Incubo piccioni, la Regione pensa alle doppiette: prelievo in deroga, come nelle Marche

“Sono un danno per l’agricoltura, per la salute dei cittadini e per i centri storici”, Mancini (Lega): un’azione mirata al contenimento della specie ridurrebbe notevolmente anche i problemi che questi animali causano nelle zone urbane

Tiro al piccione. Meglio “prelievo in deroga”. Valerio Mancini, consigliere regionale della Lega e presidente della seconda commissione di Palazzo Cesaroni, su sollecitazione dei consiglieri comunali del Carroccio di Marsciano e degli agricoltori, mette in agenda la questione del “proliferare nelle nostre campagne e città del piccione comune che rappresenta un danno per l’agricoltura, per la salute dei cittadini e per i centri storici umbri”.

Per questo, Mancini sta programmando una audizione in seconda commissione delle associazioni di categoria, sia del mondo venatorio che di quello agricolo, per “stabilire un confronto circa la necessità di prevedere quanto prima il prelievo in deroga dell’animale”.

“Il proliferare nelle nostre campagne e città della Columba Livia, meglio nota come piccione comune, rappresenta un danno per l’agricoltura, per la salute dei cittadini e per i centri storici umbri”, dice Mancini, che è dunque “pronto ad ascoltare in commissione le associazioni di categoria, sia del mondo venatorio che di quello agricolo, alla presenza degli uffici regionali, per stabilire un confronto circa la necessità di prevedere quanto prima il prelievo in deroga per alcune specie, tra cui anche il piccione comune”.

“Questi animali – spiega il consigliere leghista - provocano ingenti danni alle culture, vanificando così i sacrifici degli agricoltori. E non solo, potrebbero rappresentare anche un problema per la salute, essendo notoriamente portatori di malattie, oltre a provocare danni anche agli edifici storici e ai monumenti delle nostre città”.

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“Molti sindaci – rimarca Mancini - per tutelare i cittadini e i centri storici, sono costretti a procedere con catture dei piccioni al fine di ridurne la presenza e garantire il decoro e la salute pubblica, con spese che gravano sul bilancio delle Amministrazioni comunali. A tale problematica si può facilmente porre rimedio, permettendone, come avviene anche nelle vicine Marche, il prelievo in deroga. Tale attività sarebbe chiaramente consentita secondo le consuete procedure e regole dell’esercizio venatorio – conclude Mancini - ma un’azione mirata al contenimento della specie, ridurrebbe notevolmente anche i problemi che questi animali causano nelle zone urbane”.

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