ma a Montemolino a Todi si registrano morie di pesci probabilmente dovute alla carenza di ossigeno nelle acque".

La denuncia della situazione drammatica, causata dalle scarse piogge e dagli attingimenti in periodo di emergenza idrica, è stata lanciata da Giovanni Carmignani, presidente del Circolo Legambiente Perugia e Valli del Tevere.

"Vari documenti prodotti dall’Autorità di Bacino Distrettuale dell'Appennino Centrale evidenziano per la Toscana, l’Umbria e le Marche, per il periodo settembre 2021 maggio 2022, un deficit di precipitazioni idrici dell’ordine del 30%, 40%. Le precipitazioni nei mesi di maggio e giugno sono risultate molto inferiori alla media (-70%) - afferma Carmignani - Già a maggio l’Autorità di Bacino Distrettuale dell'Appennino Centrale aveva sottolineato una situazione di severità media con tendenza al peggioramento, con livelli di 'severità alta' per l’Umbria e deflussi dei fiumi Tevere, Chiascio, Paglia e Chiani con valori minimi del deflusso di base".

Il quadro che emerge dai dati pubblicati dall’Autorità di Bacino Distrettuale dell'Appennino Centrale appare critico e non sufficiente ad evitare possibili danni al sistema.

"Si continua a prelevare acqua dal Tevere per irrigare campi di tabacco anche fuori dalle disposizioni regionali che sono ormai provvedimenti inadeguati alla gravità di una situazione. Gli ecosistemi acquatici sono quelli più fragili – continua Giovanni Carmignani – con queste temperature e scarsità di acqua, basta un abbassamento improvviso di ossigeno, uno scarico fognario mal funzionante e ci troveremmo di fronte ad un disastro ecologico con la morte di tutte le componenti biotiche del fiume".

Al momento la soluzione principale sarebbe quella di "fermare immediatamente i prelievi ad uso irriguo, potenziare i controlli per salvare quello che rimane di ecosistemi fluviali ormai allo stremo – conclude il presidente del circolo Legambiente Perugia - Occorre poi una strategia e politiche di adattamento ai cambiamenti climatici capaci di segnare una svolta irrinunciabile sull'uso delle acque superficiali, individuando le destinazioni d'uso agricole in relazione alle disponibilità idriche: colture altamente idro-esigenti come la coltivazione del tabacco vanno scoraggiate, sappiamo benissimo che non ci sarà abbastanza acqua per coltivarlo. È necessario anche individuare sistemi irrigui ad alto risparmio idrico. Tutte azioni che avrebbero dovuto essere previste almeno 10-15 anni fa. Inaccettabile farsi cogliere ancora oggi impreparati".

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