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Umbria, bancarotta fraudolenta e distrazione di fondi: il gup rinvia a giudizio gli acquirenti del Giornale dell'Umbria

Presidente, direttore e consigliere d'amministrazione indagati per aver sottratto denaro dalle casse aziendali e fatto fallire la società editoriale

Il giudice per l’udienza preliminare Valerio D’Andria ha rinviato a giudizio cinque persone per bancarotta fraudolenta in merito all’acquisto, alla gestione e alla chiusura de “Il Giornale dell’Umbria”.

I quattro imputati sono Luigi Camilloni, già direttore de Il Giornale dell’Umbria, Mirko Mancuso presidente di una società utilizzata per far girare i soldi, Giuseppe Incarnato, presidente e proprietario della testata, Francesco Marrocco, avvocato romano legato ad Incarnato. Il giudice ha disposto la competenza del Tribunale di Roma per il secondo capo di imputazione relativo ad Incarnato, Mancuso e Marrocco, relative ad una consulenza fiscale ad un centro di cosmetica, di cui Incarnato era amministratore delegato. Consulenza “palesemente copiata dalla perizia di valutazione del danno subito” da un’altra società, estranea ai fatti, per danno da concorrenza sleale di dieci anni prima. Altri soldi sarebbero stati usati per un servizio di web marketing “teso a monitorare e promuovere l’immagine dello stesso avvocato (Marrocco, ndr) in quanto oggetto di denuncia nel 2016. ma anche per acquisire azioni di società di cui era proprietario sempre Incarnato.

Gli imputati sono accusati, in concorso, di bancarotta fraudolenta per aver distratto “il patrimonio della società fallita arrecando pregiudizio ai creditori” attraverso una serie di decreti ingiuntivi nei confronti di Umbria Tv e di CentroItalia pubblicità e di altri soci o parti interessate, per una somma di 899.610 euro che “generavano sopravvenienze attive per le quali il curatore riscontrava la pressoché totale infondatezza”.

Secondo la Procura la posizione di Umbria Tv e di CentroItalia pubblicità veniva chiusa con una transazione, mentre le altre somme erano iscritte “nel patto parasociale” stipulato all’atto dell’acquisto della società che editava il quotidiano e che “prevedeva, in caso di flussi finanziari peggiorativi rispetto a quelli previsti, un anticipo da parte dei soci del corrispettivo dei contratti di pubblicità stipulati tra questi e la società fallita”.

Contestazioni molto simili venivano fatte anche alla società Infopress che forniva il servizio di esterno a copertura dello sport regionale e della tipografia dove si stampava il giornale, attraverso generiche richieste “non documentate” da parte del liquidatore, cioè l’indagato Camilloni. Risultate totalmente infondate.

Lo stesso Camilloni promuoveva un giudizio contro la Regione Umbra per un danno di 3 milioni di euro per una presunta diffamazione a seguito di un comunicato con il quale si stigmatizzava il comportamento al tavolo sindacale per la concessione della cassa integrazione al personale del quotidiano. Cassa negata dalla proprietà che non corrisposta ai dipendenti.

Azioni legali che, secondo la Procura, sarebbe servite “a giustificare un drenaggio di liquidità, attuato ricorrendo all’artifizio del pagamento degli onorari all’avvocato Marrocco” per un ammontare di 156mila euro, pagati con tre bonifici.

Gli indagati sono accusati di aver trasferito e impiegato il denaro sottratto alla Geu1819 “in attività economiche il denaro proveniente dalla commissione di tale delitto, in modo da ostacolare concretamente l’identificazione della loro provenienza delittuosa”.

I quattro dovranno comparire davanti al I collegio penale il 25 ottobre del 2022. L'indagine è stata coordinata dal sostituto procuratore Massimo Casucci.

Risultano parti offese il curatore fallimentare del Gruppo editoriale Umbria 1819 e diversi giornalisti de Il Giornale dell’Umbria, alcuni assistiti dagli avvocati Fulvio Carlo Maiorca, Anna Giulia Arena e Beatrice Ranucci.

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