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Camera di commercio “vietata” alle donne: “Un’occasione mancata”. E il “caso” Umbria diventa nazionale

L’intervento delle consigliere di parità della Regione e delle province di Terni e Perugia: “Un passo indietro per il tessuto imprenditoriale femminile della nostra regione”

Il “caso” Umbria diventa nazionale. Ad accendere un nuovo riflettore sulla composizione della giunta della Camera di commercio di commercio della regione sono le consigliere di parità dell’Umbria, Monica Paparelli, e delle province di Perugia, Giuliana Astarita, e Terni, Maria Teresa Di Lernia.

Nei giorni scorsi, la “particolarità” della composizione della giunta dell’ente camerale regionale era stata notata anche da Giuseppe Castellini, direttore dell’agenzia di stampa Mediacom043, che aveva rilevato come del direttivo ci fosse la presenza di una sola donna su otto componenti.

“Il nuovo consiglio camerale, insediato il 28 gennaio 2021 – rilevano oggi Paparelli, Astarita e Di Lernia - vede la presenza di sole 5 donne su 33 membri (15%). Il consiglio rappresenta il tessuto produttivo in agricoltura, industria, artigianato, commercio, servizi alla persona, servizi alle imprese e cooperazione di questa regione, ragion per cui appare legittimo chiedersi: è così drammatica la situazione delle imprenditrici nella nostra regione? Sicuramente, dati alla mano, le imprenditrici pagano un conto salato alla pandemia: hanno bisogno di maggior supporto economico, sono meno fiduciose degli uomini circa un rapido rientro alla produttività al termine della pandemia e le iscrizioni di nuove aziende guidate da donne in Umbria sono scese di oltre il 30% nell’ultimo anno”.

“Ma la composizione della nuova Camera di commercio dell’Umbria – dicono le consigliere di parità - ci consegna un’immagine del tessuto imprenditoriale umbro che va oltre la contingenza, in vero datato e immobile, con gli uomini in posizione apicali e le donne ai margini. Ma vi è di più. All’insediamento del consiglio camerale, il 15 febbraio seguiva l’elezione della giunta camerale che nella sua composizione vede 1 sola donna su 8 membri (12,5%), eletta con un solo voto di preferenza nella categoria obbligatoriamente rappresentata del commercio e in virtù del fatto che la normativa di riferimento obbliga alla presenza di entrambi i generi nella giunta”.

Dati che fanno parlare le consigliere di parità di “un passo indietro per il tessuto imprenditoriale femminile della nostra regione, che paga, in termini di rappresentanza, l’intervenuta unificazione delle camere di commercio provinciali in un unico ente regionale, potendo in precedenza contare sulla presenza di una donna in ciascuna giunta camerale”.

“In mancanza di una visione paritaria dello sviluppo di un Paese e della nostra regione, condizione necessaria per una vera ripresa economica, forse sono solo le quote obbligatorie a permettere la rappresentanza delle donne negli organi politici o nei consigli di amministrazione”.

“Se interventi normativi di quasi dieci anni fa - che hanno imposto percentuali definite di presenza delle donne nelle giunte di comuni e province o nei consigli di amministrazione delle società quotate - hanno assicurato benefici, pur non producendo ancora quel cambiamento culturale necessario, bisognerà agire a livello centrale per estendere tali normative alle società pubbliche e ad enti di secondo livello”.

“Sarà uno dei temi – anticipano Paparelli, Astarita e Di Lernia - che proporremo con urgenza in sede di assemblea nazionale delle consigliere di parità presso il ministero del Lavoro, convinte che il nostro Paese e la nostra regione non possano permettersi più quei ritardi culturali e quelle rendite di potere che di fatto ostacolano la crescita e la ripresa di tutti”.

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